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LA
“VILLA IMPERIALE” A POMPEI
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La Villa
Imperiale costituisce uno dei complessi più importanti di Pompei sia
per l’enormità dell’impianto che per l’altissima qualità delle
sue decorazioni. Essa fu
costruita abusivamente da privati nell’ultimo decennio del I secolo
a.C. nella fascia demaniale a ridosso delle mura urbane, presso Porta
Marina e al di sotto del Tempio di Venere. Rinnovata in IV stile dopo il
terremoto del 62 d.C., l’area fu riacquisita al demanio e la villa fu
in gran parte distrutta per far posto alla costruzione dei Granai. Tale
riacquisizione avvenne probabilmente dopo il 73/74 d.C., anno del
censimento avviato da Vespasiano e Tito e potrebbe rientrare nelle
attività di Tito Suedio Clemente, prefetto imperiale inviato a Pompei
per rifare il catasto della città e rivendicare allo stato le terre
pubbliche usurpate dai privati.
L’edifico, munito di “basis
villae”, si estendeva probabilmente su due piani: il primo
corrispondente a quello attualmente visibile al livello del portico, e
un secondo, completamente distrutto, sul piano dell’attuale
Antiquarium.. Quanto oggi resta del complesso è costituito essenzialmente da: un oecus “A”, una diaeta “B”, un triclinio “C”, un lungo portico “c” e parte di un peristilio “D”. L’esame dell’ edificio ha dimostrato che l’architettura e le sue decorazioni in III stile formavano un’unità progettuale e che l’insieme era il prodotto creativo di un unico architetto.
La presenza di ben tre cicli pittorici appare rientrare in una
generale atmosfera di cultura e di lusso.
L’oecus è un salone rettangolare a volta di 6 metri di larghezza,
7,50 di profondità e 8 di altezza. Esso è decorato in III stile, in
una maniera architettonica ancora fortemente ancorata al tardo II stile,
mentre i dipinti a fondo nero della volta e del registro superiore sono
di IV stile; evidentemente la volta originaria non resistette al
terremoto del 62 d.C. e venne rinnovata poco dopo.
La decorazione di III stile è costituita nel registro inferiore da un plinto nero sovrastato da uno zoccolo rosso-porfido suddiviso da sottili linee geometriche; il registro mediano presenta al centro di ogni parete un’edicola con quadro mitologico; ai lati dell’edicola si erge una parete divisoria costituita da pannelli in rosso, scandita da esili colonne sostenenti cariatidi che spiccano su di un campo bianco; sul medesimo campo bianco spiccano anche sei quadretti con un ciclo di poeti. La zona intermedia fra i due registri - in corrispondenza delle basi delle colonne - è costituita da predelle figurate che compongono un lungo e basso fregio con eroti e psichi.
Il registro superiore, invece, fu sostituito da un’elegante
decorazione di IV stile con figure dionisiache ed esili architetture su un
fondo nero.
Il programma figurativo della decorazione è pertanto costituito da
tre gruppi: i tre quadri nelle edicole, i sei pinakes
ed il fregio.
I tre quadri mostrano temi tratti dal “ciclo cretese”:
“Dedalo ed Icaro”, “Teseo ed il Minotauro” e “Teseo che
abbandona Arianna a Nasso”. Accanto alle figure sono apposte piccole
didascalie in greco.
Nel quadro con “Dedalo ed Icaro” sulla parete sud il giovane
eroe è raffigurato schiantato al suolo alla presenza di una ninfa
rattristata e del padre Dedalo ancora in volo. Il quadro costituisce
l’esemplare più bello a Pompei di una serie di dieci repliche dello
stesso tema.
In quello con “Teseo ed il Minotauro” sulla parete centrale ad
est è rappresentato in primo piano il mostro stramazzato al suolo mentre
dietro campeggia la figura eroica di Teseo attorniato dai fanciulli
ateniesi in atteggiamenti di gratitudine; assistono alla scena due ninfe
del luogo, delle quali quella a sinistra è rappresentata in schema
specularmente simmetrico rispetto alla ninfa rattristata del quadro
precedente. Sullo sfondo un paesaggio luministico di case sembra
rappresentare la lontana patria Atene per la presenza di una Atena in
verde, forse allusione alla statua bronzea della Promachos
esposta sull’Acropoli.
Il terzo quadro con “Teseo che abbandona Arianna a Nasso” sulla
parete nord è molto lacunoso, ma resta quanto basta per riconoscervi
Teseo accolto dal nocchiero sulla nave pronta a salpare da Nasso, dove
abbandonerà Arianna immersa nel sonno.
Forse la presenza del ciclo cretese in una decorazione tardo
augustea-tiberiana di ambiente campano non fu anche un riferimento erudito
alla mitica preistoria della regione, ovvero a quell’epoca della
colonizzazione che apportò in Italia l’arte e la tecnologia; Virgilio
nell’Eneide (VI 14ss.) narra che Dedalo, fuggito da Creta, atterrò a
Cuma dove istoriò le porte del Tempio di Apollo.
Dall’analisi due caratteristiche delle decorazioni del salone: l’una, l’alto livello qualitativo dei dipinti, l’altra, che si lavorò secondo un programma prestabilito, dopo aver scelto i motivi figurati sia per tema che per stile, distribuendoli alle pareti secondo una ponderata organizzazione
Il complesso della Villa Imperiale esula dal quadro mediocre e provinciale della città di Pompei. La grandiosità dell’impianto architettonico trova riscontro nella bellezza delle decorazioni dipinte. I cicli pittorici di III stile rivelano il carattere raffinato ed elegante dell’edificio, tradendo il gusto e lo status sociale dei “domini”. Si deve pertanto pensare ad una “bottega colta”, attiva nell’ultimo decennio del I sec. a.C., che seppe armonizzare tradizione e novità, eleganza e cultura. Benché la villa necessitò di restauri dopo il terremoto del 62 d.C, i nuovi decoratori si avvidero del particolare valore dei precedenti dipinti in III stile e, per quanto fu possibile, li risparmiarono integrandoli nei rinnovi in IV stile. |