Gli scavi a Vivara e le più antiche navigazioni micenee
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Certamente
il settore insediamentale scavato alla Punta d’Alaca doveva essere
direttamente coinvolto nei processi di lavorazione del metallo (smelting
del minerale di rame proveniente dall’Italia centro-settentrionale?),
come fanno fede le numerose gocce e alcune scorie di fusione rinvenute
praticamente in tutta l’area. Resti di strutture abitative di notevoli
dimensioni di forma subrettangolare, associate a un tipo di ambiente
circolare di limitata grandezza con evidente funzione di magazzino,
hanno fatto giustamente pensare a una comunità in corso di rapido
mutamento. Le principali forme di vasi d’importazione egeo-micenei rinvenuti a Vivara: A, B e C) tipi di tazze e brocche per l’assunzione di bevande di pregio; D) alabastra, brocchette e askoi per unguenti e oli profumati; E) grandi giare. La
quantità di reperti vascolari egei, con una preponderanza nei vani
magazzino delle grandi giare, è risultata essere davvero notevole. Essi
si inquadrano cronologicamente nel periodo di formazione della cultura
greco-micenea (in termini di cronologia egea, fra il Tardo Elladico IIA
e IIIA1, dalla metà del XVI fino a circa la metà del XV sec. a.C.). La
caratterizzazione di Vivara quale punto di raccordo nel sistema delle
vie di approvvigionamento del metallo, dai centri europei e
mediterraneo-occidentali verso le aree centro-orientali del
Mediterraneo, e, allo stesso tempo, quale meta delle più antiche
navigazioni elladiche in Occidente, ha indotto a riconsiderare
l’apertura dei "mercati acquisitivi" occidentali del metallo
da parte dei centri tardo-mesoelladici e protomicenei quale una delle
possibili concause del processo di stratificazione sociale in atto in
Grecia in questa stessa epoca e del lento contemporaneo inserirsi della
componente elladica nei circuiti economico-commerciali levanto-egei. L’impulso
dato dalle scoperte vivaresi effettuate fra il ’75 e l’’82 allo
studio delle più antiche rotte elladiche in Occidente è stato perciò
enorme. Anche sotto il profilo dello studio rivolto alla determinazione,
durata e circolazione delle fabbriche ceramiche tardo-mesoelladiche e
protomicenee fuori del continente greco, il "laboratorio Vivara"
ha rappresentato un’occasione unica. Come si è, infatti, già
ricordato, l’insediamento di Vivara, quale punto di arrivo di navigli
egei operanti sulla lunga distanza, ha offerto un repertorio ceramico
eccezionale per numero e qualità. Vaso da immagazzinamento di fattura locale rinvenuto nella sua posizione originale, inserito nel pavimento di un’abitazione I
nuovi scavi e il progetto "Vivara" Proprio
in virtù della rilevanza storica che gli scavi archeologici su Vivara
hanno assunto per lo studio dei più antichi contatti marittimi fra
mondo egeo e Mediterraneo occidentale, l’Istituto Universitario
Orientale di Napoli, sulla base di una convenzione con la Soprintendenza
Archeologica e in accordo con la Regione Campania, riprese dal 1994 al
1999 le ricerche sull’isolotto. A cominciare dal 1998 si è affiancato
per le operazioni di scavo anche l’Istituto Universitario Suor Orsola
Benincasa, che ha continuato poi, dal 2000, le ricerche e gli studi
tutt’ora in corso. Per garantire un’indagine globale, si strinsero
rapporti di collaborazione con l’Istituto di Archeologia
dell’Università di Glasgow per lo
studio chimico-fisico delle ceramiche egee, il Ministero della Cultura
Ellenica per lo studio tipologico dei reperti d’importazione egei,
l’ENEA di Roma per lo sviluppo di un vasto progetto
comprendente sia una serie di interventi volti alla conservazione e
salvaguardia delle strutture abitative preistoriche messe in luce alla
Punta d’Alaca, sia una campagna di analisi chimico-fisiche delle
diverse classi di reperti provenienti dallo scavo. Inoltre,
dal 1996, la Missione Vivara ha dato vita a due progetti paralleli che
hanno affiancato le operazioni di scavo sull’isola: Le prime prospezioni subacquee sono cominciate nel Giugno del 1996 e, già durante le prime campagne di studio, si è individuato l’originario assetto dell’area interna al cratere di Vivara: una vasta spiaggia, oggi sommersa fra i 3 e i 12 metri sotto il livello del mare, atta a ospitare i navigli dell’epoca, misuranti non più di una quindicina di metri di lunghezza, tirati in secco per le necessarie riparazioni prima di riprendere il mare per le lontane terre di Sicilia, Puglia, fino alle frastagliate coste del Peloponneso. Visione d’assieme della cd. “capanna 2” durante le fasi del suo scavo (campagne 1994-1996). Collegato
con l’impianto portuale occupante l’area del cratere è stato
inoltre identificato un sistema di scale intagliate nella roccia, le cui
tracce sono state sono state individuate fino a una profondità di 9
metri, che originariamente dall’area del porto dovevano codurre fino
all’acropoli. Recentissima è inoltre la scoperta delle tracce di
impianti-magazzini in parte in alzato ligneo, in parte utilizzanti le
grotte naturali che si aprono - oggi sotto il livello del mare - sulla
platea interna del cratere di Vivara. Per quanto concerne gli scavi di terra, le nuove ricerche si sono concentrate sul deposito archeologico alla Punta d’Alaca e, più in particolare, su una nuova struttura abitativa (definita Capanna 2) a pianta quadrangolare, già individuata nel 1987, di notevole importanza non solo per le dimensioni e per l’eccezionale stato di conservazione, ma anche per alcune caratteristiche costruttive. L’abitazione in oggetto, il crollo delle cui strutture portanti ha interamente "sigillato" il complesso degli arredi, è stata quasi completamente delimitata durante le campagne di scavo cominciate nel 1994. Parte della sua originaria copertura era composta da "tegole" ricavate dagli strati lamellari di tufo locale, mentre un vano circolare adiacente al suo lato lungo settentrionale fungeva certamente da annesso con funzione di magazzino per contenitori di grandi dimensioni.
Particolare del crollo di tegole con le strutture dell’alzato della cd. “capanna 2”. I
resti frammentati di questi hanno permesso di accertarne in molti casi
la provenienza: si tratta di giare di origine levanto-egea o di grandi
vasi dipinti di fattura greco-micenea. Non lontano da
questo complesso era già stata individuata negli anni ‘80 una vasta
struttura ipogeica di forma circolare, chiamata convenzionalmente
"fossa alpha", solo parzialmente scavata. La struttura ipogeica definita “fossa alpha” durante le operazioni di scavo (campagne 1995-1996). La
ripresa delle ricerche in questo settore ha permesso di mettere in luce,
al di sotto di uno spesso strato di resti organici carbonizzati, un
precedente strato archeologico dal quale, verso la fine della campagna
di scavi del 1996, i ricercatori hanno recuperato reperti di grande
importanza. Si tratta di oggetti di prestigio provenienti in parte dalla
Grecia (spilloni di bronzo, vaghi di una collana di pasta vitrea,
frammenti di un originario contenitore metallico e un’applique in
lamina d’oro finemente lavorata) la cui presenza indica che la
struttura ipogeica deve aver avuto inizialmente una qualche funzione
(funeraria, cultuale?) di particolare rilevanza. Le ricerche in
quest’area sono ancora in corso di svolgimento e soltanto il loro
progredire permetterà la formulazione di ipotesi attendibili.
Applique in lamina d’oro rinvenuta all’interno dello strato più profondo della struttura alpha. Area di scavo a monte della terrazza della P.ta d’Alaca: prime tracce di una nuova struttura abitativa (campagna 1997).
Versante occidentale dell’isola a monte della terrazza della P.ta d’Alaca: individuazione di uno strato archeologico Le nuove ricerche
hanno confermato la ricchezza del deposito archeologico su tutta la
zona.
Ricostruzione dell’abitato posto sui terrazzamenti soprastanti la Punta d’Alaca
La
ricostruzione, di carattere ipotetico, è stata operata sulla base dei
risultati fino a oggi acquisiti attraverso lo scavo condotto fra il 1976
e il 1997: distanze, dimensioni e forme delle strutture, collocazione
degli elementi degli alzati, rivestimenti delle pareti e trattamento dei
pavimenti, insieme alle attività rappresentate, sono desunti
direttamente dalle tracce archeologiche e bioarcheologiche. Essa intende
pertanto dare un’idea della vita svolgentesi in un sito protostorico
quale Vivara. 1. Riproduzione di un’abitazione tipo 2. Ipotesi di copertura con tegole di tufo della part posteriore dell’abitazione, forse adibita a funzioni particolari (forno, focolare?) 3. Annesso circolare con funzione di magazzino per la conservazione di giare o orci in parte provenienti dalle imbarcazioni egee. 4. Esempio di abitazione vivarese in corso di costruzione su un terrazzamento artificiale, in parte incassata sul pendio tufaceo e contornata di canalette per il drenaggio delle acque piovane. Gli arredi nel dettaglio: a) piastra di cottura fittile sistemata su una base di terra posta sul pavimento, con annessa fossa per la raccolta dei carboni; b) grande orcio in parte incassato nel suolo per la conservazione di alimenti liquidi o solidi e corredo di vasi da mescita; c) messa in opera di partizioni interne. 5. Il pavimento viene preparato impastando lapillo e tufo sciolto con acqua e poi mettendo in opera il tutto alettandolo con cura 6. Su una struttura centrale di grandi tronchi portanti si imposta lo scheletro di elementi lignei più leggeri. Per la copertura si usano fascine legate (canne e/o strami); non è da escludere una gettata di terra per un’ulteriore impermeabilizzazione. 7. Le pareti sono costituite da un intreccio vegetale (canne) fra i pali portanti e un’intelaiatura di sostegno orizzontale, rinforzata alla base da un filare di pietre e successivamente intonacata. 8. Le attività quotidiane si svolgono essenzialmente al di fuori della struttura capannicola: a) l’intreccio per la preparazione delle stuoie, b) la filatura, c) la cottura di cibi (vegetali) in contenitori a diretto contatto con il fuoco o allo spiedo (carni), d) la macinatura dei cereali con pestelli litici su grandi pietre piatte, e) il trattamento del pellame. 9.
La caccia, la pesca e la raccolta di frutti selvatici e bacche
sono integratori essenziali della dieta alimentare giornaliera;
l’acqua doveva essere trasportata dalle poche sorgenti poste ai piedi
del promontorio. 10. L’allevamento, soprattutto di suini e caprovini, si doveva svolgere soprattutto a livello di unità familiari. 11. Si può immaginare un incontro ai margini dell’abitato fra una delegazione egea, recante doni (fra i quali erano certamente anfore contenenti sostanze di particolare ricercatezza), e una rappresentanza locale che detiene, fra l’altro, il controllo del metallo fuso in lingotti. 12. Dalla P.ta d’Alaca si potevano avvistare e controllare i movimenti delle imbarcazioni in avvicinamento a Vivara o in transito attraverso il canale d’Ischia. |