I corsi sono affiancati da un programma di lezioni magistrali, parte
integrante della formazione degli studenti.
Il ciclo di lezioni è inteso
come un momento di intenso dialogo, intorno ad autorevoli esponenti della
cultura giuridica italiana ed internazionale, tra studenti e docenti della
Facoltà, con il coinvolgimento della comunità dei giuristi e, in particolare,
dei giovani studiosi.
la collana della Facoltà
Le lezioni magistrali sono raccolte nella collana della Facoltà pubblicata
per i tipi della Editoriale Scientifica e con il sostegno dell'Associazione
Amici di Suor Orsola per la Promozione degli Studî Giuridici.
La collana è
diretta da Francesco De Sanctis e Franco Fichera.
la partecipazione degli studenti
Il Consiglio di Facoltà si è preoccupato di fare il possibile per assicurare
la partecipazione degli studenti all'iniziativa.
A questo risponde, in primo
luogo, la collocazione nella settimana e la scelta dell'orario.
Il Consiglio
di Facoltà ha, inoltre, deliberato che la partecipazione, documentata, degli
studenti a tutto un ciclo di lezioni magistrali (le lezione si svolgono tra
marzo e maggio) e ad un ciclo di incontri su Cinema Letteratura Diritto (gli
incontri si svolgono tra ottobre e dicembre) in uno o più anni accademici,
permetterà, previa una valutazione orale in seduta di laurea, il riconoscimento
di un punto ai fini del voto di laurea.
Per quanto riguarda i testi
consigliati, si rammenta che le lezioni saranno pubblicate via via dalla casa
editrice Editoriale Scientifica.
il riconoscimento di crediti formativi
La partecipazione, debitamente documentata, al ciclo delle "Lezioni
magistrali" permette il riconoscimento di 4 crediti formativi per ogni ciclo.
I crediti sono riconosciuti agli studenti e laureati del Suor Orsola e a
soggetti terzi interessati che ne facciano richiesta.
Si precisa che per gli
studenti del Suor Orsola i crediti riconosciuti non entrano nel calcolo dei
crediti curriculari necessari ai fini del completamento del percorso di studi,
ma vanno ad arricchire il curriculum vitae dello studente - così come del
laureato o del terzo interessato - e sono spendibili nella prospettiva
dell'inserimento professionale o dei processi formativi permanenti previsti
dagli ordinamenti di diverse professioni.
L'effettività - a.a. 2008/09
Nel pensiero moderno la normatività del diritto è tenacemente avvinta alla
sua effettività, in quanto la sua pretesa ordinatrice è rivolta a una realtà
sociale che chiede di essere regolata e condotta a unità; tuttavia,
l'implicazione è tale che la stessa capacità normativa dell'ordinamento richiede
una certa effettività, un grado di realizzazione come sua condizione implicita.
Solo in questi termini una pretesa fondata sull'"auctoritas" (anziché sulla "veritas")
può dispiegarsi realmente. Il diritto moderno esprime così nella relazione tra
dover essere normativo ed essere sociale una delle sue tensioni costitutive.
Oggi la crisi del modello sovranitario riespone alla pubblica discussione i
termini di questo problema. Per un verso, l'ipertrofia delle regole e la
sovrapposizione delle fonti e delle agenzie normative erodono l'effettività del
diritto; per altro verso, in tale scenario la fattualità mostra una rinnovata
capacità normativa, non più in quanto mera fattispecie prevista dalle regole del
diritto, ma in quanto elemento vitale e intrinseco al fenomeno giuridico.
Molteplici sono gli ambiti di verifica: dal contesto macroscopico delle problematiche internazionali e comunitarie alle esigenze di efficienza dell'amministrazione; dall'attuazione dei programmi d'azione all'effettività della tutela giurisdizionale e alla realizzazione dei diritti da parte delle Corti.
Sono intervenuti:
Alfonso Catania
"Diritto positivo ed effettività"
Marco D'Alberti
"L'effettività e il diritto amministrativo"
Sergio Carbone
"L'effettività nel diritto comunitario"
Carlo Enrico Paliero
"Il principio di effettività nel diritto
penale"
Gunther Teubner
"'Codes of Conduct' delle imprese multinazionali:
effettività e legittimità"
Andrea Proto Pisani
"La tutela sommaria tra efficienza ed
effettività"
Gaetano Silvestri
"L'effettività e la tutela dei diritti
fondamentali nella giustizia costituzionale"
Natalino Irti
"Il significato giuridico dell'effettività"
La concorrenza tra gli ordinamenti - a.a. 2007/08
Nell'esperienza contemporanea appare sempre più arduo considerare il diritto
come un sistema coerente ed unitario, dotato di una logica univoca nell'ottica
esclusiva degli ordinamenti statali; vi sono ormai molteplici livelli normativi,
non solo all'interno dei singoli ordinamenti nazionali, ma nel contesto del
diritto comunitario e internazionale e sulla scena del "diritto globale".
Gli
ordinamenti entrano tra loro in concorrenza, che può voler dire compresenza e
integrazione, ma anche sovrapposizione e conflitto, convergenza e competizione.
Così il reperimento delle regole giuridiche richiede sempre più prestazioni
interpretative e richiama la razionalità profonda del diritto stesso e il suo
valore ordinativo, secondo cui l'ordinamento fa riferimento alla pluralità, a
una realtà complessa che si tratta, appunto, di ordinare, conservandone la
ricchezza. Anche di fronte ad una radicale ricomposizione del paesaggio
giuridico, l'impegno del giurista permane volto a realizzare unità e coerenza e
ad assicurare al diritto una irrinunciabile dimensione ordinamentale.
Sono intervenuti:
Francesco Viola
"La concorrenza tra gli ordinamenti e la scelta del diritto"
Alessandro Pizzorusso
"Pluralità degli ordinamenti e sistema delle fonti del diritto"
Antonio Cassese
"L'apertura degli ordinamenti statali alla comunità internazionale"
Giuseppe Tesauro
"La concorrenza tra gli ordinamenti nella prospettiva comunitaria"
Hugh Ault
"La concorrenza fiscale: corsa verso l'alto o verso il basso?"
Valerio Onida
"La tutela dei diritti fondamentali e le Corti"
Paolo Spada
"Ordinamenti giuridici e giurisdizioni in concorrenza: il crepuscolo del
monopolio delle regole e dei giudici"
Salvatore Senese
"La risposta dei giudici italiani al conflitto tra gli ordinamenti"
Il diritto giurisprudenziale - a.a. 2006/07
Il passaggio dallo Stato liberale classico allo Stato sociale di diritto,
l'affermarsi dello Stato costituzionale, i processi di integrazione europea, il
delinearsi di un "diritto globale" hanno provocato un fenomeno significativo e
difficilmente reversibile di rivalutazione del momento giurisprudenziale del
diritto.
La moltiplicazione delle fonti normative ha portato con sé, in
maniera solo apparentemente contraddittoria, un incremento dei poteri del
giudice, dovuto proprio all'inflazione e alla svalutazione della legge. È
convinzione diffusa che oggi il lavoro di adeguamento del diritto alla realtà
sociale spetti anche, se non soprattutto, al giudice.
Ma se la crescita di questo potere segna in qualche modo una frattura con la tradizione giuridica e politica dello Stato di diritto continentale e un avvicinamento alle esperienze di 'common law', ciò non autorizza a considerare decaduto il vincolo del giudice al diritto, semmai ad abbandonare la sua versione centrata sulla legge, con risvolti delicati e complessi in ordine alla certezza del diritto e alla natura della conoscenza giuridica.
Sono intervenuti:
Giuseppe Zaccaria
"La giurisprudenza come fonte"
Francesco Donato Busnelli
"Diritto giurisprudenziale e responsabilità civile"
Michele Taruffo
"Precedente e giurisprudenza"
Giovanni Fiandaca
"Diritto penale giurisprudenziale tra orientamenti e disorientamenti"
Alessandro Criscuolo
"Il diritto giurisprudenziale, nomofilachia e interpretazione"
Renato Oriani
"Il principio della effettività della tutela giurisdizionale nella
giurisprudenza"
Stephen G. Breyer
"L'attività di interpretazione costituzionale della Corte Suprema degli Stati
Uniti"
Giuseppe Tesauro
"Il ruolo della Corte di giustizia nel processo di integrazione comunitaria"
Gustavo Zagrebelsky
"Il giudice delle leggi artefice del diritto"
Le categorie del costituzionalismo contemporaneo - a.a. 2005/06
La matrice storica e teorica dello Stato costituzionale sta nel riconoscimento della democrazia pluralista e nel dispiegamento dei diritti (di libertà) e dei doveri (di giustizia) che trovano nelle costituzioni adottate nel nostro tempo il loro fondamento normativo. Nello Stato costituzionale si modificano i termini classici della separazione dei poteri; si rinnovano ruolo e funzioni delle istituzioni; il diritto subisce una trasformazione strutturale: da diritto per regole a diritto per principi; si ridefiniscono i compiti della giurisdizione e della scienza giuridica. Oggi, poi, lo Stato costituzionale si trova a fronteggiare nuove radicali sfide poste dalle trasformazioni del mondo contemporaneo.
Sono intervenuti:
Michele Scudiero
"I caratteri dello Stato costituzionale"
Enzo Cheli
"Lo Stato costituzionale. Radici e prospettive"
Michel Troper
"La nuova separazione dei poteri"
Guido Alpa
"La certezza del diritto nell'età dell'incertezza"
Sabino Cassese
"Oltre lo Stato. Verso una costituzione globale?"
Pietro Costa
"Democrazia politica e Stato costituzionale"
Gustavo Zagrebelsky
"Fragilità e forza dello Stato costituzionale"
Crisi e ridefinizione dei concetti giuridici - a.a. 2004/05
La crisi della sovranità, quale si manifesta a partire dalle costituzioni del secondo '900, è accentuata dai fenomeni geopolitici e socioeconomici determinatisi dopo il 1989. Lo 'Stato', lo 'spazio', le 'persone', il 'mercato' non sono più quelli su cui ha lavorato la scienza giuridica del Novecento. L'inadeguatezza delle categorie giuridiche impone una loro radicale riproblematizzazione, nonché una possibile ridefinizione.
Sono intervenuti:
Gustavo Zagrebelsky
"Essere delle istituzioni"
Stefano Rodotà
"Il passaggio dal soggetto alla persona"
Paolo Grossi
"Il diritto tra potere e ordinamento"
Giuseppe Tesauro
"Sovranità degli Stati e integrazione comunitaria"
Pietro Rescigno
"Persone e gruppi sociali"
Francesco Paolo Casavola
"Dal diritto romano al diritto europeo"
Natalino Irti
"Nichilismo e concetti giuridici"
