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Ospedale Annunziata

Addio alla casa degli Esposito

La ruota all'ospedale Annunziata che accoglieva i neonati abbandonati


Non capita in molte parti del mondo che una chiesa, un ospedale, o addirittura una "ruota", diano vita a una dinastia così numerosa da diventare il simbolo di una città intera. Addio alla casa degli Esposito. Come ogni cosa che sembra impossibile in diverse latitudini, a Napoli diventa reale. All'inizio del XIII secolo papa Innocenzo III dà il via alla pratica di accogliere gli orfani presso istituti religiosi. Circa un secolo dopo nella Napoli della dinastia d'Angiò due nobili scampati dalla prigionia fondano, nei pressi di Forcella, il complesso dell'Ave Gratia Plena meglio conosciuto come Casa Santa dell'Annunziata.

Nel 1322 ai piedi del convento viene trovata una bambina, addosso solo un pezzo di stoffa con su scritto: "buttata per povertà". Da quel momento l'Annunziata diviene il centro di tutti coloro che, per miseria o scandalo, sono costretti a lasciare i propri bambini alle cure delle religiose. Sancha di Maiorca, seconda moglie di re Roberto, dona l'appellativo reale al complesso che si munisce di un ospedale per l'infanzia, un albergo per gli orfanelli e un conservatorio dove le povere "figlie della Madonna" potessero imparare i rudimenti della musica. Soprattutto nasce la "ruota", una buca in cui il popolo inseriva i figli della miseria nella speranza di ricevere una sorte migliore di chi li aveva generati. Il marchingegno era destinato ad accogliere solo i neonati e, per impedire che fossero lasciati bambini più grandi, fu rimpicciolito, ma i napoletani non si persero d'animo. Riuscivano a inserire i piccoli cospargendoli di olio provocando spesso lesioni e fratture. Da qui nasce il cognome "Esposito", sesto in Italia per quantità e diffusione, dato agli orfanelli perché esposti davanti al convento.

Nel '700 in tutta Italia ci fu un picco di bambini abbandonati e le condizioni di vita nell'Annunziata precipitarono. Molti morivano durante la prima settimana di soggiorno. I più fortunati erano adottati da famiglie di ceto superiore mentre molte ragazze potevano sperare di trovare marito in età adulta. Non sempre le figlie dell'Assunta trovavano un destino migliore. Francesco Mastriani, precursore napoletano del verismo, nell'800 scrive La Medea di Porta Medina, storia di un'orfana che architetta l'omicidio dell'uomo che l'aveva sposata, un vecchio e volgare artigiano. Le ragazze il 25 marzo, festa dell'Annunciazione, subivano una seconda esposizione. Radunate tutte nel cortile, venivano passate in rassegna dagli aspiranti sposi, quasi sempre vecchi, scapoli o vedovi, non certo guidati dall'amore. Nel 1757 un incendio distrusse la chiesa e gran parte dell'ospedale, ma il complesso così necessario all'ordine sociale della città fu ricostruito su progetto di Lugi Vanvitelli. Cinquant'anni dopo il Regno di Napoli passa sotto le mani di Gioacchino Murat, cognato di Napoleone, che nel 1814 abolisce l'uso del cognome Esposito.



La ruota viene chiusa nel 1875, ma il "serraglio" per gli orfani resta attivo oltre la prima metà del Novecento e per anni ancora le giovani ragazze madri tentano di lasciare i bimbi alle suore.

Oggi sopravvive soltanto l'ospedale, centro di riferimento del quartiere Pendino soprattutto per i reparti di ginecologia e pediatria. Ancora per poco, con i tagli ai presidi ospedalieri previsti dal nuovo piano regionale che prevede la sua chiusura e l'accorpamento con il Santobono-Pausillipon. Ad aprile scorso la caduta di un solaio ha provocato il ferimento di due persone. Della ruota e dei suoi segreti resta la progenie degli Esposito, centinaia di migliaia di pronipoti sparsi in tutto il mondo.

Cristiano M.G. Faranna

[20.1.2011 - 20.05]





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