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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
diretta da Paolo Mieli con Lucio d'Alessandro in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Rifiuti in Campania

Una crisi lunga 20 anni

La mappa delle discariche in Campania


La crisi dei rifiuti in Campania si ripresenta periodicamente e ha radici antiche. Una crisi della gestione che ha portato attraverso il susseguirsi di 15 commissari alla necessità di trovare sempre nuove discariche. Ogni località scelta per aprire il nuovo impianto sortisce sulla popolazione residente l'effetto 'NIMBY' -Not In My Back Yard- Non nel mio giardino. Così l'individuazione di cave dimesse, fuori norma e inadeguate per motivi strutturali e geologici, porta la popolazione a ribellarsi per tutelare il proprio diritto alla salute. La mancanza di rispetto dei termini per uscire dalla crisi, discariche inidonee, nessun piano per i rifiuti. E la Campania, con la sua munnezza è sempre in emergenza. La Procura da quasi un ventennio segue le disavventure dei rifiuti. Governo nazionale e Commissione europea da tempo sollecitano un programma di raccolta differenziata, mai partito. O meglio non ovunque, con livelli raggiunti inferiori alla media stimata. Al centro il commissariato di governo con poteri che oscillano dallo straordinario all'ordinario.

Ma quando comincia l'emergenza Campania? Formalmente l'11 febbraio 1994, quando il Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi attraverso un decreto prende atto dell'emergenza ambientale. Il Prefetto viene incaricato della situazione rifiuti. A lui vengono conferiti i poteri commissariali straordinari. Nel 1996 il Governo Dini affida la redazione del Piano regionale al presidente della Giunta Campania. Nelle mani del Prefetto resta solo la gestione del servizio di raccolta. Antonio Rastrelli, presidente della giunta regionale nel 1997, pubblica il piano per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. Sono previsti due termovalorizzatori e sette impianti per la produzione di Cdr (combustibile derivato dai rifiuti). Nel 2000 il nuovo presidente regionale Antonio Bassolino aggiudica l'appalto per la gestione del ciclo dei rifiuti alla FIBE, che ha come capofila la Fisia Italmimpianti, controllata dal gruppo Impregilo. Nel 1998 una commissione parlamentare accerta il fallimento della gestione commissariale in Campania e rimarca lo stato di crisi. Nel 2000 il Prefetto Ferrigno dichiara sature le discariche, con gravi conseguenze igienico-sanitarie. Vanno così in funzione tre impianti di vagliatura e triturazione, e quattro di imballaggio. Nel 2001 in mancanza della piena attuazione del piano regionale, dovuta all'inadempimento contrattuale della FIBE, e al mancato decollo della raccolta differenziata, si registra una nuova crisi nella raccolta, che viene superata riaprendo provvisoriamente le discariche di Serre e Castelvolturno, oltre all'invio dei rifiuti fuori regione e all'estero.



Nel 2007 la saturazione dei siti porta alla più grande emergenza campana. Così il premier Prodi individua nuove discariche e regionalizza il servizio rifiuti. Nel gennaio 2008 Gianni De Gennaro nuovo commissario per l'emergenza rimanda i rifiuti in Germania. Nella stessa occasione si individuano nuove aree tra cui Pianura, chiusa alcuni anni prima, e Chiaiano. A maggio del 2008 il decreto Berlusconi prevede la costruzione di quattro inceneritori, dieci discariche e sanzioni fino al commissariamento per i Comuni che non dovessero portare a regime la raccolta differenziata. Nel 2010 è nuova crisi: l'inceneritore aperto ad Acerra nel 2009 non riesce a bruciare tutti i rifiuti. Tufino e Chiaiano devono a dicembre riaprire i cancelli per accogliere i rifiuti campani. Un'emergenza che puntuale torna. Ancora una volta. Ancora una discarica da aprire.

Elisabetta Froncillo

[26.4.2012 - 16.33]





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