All’Ill.mo
ed Ecc.mo Signore
Il Signor
D. Federico Cesi
Principe di Sant’Angelo,
Marchese de Monteceli, etc.
Avendo già
ridotto al fine questi miei brevi discorsi intorno
ad alcune delle molte cose naturali che nel mio
museo si conservano, delle quali, secondo mi è
stato riferito, V.E. talora ha desiderato d’aver
qualche contezza, ho preso ardire di far loro godere
la luce del mondo allo splendore del suo nome immortale,
sì perché con questo io vengo a far
palese all’E.V. la devotissima servitù
che ho sempre professato verso la sua persona, sì
anco per acquistare ad essi discorsi quell’onore
e riputazione che io stesso non ho potuto né
saputo dar loro. Imperoché a qual meglio io
poteva raccomandare, come faccio, la protezzione di
questa operetta che a V.E., mirata ed ammirata da
tutti non pur per la nobiltà antichissima ed
illustrissima, ma per l’infinito suo valore
e sapere? Co’l quale essendosi avanzata cotanto
in tutte le scienze, con molta ragione le vengono
dal mondo tutto universalmente fatti gli applausi
che le sue non mai a bastanza lodate virtù
meritano.
Degnisi adunque
V.E., che ne la supplico grandemente, gradire con
lieto voto questa mia devota demostrazione d’affetto
verso lei, mentre inchinandomele riverentemente priego
il Signor Dio che conduca felicemente i suoi pensieri
a quel fine che ella desidera.
Napoli.
Di V.E.
umilissimo servitore
Francesco Imperato