discorsi intorno a diverse cose naturali
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Erede del celebre Museo di Ferrante Imperato è il figlio Francesco, giurista e uomo politico impegnato a rivendicare il ruolo nel governo della città di Napoli del popolo civile, la borghesia delle professioni intellettuali e produttive in progressiva ascesa. Francesco si fa custode, ed è questo atto politico d’ispirazione filopopolare, della memoria collettiva raccogliendo un patrimonio di atti legislativi e tradizioni amministrative in opere come i Privilegi, caputuli e grazie concesse al fedelissimo populo napoletano et alla sua Piazza (1624) e i Discorsi intorno all’origine, reggimento et stato della Gran Casa dell’Annunziata di Napoli (1629).

Di questa memoria collettiva è parte anche il Museo del padre Ferrante, spazio di ricerca dove si era avviato un rinnovamento del sapere naturalistico nella stagione lincea della Napoli del primo Seicento. Francesco compone un ristretto della raccolta paterna, una sorta di piccola guida al Museo, una personale selezione che da’ origine ai quattordici Discorsi intorno a diverse cose naturali stampati nel 1628 e dedicati a Federico Cesi, ad evidenziare i consolidati rapporti che uniscono Napoli a Roma nel comune impegno di riforma culturale. I Discorsi sono altra cosa, e non solo per mole, dalla Historia naturale di Ferrante.

Francesco, che pure ha una rispettabile cultura scientifica, non è un naturalista della statura del padre, è piuttosto un colto gentiluomo appassionato dei misteri di natura, in ciò esprimendo un abito intelletuale largamente diffuso fra i contemporanei. E tuttavia i Discorsi, opera destinata ad un pubblico più vasto di quello dei soli naturalisti, ci restituisce l’immagine della natura caratteristica della mentalità del primo Seicento, obbediente al gusto barocco delle classi colte che si compiace di fenomeni e oggetti mirabili, esotici, arcani, insomma degli spettacoli offerti dalla inesauribile varietà della natura.

Ecco allora che Francesco Imperato dedica largo spazio alle curiosità, ai capricci di natura, come la mandragora, i pigmei, alle sue manifestazioni apparentemente ludiche, come le pietre figurate. Se questa immagine della natura seconda un gusto più vasto di quello specialistico e può apparire arretrata in rapporto alla crescita delle conoscenze che si va svolgendo e ai metodi d’indagine che si vanno imponendo nella sfera delle ricerche scientifiche contemporanee, essa ci rivela d’altronde il percorso tortuoso lungo cui la scienza della natura viene liberandosi di secolari credenze, amore dell’occulto, fascino per i portenti.

Ne testimonia la composizione dell’Accademia dei Lincei, che ha al centro del proprio programma lo studio della natura: di essa sono infatti membri al contempo Giovan Battista della Porta, che guarda agli enti naturali alla ricerca di magiche corrispondenze, e Fabio Colonna, che frequenta il Museo di Ferrante Imperato per descrivere con la massima fedeltà possibile piante ed animali trattati nei propri libri.


 
 
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