Sendo che la
scienza delle cose naturali sia sempre stata seguita
da non gravi e famosi uomini, così de’
passati come de’ presenti tempi, per esser ella
assai degna, utile e necessaria, quindi è che
la buona memoria del signor Ferrante
Imperato, che or gode incielo, avendovi anch’egli
applicato l’animo, lasciando gli essercizii
militari equestri ne’ quali il padre e l’avolo
si occuparono sotto l’insegne de’ serenissimi
re aragonesi e della maestà cesarea Carlo Quinto,
dandosi assolutamente allo studio della filosofia,
nella quale s’avanzò tanto che, emolo
della gloria de’ suoi progenitori, ne riportò
al fine il condegno e meritato premio della dignità
dottorale. Non pur compose la sua famosissima Historia
naturale, che oggidì veggiamo con applauso
universale del mondo anadare attorno tra le mani de’
più curiosi ed illustri scrutatori degli occulti
segreti della madre natura, ma si compiacque ancora,
in testimonio del suo valore, di arricchire il suo
stupendissimo museo di sì gran numero di
cose rare e maravigliose, che a ragione non v’è
signore o personaggio grande, che da lontana e remota
parte giunga in Napoli, che non voglia curiosamente
vederlo e, poscia vedutolo, non rimanga soprafatto
dallo stupore, quasi gli si rappresenti a gli occhi
un nuovo miracolo del mondo.
Or, di questo
museo – gionto al
tramontar di sua vita –, lasciato erede il signor
Francesco suo figlio, non senza averlo prima ammonito
ed essortato con assai efficaci parole a volere non
solo mantenerlo in piedi ma in oltre augumentarlo
in quanto gli fosse possibile, il medesimo signor
Francesco, ubbidiente alle degne ammonizioni d’un
tal padre, e per decoro altresì della sua patria,
continuamente è andato, sì come oggidì
anche va, conservandolo ed accrescendolo a meraviglia
di nuove cose molto pregiate e peregrine, e, col ridurlo
a miglior forma, ha unito ogni particolare fra le
sue specie, in maniera che con l’accurata sua
diligenza non v’è cosa che in sì
nobil museo possa più
desiderarsi. Anzi, per maggior sodisfazione de’
curiosi, in quell’ore che gli sono avanzate
dallo studio delle leggi e dal maneggio de’
publici affari di questa città – ne’
quali si è sempre portato con molto valore
e zelo del bene universale, e nella cui prattica divenuto
oltramodo politico, leggiamo nella nostra lingua le
due bellissime sue opere in questa materia stampate
–, ha voluto in oltre formare i presenti discorsi,
dove ogn’uno scorgerà dottrina non finta,
ma vera e reale intorno alla dechiarazione e descrizzione
di alcune delle infinite cose che in esso museo
si veggono.
Opera in vero
tanto degna dell’autore quanto utile e necessaria
a chi brama saper la vera essenza delle cose. Ha poi
procurato, in quanto ha potuto, ch’ella non
eschi alla luce del mondo con quelli errori che, per
la trascuragine de’ stampatori, con molto suo
dispiacere si leggono nell’altra opera sua latina,
intitulata De fossilibus, ove con nuovo ordine metodico
si contiene l’intiera materia de’ fossili.
Ricevi adunque,
benigno lettore, le presenti fatiche del dottor Francesco
imperato, al quale parrà d’averle ben
empiegate, quando da te siano con lieto volto e cortese
affetto gradite e lette. Sta’ sano.
Gio. Bernardino di Giuliano