Comunicati stampa

Università degli Studî Suor Orsola Benincasa
Facoltà di Giurisprudenza

 

"I Grandi Processi" - Il caso del velo islamico

Ciclo di incontri di Orientamento al diritto attraverso la simulazione di un processo

 

 

Giovedì 14 Aprile alle ore 10.30 presso l'aula Magna dell'Università Suor Orsola Benincasa di svolgerà il secondo appuntamento del ciclo d'incontri di orientamento al diritto "I Grandi Processi".  

 

Gli incontri sono organizzati dalla Facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola nell'ambito delle attività di orientamento rivolte agli studenti delle scuole secondarie superiori della Campania.  

 

L'incontro sarà dedicato alla trattazione di un eclatante caso di cronaca avente ad oggetto l'utilizzo del velo islamico in luoghi pubblici.  

 

Nel caso trattato il Comune di Azzano Decimo (Pordenone) aveva intrapreso un'azione giudiziaria innanzi al Consiglio di Stato avverso una sentenza del TAR Friuli Venezia Giulia che aveva ritenuto legittimo il decreto del Prefetto di Pordenone con cui quest'ultimo aveva annullato l'ordinanza del Sindaco di Azzano Decimo che conteneva il divieto di utilizzo del velo islamico in luogo pubblico per motivi di pubblica sicurezza in quanto si trattava di un mezzo diretto ad evitare il riconoscimento della persona.  

 

In particolare, l'ordinanza del Sindaco stabiliva che il divieto di comparire mascherati in luogo pubblico, di cui all'art. 85, I comma, R.D. n. 773/1931, doveva intendersi derogato solo "durante i festeggiamenti di halloween e nelle altre occasioni esplicitamente stabilite" e che, invece, la proibizione di utilizzare "mezzi atti a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona" doveva essere riferita anche al "velo che copra il volto". Alla luce di siffatto divieto, le donne, all'infuori dei festeggiamenti o delle occasioni espressamente autorizzate, non avrebbero mai potuto indossare il velo in luoghi pubblici o aperti al pubblico.  

 

La vicenda giudiziaria scelta per il processo simulato evidenzia le problematiche giuridiche sottese al necessario bilanciamento tra esigenze di tutela differenti: la pubblica sicurezza da un lato, la libertà di espressione della propria identità religiosa dall'altro. Ad esempio, nell'ordinamento francese, a differenza di quello italiano che non ha una disciplina legislativa specifica, è presente una legge del 2004 che vieta a studenti ed insegnanti di indossare simboli religiosi ostensivi nelle scuole pubbliche; tuttavia, l'impianto costituzionale della Francia, impone l'assoluta neutralità dello Stato rispetto ai fenomeni religiosi, neutralità che si spinge fino a legittimare la compressione del diritto individuale di esibire sul proprio corpo simboli di culto, almeno nelle sedi destinate all'educazione.  

 

L'utilizzo del velo ha una molteplicità di significati ma generalmente è inquadrato nella dimensione della libertà religiosa individuale, espressione della più ampia libertà di coscienza, come altri tipi di abbigliamento religioso. L'art. 19 della nostra Costituzione infatti stabilisce il diritto individuale di professare liberamente la propria fede e di esercitarne anche in pubblico il culto salvo il limite del buon costume. Tale limite però non è esaustivo poiché il legislatore è tenuto al bilanciamento con altri valori di rilievo costituzionale che dovessero in concreto risultare incompatibili con tale libertà. In particolare, con riferimento alla tutela della pubblica sicurezza, va precisato che l'art. 5 della legge n. 152 del 1975, in materia di identificabilità delle persone, vieta l'uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico o aperto al pubblico senza giustificato motivo. La ratio della disposizione, diretta alla tutela dell'ordine pubblico, è quella di evitare che l'utilizzo di caschi o di altri mezzi possa avvenire con la finalità di evitare il riconoscimento. Quindi, un divieto assoluto v'è solo in occasione di manifestazioni che si svolgano in luoghi pubblici o aperti al pubblico.  

 

Ma sull'interpretazione della norma ci sono forti divergenze. Un orientamento interpretativo ritiene che la legge n. 152 del 1975 non debba applicarsi al caso del velo islamico che, in quanto espressione dell'identità culturale religiosa dell'individuo, costituzionalmente protetta dall'art. 19 della Costituzione, costituirebbe proprio quel "giustificato motivo" che autorizza la deroga.  

 

Diversamente, un altro orientamento interpretativo considera preponderanti le esigenze di tutela della sicurezza pubblica e ritiene che tra i mezzi atti a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona si possa annoverare proprio il velo che copra il volto.  

 

L'incontro sarà strutturato in modo da riprodurre una vera e propria simulazione processuale in cui saranno coinvolti in maniera attiva gli oltre 200 studenti delle scuole secondarie superiori campane che hanno già assicurato la loro partecipazione all'iniziativa.  

 

Dopo il saluto introduttivo del Preside della Facoltà di Giurisprudenza Franco Fichera, le tesi giuridiche dell'accusa e della difesa verranno presentate e sostenute rispettivamente da Aldo Sandulli, professore ordinario di diritto amministrativo all'Università Suor Orsola Benincasa e da Angelo Scala, professore ordinario di diritto processuale civile al Suor Orsola e responsabile delle attività di Orientamento della Facoltà di Giurisprudenza.  

 

Successivamente, si riunirà il collegio giudicante formato da quindici studenti delle diverse scuole superiori presenti e presieduto da Giuliano Tartaglione, giudice del Tribunale di Napoli. Il collegio, dopo la discussione pubblica del caso, emetterà il suo verdetto.  

 

"La Facoltà di Giurisprudenza del Suor Orsola - spiega il Preside Franco Fichera - ha scelto quest'anno di caratterizzare in maniera nuova i classici incontri di orientamento agli studi universitari con le scuole secondarie superiori della Campania, scegliendo di far partecipare gli studenti a delle simulazioni di processo di casi di grande attualità affinché i giovani studenti si possano avvicinare al diritto cogliendone immediatamente anche gli aspetti pratici. Questo anche perché lo studio di casi e lo stretto legame tra apprendimento teorico e formazione professionale rappresenta uno dei tratti distintivi della nostra Facoltà di Giurisprudenza , reso possibile anche grazie al numero programmato di soli 150 studenti all'anno che ci consente di svolgere svariate attività di questo genere".  

 

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