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Comunicati stampa

Università degli Studî Suor Orsola Benincasa
Facoltà di Scienze della Formazione
URIT - Unità di Ricerca sulle Topografie sociali

 

Razzismo democratico

San Nicola Varco, Castelvolturno, Rosarno e le politiche migratorie in Europa

 

Venerdì 26 marzo ore 10  

 

Sala degli Angeli  

Università degli Studî Suor Orsola Benincasa  

Via Suor Orsola 10, Napoli  

 

 

Venerdì 26 marzo alle ore 10.30 presso la Sala degli Angeli dell'Università degli studi di Napoli Suor Orsola Benincasa si svolgerà un incontro dedicato al tema "Razzismo democratico. San Nicola Varco, Castelvolturno, Rosarno e le politiche migratorie in Europa".  

 

L'incontro è stato organizzato dalla Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università degli studi di Napoli Suor Orsola Benincasa in collaborazione con URIT - Unità di Ricerca sulle Topografie Sociali in occasione della presentazione del libro del sociologo Salvatore Palidda "Razzismo democratico. La persecuzione degli stranieri in Europa" (Agenzia X Editore).  

 

Nel corso dell'incontro sarà proiettato il documentario "Rosarno: Il Tempo delle Arance", prodotto da Insu^tv e vincitore del primo premio "Visioni Italiane DOC 2010".  

 

Il documentario è stato realizzato, tra gli altri, da Luca Manunza giovane documentarista laureto in Scienze dello Spettacolo e della Produzione Multimediale all'Università Suor Orsola Benincasa.  

 

In occasione dell'incontro verrà inoltre, esposta la mostra fotografica "Deep Blue - Identità Migranti", una galleria di ritratti dei migranti allontanati da Rosarno all'indomani degli scontri, immagini della sofferenza, della rabbia, ma anche della solitudine di chi sa di non avere alcuna tutela. I lavori fotografici della Mostra sono stati realizzati dal fotogiornalista Giulio Piscitelli, laureato in Scienze della Comunicazione all'Università Suor Orsola Benincasa.  

 

"L'incontro del Suor Orsola - spiega Antonello Petrillo, docente di Sociologia dell'Ateneo e promotore dell'iniziativa - assume un'importanza del tutto particolare alla luce dei gravi fatti che hanno interessato negli ultimi mesi il Paese ed in particolare il Mezzogiorno (mi rifersco soprattutto alla vicenda di Rosarno) e la stessa Campania (San Nicola Varco, Castelvolturno), aree queste che nelle retoriche correnti sono solitamente ritenute immuni da accessi razzisti. Lo straordinario lavoro comparativo curato da Salvatore Palidda mostra, invece, l'assoluta conitiguità tra i razzismi esercitati sulla pelle dei migranti in tutto il continente e soprattutto l'assoluta conitgiutà di tali razzismi con le politiche pubbliche e i discorsi ufficilai sia a livello nazionale che a livello comunitario".  

 

 

Dal libro di Salvatore Palidda  

 

"Razzismo democratico. La persecuzione degli stranieri in Europa"  

 

Ad ormai trent'anni dall'inizio della rivoluzione liberista riemergono negli Stati Uniti, così come in Europa, pratiche e discorsi analoghi a quelli adottati nei secoli scorsi nei confronti dei popoli colonizzati e dei lavoratori che osavano cercare di emanciparsi. Il crime deal è ormai una realtà le cui ricadute sociali sembrano ancora sconosciute così come avanzano incessanti il processo di criminalizzazione su migranti, zingari e marginali autoctoni, la "tolleranza zero" e l'esasperazione delle paure e delle insicurezze. Siamo stati un popolo di migranti eppure, invece di farci promotori di accoglienza ci rendiamo complici, spesso inconsapevoli, di un processo di esclusione ed inferiorizzazione a danno dello "straniero".  

 

Oggi più che mai la migrazione è innanzitutto aspirazione all'emancipazione economica e sociale, ma anche politica e religiosa. Si emigra per disperazione e per fuga dalle guerre, ma innanzitutto per cercare di trovare altrove quello che appare impossibile laddove si vive: l'emancipazione. Ma è proprio questo desiderio di emacipazione che preoccupa. Padroni e padroncini che beneficiano della presenza di lavoratori immigrati piùo meno irregolari sanno bene che i propri privilegi sono fondati sulla inferirizzazione o neo-schiavizzazione degli "altri". La paura di perdere i proprio privileggi passa allora per la guerra alle migrazioni, per l'eliminazione di quegli umani che non servono più o non accettano passivamente di essere inferiori.  

 

Il dilagare di incertezze di insicurezze si spiegano come conseguenze della crisi della socialità e della convivenza trdizionali. Il riassettamento sociale si è spesso orientato verso un cittadino perbenita che pretende di imporre meccanismi di inclusione sociale piuttosto violenta che rigetta nella condizione di non-cittadinanza gli esclusi, i soggetti più deboli: zingari, immigrati o marginali in genere.  

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