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Letteratura e teatro

Parla Camilleri: "Ecco il mio Eduardo"

Andrea Camilleri (il primo da destra) durante la presentazione del volume


"Il nostro è un mestiere di ladri e io da Eduardo ho rubato tanto". Ha esordito così Andrea Camilleri durante la presentazione a Palazzo Cavalcanti dei due tomi usciti in contemporanea che completano le opere di Eduardo De Filippo e di Luigi Pirandello a cura dei Meridiani. All'Istituto di Scienze umane erano in tanti a ricordare i due illustri interpreti del Novecento. Tra loro, oltre ai curatori della collana, anche Luca De Filippo, visibilmente emozionato durante la testimonianza di Camilleri.

Il padre putativo di Salvo Montalbano e del ritorno all'uso del dialetto siciliano, ha arricchito di aneddoti la sua esperienza come aiuto regista nell'adattamento televisivo delle commedie di Eduardo.

Come quando, durante le riprese di "Le voci di dentro", gli assistenti di studio sbagliarono a creare i botti di Capodanno di zio Nicola generando fumo e caos. "Tra la nebbia - racconta Camilleri - si distingueva solo la figura di Eduardo, che con le mani giunte dietro la schiena mi disse: "Caro Camilleri, la televisione sta in mano ai piemontesi e ai preti. Non distinguono un bengala da un fuje fuje".

Ma è soprattutto il legame tra Pirandello e il maestro di Napoli a essere stato al centro del dibattito moderato dal filologo Alberto Varvaro che ha ricordato come Camilleri sia l'unica persona vivente ad averli conosciuti entrambi.

"Era un caldo pomeriggio del 1935, avevo dieci anni e stavo giocando al piccolo chimico - ricorda -. Suonano alla porta, apro e mi trovo davanti un ammiraglio che chiede di mia nonna presentandosi come Luigino Pirandello. Tutta la mia famiglia entrò in agitazione, io mi scantai così tanto che fino ai quarant'anni di Pirandello non ne ho voluto sapere più nulla. Lo scrittore indossava la divisa di accademico d'Italia per evitare la camicia nera. E ancora oggi mi chiedo cosa volesse da mia nonna".

Camilleri ha spiegato che è l'uso del dialetto ad accomunare i due autori nelle loro opere teatrali. Ma Pirandello, a differenza di Eduardo, non è mai stato un attore, semmai il regista/creatore di maschere e tipi che incarnano gli stereotipi della società. Eduardo, invece, ha riconosciuto nel teatro il luogo della "suprema finzione". Chi assisteva alle sue commedie aveva l'impressione che non stesse recitando, ma che si apprestasse a farlo.

Alla domanda, se il teatro in tv è altra cosa, Andrea Camilleri ha risposto che "qualsiasi trasposizione televisiva di un'opera teatrale non può rispecchiarla fedelmente. In televisione l'occhio del regista sceglie le immagini da offrire allo spettatore. In teatro, invece, si ha una visione totale della scena. Di questo Eduardo se ne rendeva conto, pur girando tutto di seguito e senza tagli".

Brunella Rispoli - Claudia Scognamiglio

[15.1.2008 - 19:16]



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