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Viaggio tra i rom

"Ora basta". La rivolta di Ponticelli

A Ponticelli ci sono otto campi rom dove vivono circa mille persone


Otto campi rom per un totale di quasi mille accampati. Sono i numeri degli insediamenti rumeni nel quartiere di Ponticelli, periferia orientale di Napoli.

Vere e proprie baraccopoli a cielo aperto immerse tra cumuli di rifiuti e sporcizia. Le abitazioni degli immigrati hanno poco di umano e se non le si vedesse con i propri occhi, non ci si crederebbe. Uno degli insediamenti rom è un ex manicomio di Ponticelli, un edificio che sarebbe dovuto esser riedificato ma che è stato con il passare del tempo lasciato al suo destino, "A Scemaria". Così gli abitanti del quartiere chiamano l'ex Istituto Tropeano, attuale campo dei rom. All'interno il solito scenario: panni stesi, fili dell'elettricità sparsi a mò di festoni e tanta, troppa sporcizia. Anche i bambini vivono in queste condizioni e la presenza di qualche giocattolo sparso nel verde dei giardini circostanti ne è la conferma. Quello che doveva esser un luogo di calma e riposo, si è trasformato in un inferno.

Tra rom e cittadini della zona una convivenza difficile, una miccia da tempo pronta ad esplodere. Sabato scorso una rumena di 16 anni s'introduce in un appartamento e tenta di rapire una bimba di 6 mesi davanti agli occhi esterrefatti della madre, che riesce ad evitare il peggio. L'episodio è stato la goccia che ha fatto traboccare il vaso: i cittadini di Ponticelli hanno dato vita a rappresaglie e vendette nei confronti degli immigrati, aggredendoli e lanciando molotov nei loro campi.

"Ne abbiamo fin sopra i capelli di loro - dice Luigi, abitante del quartiere -. Rubano, entrano nelle case, contribuiscono al degrado del nostro quartiere rendendolo ancora più invivibile".

Sulla stessa lunghezza d'onda il pensiero di Antonio, padre di famiglia e disoccupato anch'egli residente a Ponticelli: "Loro possono fare ciò che vogliono, circolano con mezzi senza targa o non autorizzati, competono con noi per quei pochi lavori disponibili che, anche se non regolari, ci consentono di andare avanti. Non è giusto - prosegue - che per i rom che devono sì avere i nostri stessi diritti, non valgano le stesse leggi. Se io rubo vengo arrestato, mentre loro se la cavano con molto meno; l'altro giorno mi è stato sequestrato il ciclomotore perché sprovvisto di assicurazione, mentre gli zingari circolano tranquillamente su mezzi abusivi. Ora cercano anche di rapire i nostri bambini, adesso basta. Con le buone o con le cattive i cittadini di Ponticelli si faranno sentire".

Anche i più giovani del quartiere sembrano spaventati: "Ho un po' paura a uscire da solo o con gli amici per strada - dice Renato 14enne residente a Via Argine -, i miei genitori sono sempre in pensiero per me e, la sera, mi dicono di restare nel parco. Non facciamo amicizia con i rumeni, si stanno impadronendo della città intera e devono andarsene".

Ma i rom non ci stanno e si difendono: "Non siamo tutti uguali né si può fare di tutta un'erba un fascio - è il pensiero di Petre, 28enne rumeno ma con la cittadinanza italiana, che vive in un campo rom di Ponticelli -. Non conosciamo la ragazza che ha tentato di rapire quel bambino e forse non è nemmeno una rumena. Siamo europei, ma siamo poveri e cerchiamo solo di guadagnarci da vivere in maniera pulita. Purtroppo per poche persone che vivono da delinquenti, paghiamo tutti noi rumeni e questo non è giusto".

Difende i rom anche Giovanni, residente a Ponticelli: "Noi al nord veniamo definiti terroni. Ma i napoletani sono d'animo buono e sono pronti ad aiutare i rumeni, ma loro devono lasciarci vivere tranquilli".

Almeno per ora, la furia dei cittadini contro i rom, non si placa.

Francesco Trinchillo

[14.5.2008 - 13:33]



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