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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Nuovi mercati

Il capitale italiano emigra. In Romania

Anche la Ferrari sta investendo in Romania


Paese che vai, investimenti che trovi. È la Romania la nuova frontiera degli imprenditori italiani. Oltre 25 mila imprese tricolore in territorio rumeno hanno reso l'Italia il suo primo partner commerciale. La Romania è il Paese più attraente per gli investimenti nell'Europa Sud Orientale. Lo ha sottolineato il "Centro Studi Problemi Internazionali di Milano" e lo dimostrano i dati. Secondo il ministero dell'Economia e del Commercio, solo nel 2007 le nostre imprese hanno investito in questo Paese, fresco d'ingresso nell'Unione Europea, circa 800 milioni di €. Aziende italiane, la maggior parte delle quali piccole e medie imprese, che hanno trasferito importanti investimenti finanziari e tecnologici creando oltre 800.000 posti di lavoro, tra impiego diretto e indotto. Nuovi scenari lavorativi e capitali per renderli possibili superano i confini del Belpaese e si dirigono altrove.

Dal rapporto 2007 del ministero degli Affari Esteri emerge un dato significativo; anche le grandi imprese investono in Romania. L'Enel con 820 milioni di € ha acquistato la più importante società di distribuzione, la Electrica Muntenia Sud. La Ferrari ha aperto nel maggio scorso il primo showroom e il primo service del "cavallino". La Inpartner e la Igd (Immobiliare Grande Distribuzione) hanno acquistato per 182,5 milioni di € la società Winmarkt Magazine SA, che controlla un importante portafoglio immobiliare rumeno.

L'ingresso di alcuni Paesi dell'Est nell'Unione Europea ha dato il via libera ai fondi comunitari. Tra il 2007 e il 2013 verranno stanziati a favore del Governo di Bucarest 19,67 miliardi di €. I fondi strutturali non sono però l'unica agevolazione. Come spiega Alessandro Anzani, asset manager della Inpartner, sono almeno tre i punti cruciali che rendono il mercato rumeno particolarmente ambito. Vantaggi rappresentati dal "rendimento degli investimenti più alto rispetto all'Italia, un costo del lavoro più basso, oggi in Romania lo stipendio medio si aggira intorno ai 340 euro mensili e - continua Anzani - una fiscalità più appetibile".

Si investe fuori e l'Italia non cresce, soprattutto al Sud. Nei nostri confini è in atto quella che il presidente di Unioncamere, Andrea Mondello, all'assemblea degli Amministratori delle Camere di Commercio, ha definito "selezione darwiniana" delle imprese. Si sopravvive riducendo i costi, approdando in mercati più vantaggiosi. Per Mondello sull'Italia grava "un ritardo infrastrutturale cronico, il divario Nord-Sud e una burocrazia lenta che ostacola l'attività imprenditoriale".

Il rapporto Svimez 2008 dell'Associazione per lo sviluppo dell'industria nel Mezzogiorno parla di "isolamento geografico ed economico" dell'area meridionale. Le cause sono da attribuire alla dispersione degli investimenti nazionali ed esteri, alla mancata valorizzazione delle risorse "immobili" interne al territorio e alla carenza di infrastrutture. Dal 2003 è stato istituito un programma di interventi per il Mezzogiorno che, attraverso i "contratti di localizzazione", concede agevolazioni agli investimenti produttivi, finanziamenti alle opere e sostegno alle attività di ricerca e formazione. Secondo il rapporto Svimez l'esito è stato deludente. Tra il 2003 e il 2007 sono stati ritenuti ammissibili solo 9 progetti per un totale di quasi 500 milioni di €, tra investimenti e agevolazioni. Un po' di luce sembra arrivare dalla legge 6 agosto 2008, n.133. Si tratta di un piano triennale per lo sviluppo economico che prevede una semplificazione degli strumenti per attirare investimenti e un iter più rapido per approvarli.

Fabio Capasso

[30.9.2008 - 13:23]



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