InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Morti per amianto

"L'Isochimica, una Eternit dimenticata"


Erano poco più che ventenni quando hanno iniziato. Oggi, trent'anni dopo, portano ancora i segni di quell'esperienza. Un segno che si attacca sui vestiti, sulla pelle e penetra nei polmoni.

Sono gli operai dell'ex Isochimica di Avellino, azienda nata nel 1982 e fallita nel 1990. Addetti alla scoibentazione - ossia alla rimozione dell'amianto - dei vagoni dei treni. Fino al 1985 hanno lavorato a mani nude, con mezzi di fortuna, coperti da una mascherina di carta. Un tempo sufficiente per inalare centinaia di fibre di amianto, sostanza massicciamente utilizzata in Italia prima di essere dichiarata fuori legge nel '92.

Le patologie asbesto-correlate hanno un tempo di latenza molto lungo, dai 15 fino ai 40 anni. Non è un caso perciò che molti lavoratori dell'Isochimica soffrano di asbestosi o, nei casi più gravi, di forme neoplasiche. Un'ecatombe che ha fatto già 9 vittime.

"L'ex Isochimica è una Eternit dimenticata", ha dichiarato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio nazionale amianto. Un oblio contro cui ogni giorno lottano gli operai. "All'inizio non eravamo consapevoli del pericolo. Solo nel 1985 abbiamo iniziato a protestare. I ferrovieri intanto morivano e la gente viaggiava su carrozze piene di asbesto. Le Ferrovie dello Stato lo sapevano: bisognava fare in fretta senza far trapelare niente", dice Nicola Labrate, uno dei responsabili del comitato di lotta.

Proprio in quegli anni il rapporto tra le FS e il patron dell'Isochimica Elio Graziano riempie le pagine dei quotidiani nazionali. Lo scandalo lenzuola d'oro passa alla storia: appalti truccati per rifornire di biancheria di dubbia qualità le cuccette dei treni. Nel corso dell'inchiesta emerge un altro filone, legato all'appalto per la scoibentazione delle carrozze. Nel novembre '88 alcuni parlamentari con una mozione alla Camera chiedono al governo De Mita d'interrompere l'attività dell'Isochimica, approntare un piano di risanamento per il sito, relazionare sui contratti stipulati. Una richiesta rimasta lettera morta: nessun cenno ai contratti, nessun programma di bonifica per un sito che ancora oggi gronda d'amianto, nessuna sospensione delle attività. Ci pensa il pretore di Firenze Beniamino Deidda a ordinare la chiusura dei capannoni. Secondo Deidda, le carrozze che partivano dall'officina grandi riparazioni di Porta a Prato per essere scoibentate ad Avellino presentavano al loro ritorno ancora tracce di amianto. Un attentato alla sicurezza sul lavoro, una dimostrazione dell'inidoneità dell'Isochimica a questo tipo di operazioni. Ne è convinto Carlo Sessa, un altro dei responsabili del comitato di lotta: "Il business era troppo grande. Ciò che contava era rimuovere l'amianto in ogni modo".

L'accusa di Deidda è un macigno: "Il disegno criminoso prende le mosse da Firenze e si conclude in Firenze". L'Isochimica è l'esecutrice di un piano messo a punto dalle Ferrovie dello Stato. Graziano, il direttore dello stabilimento Vincenzo Izzo e cinque funzionari delle FS vengono accusati di violazione delle norme sull'igiene e sulla sicurezza sul lavoro. Ma il processo viene "cancellato con un colpo di spugna", come si legge su L'Unità del 10 luglio 1990. L'amnistia è il salvacondotto degli imputati.

I lavoratori intanto continuano a lottare. Un fascicolo d'inchiesta è aperto ad Avellino e tra gli indagati c'è Graziano; un altro dovrebbe aprirsi alla Procura di Torino sotto la supervisione di Raffaele Guariniello.

Clemente Lepore

[27.3.2013 - 13:05]



Email Stampa Facebook Twitter Reddit LinkedIn Pinterest Mix Tumblr Bufferapp




RSS

© 2003/20 Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli · P.Iva 03375800632 · Versione 4.2 · Privacy
Conforme agli standard XHTML 1.0 · CSS 3 · RSS 2.0