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Molenbeek

Jihadismo, le radici del Belgistan
Il Foglio: Legami tra Belgio e sauditi


Molenbeek è la base operativa di un Belgio ormai considerato il centro del jihadismo europeo. Tra i 19 comuni della regione di Bruxelles, il quartiere generale del fondamentalismo islamico è lontano 15 minuti dalle sedi delle principali istituzioni e conta circa 35 mila musulmani su 96 mila residenti. A questa zona erano legati la cellula di Vervieres (smantellata nel gennaio del 2015), principale indiziata dell'attentato al Musei Ebraico di Bruxelles del maggio 2014. e i due terroristi che nel settembre del 2011 uccisero il militare e politico afghano Ahmed Shah Massoud, principale oppositore del regime dei talebani. Sempre qui avevano vissuto due dei protagonisti degli attentati di Madrid del 2004, mentre Amedy Coulibaly, il simpatizzante dell'ISIS che uccise quattro ostaggi nel supermercato Kosher di Parigi nel 2015, vi aveva comprato le armi usate nell'attacco. Anche due tra i responsabili degli attacchi di Parigi, Ibrahim e Salah Abdeslam, erano francesi ma vivevano nello stesso quartiere, dove gestivano un bar.

Oggi Giulio Meotti sulle colonne de Il Foglio ripercorre il legame tra Belgio ed Arabia Saudita che rese il Paese fiammingo «il nido del jihad» in Europa. Un rapporto nato nel 1974, nel mezzo della crisi petrolifera, quando il Re Baldovino, stabilendo buoni legami con la monarchia saudita e re Faisal, riconobbe ufficialmente la religione islamica, inserendola nel curriculum scolastico e concedendo il Pavillon du Cinquantenaire, diventato poi la Grande Moschea del Cinquantenario. Fu il primo Paese europeo a fare un passo del genere.



Ma il patto tra i due Paesi sarebbe rientrato in un progetto dell'Arabia Saudita che intendeva diffondere globalmente il wahabismo, «una visione politica che si basa sul monoteismo assoluto (tawhid), il divieto di innovazioni (bid'ah), il rigetto di tutto ciò che non è musulmano, la scomunica dei miscredenti (tafkir) e la lotta armata (jihad)». Dal 1979 le autorità saudite avrebbero investito 60 miliardi di euro in questo programma, mentre un anno prima la Grande Moschea di Bruxelles era stata inaugurata in presenza del re Khaled Abdulaziz Al Saud e del monarca Baldovino. Secondo il massimo islamologo belga e direttore dell'European Network Against Racism Michael Privot «l'impatto dell'Arabia Saudita attraverso la grande Moschea è stato forte». L'esperto afferma che circa il 95% dei corsi sull'Islam è gestito da giovani predicatori formati in Arabia Saudita che diffondono la loro versione del credo wahabita e salafita (la stessa dell'ISIS) in tutto il Belgio «che sta pagando oggi il prezzo di quell'accordo».

Già nel 2013 alcuni documenti pubblicati da WikiLeaks svelavano le tensioni tra Belgio e Arabia Saudita causate dal fondamentalismo diffuso dalla Grande Moschea; l'effetto di quello che viene presentato nell'articolo come un «ricatto suicida» che barattò «greggio in cambio di Islam».

Antonio Lamorte

[22.3.2016 - 12:14]



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