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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Parla Fiorentino

"Il Mann produce film
Napoli prima in Italia"

Il regista napoletano Lucio Fiorentino


«É la prima volta in Italia che un museo decide di produrre dei cortometraggi. E sono onorato di aver raccontato questo dialogo tra cinema e arte. Non nascondo che girare all'interno del Mann sia stata un'emozione unica.» Queste le parole di Lucio Fiorentino, regista partenopeo che ha realizzato una serie di cortometraggi, riuniti sotto il nome "Antico presente", girati all'interno del Museo Archeologico di Napoli.

Come è nata l'idea di realizzare dei corti ambientati interamente al Mann?

Sono stato io a proporre il progetto a Ludovico Solima, uno dei responsabili scientifici del Mann, da sempre molto attivo nella ricerca di una maggiore accessibilità dell'esperienza museale.

Mi affascinava l'idea di fare cinema in un luogo così suggestivo.

In tantissimi film ci sono delle scene girate in un museo, ma con "Antico presente" ho realizzato qualcosa di diverso. Volevo raccontare le opere d'arte attraverso il mezzo cinematografico, ma cambiando la prospettiva. Il focus narrativo non è centrato sui manufatti artistici e sulla loro storia, ma sui visitatori del museo.

Come si è arrivati al risultato finale? Può raccontare qualche dettaglio del percorso creativo?

La mia proposta è stata accettata con entusiasmo. L'obiettivo del nuovo direttore, Paolo Giulierini, è proprio quello di favorire l'utilizzo di nuovi linguaggi. Abbiamo girato i corti a dicembre, approfittando dei giorni di chiusura del museo. Poi, ci siamo occupati della post-produzione.

A fine ottobre, i corti sono stati presentati al Mann in occasione del Festival "Archeocinemann" organizzato in collaborazione con Archeologia Viva e Firenze Archeofilm. Quest'anno per la prima volta il Festival si è gemellato con il museo generando una sessione a Napoli. Nel 2019 questo progetto "Antico presente" girerà il mondo insieme alle mostre. Infatti, verrà sottotitolato in varie lingue tra cui non soltanto l'inglese, ma anche il russo e il cinese.

Nei corti gli attori parlano in lingue diverse. Si è trattato di una scelta precisa?

Sicuramente volevamo rivolgerci a un pubblico internazionale. Negli altri paesi già sono state fatte delle sperimentazioni del genere e, infatti, il rapporto tra cinema e strutture museali è molto più stretto. Mi auguro possa avvenire presto anche qui.

Inoltre, è sorprendente mettere in scena personaggi che parlano lingue diverse e vedere come, dopo un primo momento di paura, si crei una comprensione profonda. Anche se a dir la verità, questi ragionamenti sono frutto di una seconda fase di analisi. All'inizio preferisco lasciarmi trasportare dall'immaginazione. Le storie mi sono venute in mente camminando da solo nel museo. In genere faccio così: do molta importanza all'ispirazione.

Non a caso, uno dei corti si intitola proprio "dell'ispirazione". É giusto interpretarlo come un tema centrale di tutta la serie?

Direi proprio di sì. Nel corto "dell'ispirazione" la protagonista è una violinista che attraverso il contatto con l'Apollo Citaredo ritrova se stessa. Lo sguardo del dio delle arti le ispira una musica che lei compone immediatamente nella sua testa. Ma questo elemento si ritrova anche negli altri pezzi. Nei cinque cortometraggi gli attori si muovono all'interno della struttura e si confrontano con l'arte. Ed è come se si riflettessero in uno specchio: non soltanto si riconoscono, ma scoprono qualcosa in più. Inizia così un profondo percorso di scavo dentro se stessi.

Titti Pentangelo

[9.11.2018 - 09:21]



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