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Il neo-regista Igort

Un film a mia immagine
"5 è il numero perfetto"


Presentato ieri sera, all'interno del Napoli Film Festival, all'Istituto di cultura francese "5 è il numero perfetto" il film diretto da Igort, fumettista di fama internazionale, che, per la prima volta, passa dalla matita alla macchina da presa per dar vita ai suoi "quaderni napoletani", una serie di fumetti ambientata proprio nella città di Partenope. Nel film, un cast da Oscar. Il protagonista, Peppino Lo Cicero, infatti, è interpretato da Tony Servillo, un appassionato di opere prime. Proprio all'incontro che ha preceduto il film, l'attore de "La grande bellezza" ha detto di essere un appassionato di esordi cinematografici: "Mi piace partecipare ai primi film di un regista. L'ho fatto per Garrone e Sorrentino, e sono stato proprio io ad insistere affinchè fosse Igort a dirigere il film tratto dai suoi lavori fumettistici".

Anche l'esordiente alla cinepresa Igort è ritornato sull'episodio, motivando la scelta di dirigere da solo la pellicola: "Sono 10 anni che cercavo di portare il mio personaggio sul grande schermo. In realtà il cinema mi spaventava, perché significa lavorare in una grande orchestra. Io amo di più stare da solo e prendermi i miei tempi. Mi sembrava, però, che gli altri non capissero il tono di ciò che volessi realizzare. E così mi sono messo alla prova".

Tra gli attori, oltre Servillo, anche Valeria Golino e Carlo Buccirosso. La storia è avvincente, un noir, in cui Napoli è protagonista. Non quella conosciuta, ma i quartieri popolari, quelli meno turistici e meno caratteristici, in cui, tra l'altro, piove sempre. Il protagonista è un ex guappo, un uomo che ha chiuso i rapporti con la malavita ma che riscende in campo dopo la morte del figlio. Lì, con il suo compagno di sempre, Salvatore, partirà per la sua personale vendetta, scatenando una guerra che lo porta a chiedersi quanto, in realtà, ognuno di noi possa dire di aver vissuto sempre in modo corretto.

Lo scenario è teatrale, la recitazione a tratti sfiora l'ironico, ma, il film, è anche pulp. Non mancano sparatorie e sangue. Il rosso della vendetta scivola per i palazzi storici della Sanità e di Gianturco, in un crescendo di tensione. Le origini "da fumetto" sono evidenti, il film è diviso in capitoli, cinque come il titolo, e si portano dietro un significato ben preciso: quando non si ha più niente, ci restano comunque due braccia, due gambe e un volto. Questo è ciò su cui bisogna sempre contare. Nella pellicola i rimorsi e i rimpianti per una vita poco vissuta si sentono, così come è evidente un rituale tipicamente napoletano: il caffè preparato ad ogni azione cruciale, diventa il lasciapassare per omicidi e faide.

Il film, che è stato presentato al Festival del cinema di Venezia, ora sbarca a Parigi e in Cina ed è già nelle principali sale italiane.

Elvira Iadanza

[25.9.2019 - 14:54]



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