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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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L'analisi

A 41 anni dal terremoto in Campania
ricordare per fare i conti con la storia


Il 23 novembre del 1980, alle 19:34, una scossa di terremoto di magnitudo 6.9 (X grado della scala Mercalli) distrugge una vasta area compresa tra l'Irpinia, il Salernitano e la Basilicata. Interi paesi, quelli dell'osso d'Italia, vengono rasi al suolo.

2.914 morti, quasi 9mila feriti, 280mila sfollati sono i numeri di una tragedia che non ha paragoni in Italia. La geniale penna del giornalista Antonio Ghirelli riesce già il 30 novembre ad immortalare con sapienza la portata di quell'evento che supera la drammaticità della catastrofe naturale. "Quando le povere vittime saranno sepolte e i colpevoli avranno pagato - scrive Ghirelli - il problema del terremoto, e del Mezzogiorno nel suo complesso, rimarrà per lungo tempo all'ordine del giorno. Alle 19:34 del 23 novembre, la terra non ha tremato soltanto per i derelitti della Campania e della Lucania. La terra ha tremato e continuerà a tremare, per tutti noi, governanti e governati, ladri ed onesti. La storia italiana è cambiata radicalmente e brutalmente la sera del 23 novembre. Più presto ce ne persuadiamo, meno alto e doloroso sarà il prezzo che pagheremo".

E allora a 41 anni da quella domenica sera di novembre, che senso ha ricordare ancora oggi?

Ricordare può servire a fare i conti con una storia che non può essere limitata ad analisi locale, che non si è chiusa con il dolore di quella notte ma che è rimasta aperta e che pesa ancora oggi sulla realtà non solo dei paesi del cratere ma di tutto il Mezzogiorno.

Ricordare può servire a riscoprire il sentimento di unione popolare che accomunò il coraggio e l'altruismo dei volontari che arriveranno da tutta Italia e da tutta Europa in quei paesi arroccati dove i soccorsi dello Stato non erano arrivati. Ricordare può servire a fare luce su una ricostruzione costata 60mila miliardi di lire e che oggi ci ha consegnato intere aree desertificate, spopolate. Ricordare dopo 41 anni potrebbe spingerci a capire cosa accadde in quegli anni del post-terremoto nei quali gli interessi della camorra, delle Brigate Rosse, dei servizi segreti e della politica si intrecciarono attorno agli ingenti fondi stanziati per la ricostruzione. Ricordare dovrebbe riaprire il dibattito per accertare la verità sul caso Cirillo, l'assessore regionale della Democrazia Cristiana, rapito dalla colonna napoletana delle BR nel 1981 e poi liberato dopo l'intercessione del boss della Nuova Camorra Organizzata Raffaele Cutolo, che aveva agito sotto impulso dei servizi segreti.

Ricordare non significa riaprire vecchie ferite, scavare nelle memorie dei sopravvissuti o mostrare con indifferenza il dolore di allora. Ricordare è un gesto collettivo che deve fare un popolo per dare pace alle vittime di quella notte e alle tante vittime delle occasioni perse degli anni successivi. Perché come disse l'allora presidente della Repubblica Sandro Pertini "il miglior modo per ricordare i morti e quello di pensare ai vivi". E forse dopo 41 anni è venuto il tempo di pensare ai vivi.

Claudio Mazzone

[23.11.2021 - 19:17]



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