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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
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Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Freddy Mercury

"Sarò leggenda"


Ventiquattro novembre 1991. Il mondo rimase sconvolto dalla perdita di Freddy Mercury, a causa dell'Aids. Un virus che nessuno ancora conosceva bene. Era omosessuale Freddy e aveva contratto la malattia da uno dei suoi compagni. "I don't want to die, I sometimes wish I'd never been born at all" "Non voglio morire, a volte mi auguro di non essere mai nato". Così scriveva in Bohemian Rhapsody.

Farrokh Bulsara, in arte Freddy Mercury, è stato leader degli altri, prima che di se stesso. Coinvolgente, energico ha avuto grande seguito fin dagli esordi, la fine degli anni Sessanta, quando la gente intravedeva in lui un grande potenziale artistico. Sapeva stare sul palco, dominandolo. Nelle prime interviste diceva: "Non sarà solo un cantante rock, sarò leggenda". Creativo, originale, pieno di talento, e mai mediocre. La novità tradotta in musica. Nuovi sound, nuove visioni della vita. Artista potente e caotico, ha interpretato ogni sua canzone con video che parevano cortometraggi come Radio Ga Ga in cui tutti i componenti dei Queen interpretavano delle casalinghe intente a pulire la casa. Freddy ha rappresentato un ottovolante di emozioni forti grazie ai testi potenti delle sue canzoni. "Sono una stella cadente che salta nel cielo", "La mia anima è colorata come le ali della farfalla", grazie a musiche magistrali e ai suoi camaleontici cambi di look.

Gli stadi, le sue case, sold out e il regalo fatto ai fan, l'album dal vivo registrato al Wembley Stadium di Londra nel 1986. Sul palco dello stadio Morumbi di San Paolo i Queen furono ascoltati da oltre 131.000 spettatori, record assoluto di paganti per un concerto rock. Freddy Mercury era il suo sguardo fiero, lo sguardo di chi la sapeva lunga e la sua uniforme era, come fosse la sua pelle, il lungo mantello rosso regale di pelliccia, la corona e lo scettro. Lui, che si sentiva regina, aveva disegnato questo look alla fine degli anni Settanta.

Era poliedrico Freddy, il frontman per eccellenza. Dalle canotte bianche anni 80, ai capelli lunghi, le unghie smaltate, gli occhi truccati, dalle tutine aderenti e il petto nudo, dalle giacche in pelle, gli occhiali da sole a forma di stella, gli stivali in plastica da pioggia, in seguito i capelli corti e i baffi, la giacca gialla, le magliette scollate aderenti, le sneakers. Per Freddy ogni concerto era anche una sfilata di moda. Canzoni, quasi tutte, che sono rimaste nella storia. We Are the Champion, Don't Stop Me Now, Somebody to Love, Who Wants To Live Forever, The Show Must Go On tutti successi che hanno esaltato la bravura di Freddy e dei suoi musicisti; il chitarrista Brian May, il batterista Roger Taylor e il bassista John Deacon. Era una forza dominante Freddy Mercury, che ha lasciato il gruppo per intraprendere la carriera da solista "the great pretender" lui, il grande impostore. Grande appassionato di lirica, ha collaborato negli ultimi mesi della sua vita con il soprano spagnolo Montserrat Caballè, una delle prime persone a cui rivela di avere l'Aids: "Non mi toccare. Stammi lontano. Sono malato". Freddy Mercury rimane una leggenda, perché questa era la sua volontà, così come aveva previsto da giovane.

Letizia Bambagini

[24.11.2021 - 17:28]



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