InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

No alla violenza sulle donne


Un italiano su quattro pensa che non si possa davvero considerare una forma di violenza 'commentare un abuso fisico subito da una donna affermando che è meno grave perché gli atteggiamenti di lei, il suo abbigliamento o aspetto comunicavano che era disponibile': a pensarlo sono in maggioranza gli uomini (30%), ma anche la percentuale delle donne è significativa (20%).

Il dato, allarmante, è emerso da una ricerca demoscopica realizzata da AstraRicerche e presentata in Senato in occasione dell'evento 'Tutti i volti della violenza', promosso da Rete antiviolenza del Comune di Milano e Gilead Sciences Italia.

I risultati della ricerca sono uno spunto di riflessione per la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne che si celebra oggi.

"È necessario un cambiamento culturale - commenta Diana De Marchi, presidente Commissione pari opportunità-diritti civili e Rete antiviolenza del Comune di Milano - che ci faccia sentire tutti e tutte parte del problema, perché le donne non possono, e non devono, essere lasciate sole ad affrontare la violenza e i maltrattamenti".

Stalking, catcalling, discriminazioni e disparità di genere. La violenza contro le donne non conosce colore, razza, forme e nemmeno confini.

Nei primi sei mesi del 2021, secondo i dati della Rete antiviolenza, sono state circa 2.200 le richieste pervenute da circa 980 donne che hanno beneficiato dei diversi interventi offerti dalla Rete del Comune di Milano.

A confermare il trend negativo, il dato che indica che circa 3 persone su dieci non considerano violenza 'dare uno schiaffo alla partner se lei ha flirtato con un altro': tra le donne, ne è convinto il 20%, mentre la percentuale sale al 40% per gli uomini. Ancora, un italiano su tre non considera violenza forzare la partner a un rapporto sessuale se lei non ne ha voglia: lo pensano circa 4 uomini e 3 donne su dieci.

Preoccupa la sottovalutazione del fenomeno dello stupro. A dare un'idea del quadro ci pensa l'ISTAT. Secondo l'Istituto nazionale di statistica, circa il 5% delle donne 16-70enni (1 milione 157 mila) ha subito uno stupro o un tentativo di stupro, più del 40% degli italiani pensa che questo dato non superi il 3%. A sminuire il problema è soprattutto il target maschile.

Ed è da qui che, forse, si potrebbe (e dovrebbe) ripartire. Dallo studio sono emerse diverse soluzioni per cui gli italiani opterebbero per contrastare il fenomeno. Il primo cambio di direzione, secondo i sondaggi, dovrebbe avvenire nelle scuole, di ogni ordine e grado, promuovendo la conoscenza e il rispetto delle donne. Inoltre, bisognerebbe intervenire sul welfare pubblico: orari di lavoro, offerta di servizi, sussidi per l'acquisto di servizio di asilo nido, riconoscimento del lavoro domestico.

Infine, maggiori investimenti sull'empowerment femminile: il termine anglosassone indica un processo di crescita, sia dell'individuo sia del gruppo, basato sull'incremento della stima di sé, dell'autoefficacia e dell'autodeterminazione per far emergere risorse latenti e portare l'individuo ad appropriarsi consapevolmente del suo potenziale. I percorsi per accrescere tale processo sarebbero di supporto per le vittime di violenza. Tra le iniziative: sostegno psicologico, attività sull'autostima e la consapevolezza, supporto al reinserimento lavorativo e nella società. A gran voce, gli intervistati chiedono una legge che renda obbligatorio un periodo di paternità di 2-3 mesi.

Mattia Ronsisvalle

[25.11.2021 - 06:53]



Email Stampa Facebook Twitter Reddit LinkedIn Pinterest Mix Tumblr Bufferapp




RSS

© 2003/21 Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli · P.Iva 03375800632 · Versione 4.2 · Privacy
Conforme agli standard XHTML 1.0 · CSS 3 · RSS 2.0