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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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La discussione

Terzo mandato per i sindaci?
I favorevoli e i contrari


Si torna a parlare di terzo mandato per gli amministratori locali. Ai presidenti di regione si aggiungono i sindaci.

Gaetano Manfredi ha riacceso la discussione quando, a Firenze, durante un'assemblea della lega per le autonomie, ha offerto un assist invitante a Vincenzo De Luca. Come si ricorderà, infatti, l'estate scorsa il governatore campano ha lanciato una proposta di riforma della legge elettorale regionale che, se approvata, gli consentirebbe di rimanere a Palazzo Santa Lucia fino al 2030.

Le parole di Manfredi

«Serve una riforma del Tuel che elimini una serie di rigidità che oggi impediscono ai Comuni di agire con la flessibilità di cui c'è bisogno, con le assurde limitazioni per i sindaci di ricandidarsi.» Parole accolte dall'unanime sostegno dell'Anci, l'associazione dei comuni italiani, da anni impegnata a migliorare le attribuzioni di un ruolo gravido di responsabilità e oggettivamente difficile da svolgere.

Quanto sarebbe utile ai sindaci il terzo mandato? Senza entrare nel merito delle diverse proposte di legge, questo dibattito si divide in due linee di pensiero. Per i favorevoli, un sindaco ha bisogno di un lungo lasso di tempo per incidere bene sulla macchina amministrativa. Tanto più in contesti difficili e città sommerse di debiti, come Napoli.

Argomenti opposti sollevano i contrari, che vedono nel terzo mandato una forzatura antidemocratica e dunque incostituzionale, che si traduce nel consolidamento di centri di potere opachi, clientelari e familistici, tendenzialmente feudali, corrotti e inefficienti. E gli esempi più eclatanti di questi naufragi democratici sarebbero appunto le amministrazioni del Sud.

Andiamo a vedere i più importanti modelli europei, limitandoci ai sindaci, dal momento che quella dei governatori è vicenda molto critica e lunga, che sarà prossimamente esaminata dalla Corte Costituzionale.

Come funziona in Italia

Per quasi mezzo secolo dall'entrata in vigore della Costituzione, la scelta dei sindaci fu attribuita ai Consigli Comunali, come avviene - e lo vedremo - nei Paesi più grandi dell'Europa continentale. Il Consiglio eleggeva il sindaco per cinque anni, salvo sfiduciarlo in qualsiasi momento in nome del principio di supremazia dell'organo legislativo. Brevi e instabili erano le giunte, come mostrano le amministrazioni partenopee fino alla riforma, salve due eccezioni: Achille Lauro e Maurizio Valenzi.

Il cambio di passo avviene il 25 marzo 1993, quando la legge n° 81 introduce l'elezione diretta delle fasce tricolori.

L'art. 51 Tuel - testo unico enti locali - (DLGS. n. 267/2000), al secondo comma, stabilisce che chi ha ricoperto per due mandati consecutivi la carica di sindaco o presidente provinciale non sia immediatamente rieleggibile.

Il sindaco eletto due volte di seguito non si può ricandidare. Tuttavia, i mandati si azzerano a partire dalla successiva tornata elettorale. Così, negli anni, sono stati rieletti i sindaci di Trieste, Venezia, Palermo e Salerno, amministrata da De Luca per quasi vent'anni, salvo un quinquennio.

Fanno eccezione i comuni con popolazione pari a 5.000 abitanti, che un disegno di riforma governativo potrebbe presto estendere a 15.000.

Cosa accade altrove

E' curioso notare come in Francia, Germania e Spagna l'elezione del sindaco sia indiretta. Infatti, con diversi gradi di formalità e complessità, gli ordinamenti di queste tre importanti nazioni affidano ai Consigli municipali l'elezione dei capi dell'amministrazione.

Francia

Il maire francese è una figura rivoluzionaria, nel senso che vede la sua istituzione all'alba dei fatti del 1789; e di quelli è uno dei lasciti più significativi; gode di grande prestigio nel rapporto con la comunità locale e negli equilibri nazionali. Poiché il maire non si limita alle funzioni proprie del sindaco, molto simili alle nostre, ma presiede il Consiglio comunale ed è da questi eletto a scrutinio segreto, come il vice sindaco. L'elezione, infatti, è formalmente indiretta. Tuttavia, il sistema elettorale a doppio turno, maggioritario e uniforme sul territorio nazionale, garantisce una rigida continuità amministrativa attraverso un premio di maggioranza e liste bloccate. Il maire dura in carica sei anni ed è rieleggibile. Jacques Chirac, ex presidente della Repubblica, guidò Parigi dal 1977 al 1995. E da La Ville spiccò il volo verso l'Eliseo. Il prestigio delle funzioni e la stretta vicinanza alla comunità favoriscono il rinnovo ad oltranza del mandato, soprattutto nelle province rurali.

Spagna

L'alcalde di matrice spagnola e sudamericana è eletto per quattro anni dall'ayuntamiento: ovvero, il consiglio municipale. Privato delle funzioni giurisdizionali che aveva in origine - al-qadi, in arabo, significa "giudice" -, è scelto da un collegio di "grandi elettori" espressione della maggioranza formatasi in Assemblea dopo le elezioni. Dunque, siamo di fronte ad una scelta formalmente e sostanzialmente assembleare. L'alcalde è rieleggibile, ma il terzo mandato può essergli conferito solo da un referendum popolare.

Germania

Il burgmeister è il capo dell'amministrazione comunale e la sua elezione rispetta rigidamente i princìpi dell'ordinamento federale e parlamentare. I grandi elettori usciti dalle elezioni municipali lo designano per un mandato variabile da due a quattro anni, teoricamente rinnovabile senza limiti. Emblematico il caso del socialdemocratico Klaus Wowereit, burgmeister di Berlino tra il 2001 e il 2014. Wowereit fu sfiduciato dal Parlamento della città-stato e costretto a lasciare la vita politica. Non tutti ci chiamiamo Jacques Chirac.

Inghilterra e Stati Uniti

Il mayor anglosassone è il funzionario che ha ispirato la legge di riforma del '93. Eletto direttamente dai cittadini, unitamente al Consiglio, ha potere di revoca sulle ordinanze dell'organo legislativo, predispone il bilancio e in taluni casi presiede l'assemblea cittadina. Il suo mandato è quadriennale, rinnovabile senza limiti.

E' lui il vero sindaco sceriffo che ci vorrebbe, secondo alcune forze politiche. Altri lo considerano un pericolo. E la verità, come sempre, è probabilmente un sottile gioco di equilibrismo politico, amministrativo e sociale.

Stefano Ciccarelli

[2.4.2022 - 07:33]



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