InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Alessandro Barbano

"L'intervista a Lavrov?
Tipica delle tv italiane"


Continua a fare discutere l'intervista di Giuseppe Brindisi, giornalista di Mediaset, al ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, nel corso della trasmissione Zona Bianca.

Ne ha parlato Alessandro Barbano, condirettore del Corriere dello Sport, rispondendo alle domande di Marco Demarco, direttore della scuola di giornalismo di Napoli, durante Studio Mattina a Tv 9.

Lo avresti intervistato il ministro Lavrov?

"Sì. Credo che sia giusto far parlare un regime in questo caso responsabile di una carneficina. Il problema è come si fa un'intervista, su questo c'è molto da dire".

Entrando nel merito, come la giudichi?

"Tipica delle televisioni italiane. Identica, per esempio, a quella che ha fatto Fabio Fazio al presidente francese Macron. In Italia siamo abituati a fare le domande e chinare il capo a prescindere da ciò che dice l'interlocutore".

Per il premier Draghi è stato "un vero e proprio comizio". Sulla base di queste parole, allora quante interviste varrebbe la pena ricordare nella storia della nostra informazione?

"Poche, quelle di Minoli per esempio. Ci vuole una grande preparazione per poter farle, ma in Italia non c'è questa abitudine".

Lo hai raccontato anche in un capitolo del tuo manuale di giornalismo...

"Il fatto-intervista è qualcosa di magico. È fondamentale lo sguardo negli occhi dell'interlocutore, la capacità di pretendere una risposta quando questa viene elusa, ma anche di prevederle per poi metterle in contraddizione con la realtà. Proprio come sarebbe dovuto accadere con il ministro Lavrov".

L'intervista, però, è un compromesso tra ciò che si può ottenere e quello che l'intervistato è disposto a darti.

"Prima del dialogo nasce un affidamento reciproco. Nel corso della discussione poi nascono dei giochi di forza e diventa difficile per uno dei due interlocutori abbandonare il ring".

Allora come si trova il giusto equilibrio?

"Se il compromesso è il megafono significa che l'intervista non la vogliamo. La domanda rischiosa non è un azzardo. Il giornalista deve avvertire il peso della responsabilità, se cede alla tentazione di farsi bello fa un danno enorme".

Concordare la scaletta è corretto?

"No. Posso, però, comprendere che all'interno di una trattativa con un regime ci possano essere rassicurazioni sulle domande, ma nulla vieta che nel corso dell'intervista si tiri fuori una personalità. Altrimenti è meglio mandare i robot".

Ospitare i giornalisti russi nei talk show conviene?

"Sì, ma bisogna avere la capacità di guidare la comunicazione".

Dario Vito

[5.5.2022 - 10:49]



Email Stampa Facebook Twitter Reddit LinkedIn Pinterest Mix Tumblr Bufferapp




RSS

© 2003/22 Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli · P.Iva 03375800632 · Versione 4.2 · Privacy
Conforme agli standard XHTML 1.0 · CSS 3 · RSS 2.0