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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Un orrore lungo 30 anni


Nelle città italiane si ricorda la Strage di Capaci, l'attentato mafioso avvenuto nel 23 maggio 1992 in cui morirono il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Per Palermo e i suoi cittadini il ricordo non è mai abbastanza: ogni anno, il Ministero dell'Istruzione organizza la manifestazione #PalermoChiamaItalia per coinvolgere gli studenti nella celebrazione in onore delle vittime della mafia.

Chi era Falcone

Nato a Palermo il 18 maggio del 1939, Giovanni Falcone ne ha fatta di strada prima di divenire un simbolo della lotta contro la mafia. Vinse il concorso ed entrò nella magistratura italiana nel 1964. A partire dal 1966, e per i successivi dodici anni, fu al tribunale di Trapani, nei primi anni come sostituto procuratore e giudice istruttore.

Nel 1967 istruì il primo processo importante, quello alla banda mafiosa del boss di Marsala, Mariano Licari.

Dopo l'omicidio del giudice Cesare Terranova, nel settembre 1979, nonostante le preoccupazioni familiari, accettò l'offerta che da tanto tempo Rocco Chinnici gli proponeva e passò così all'Ufficio istruzione della sezione penale, che sotto, appunto, la guida di Chinnici divenne un esempio innovativo di organizzazione giudiziaria. Chinnici chiamò al suo fianco anche Paolo Borsellino, che divenne collega di Falcone nello sbrigare il lavoro arretrato di oltre 500 processi. Giovanni Falcone fu giudice istruttore del Tribunale di Palermo fino al 1988, anni in cui ha preso parte al famigerato "pool antimafia".

Attenzione: il Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo è una figura istituita per la prima volta nel 1992, ruolo al quale Falcone si era candidato e la sua nomina si considerava altamente probabile. Il Giudice, infatti, aveva già presentato il curriculum col suo profilo professionale e il 24 febbraio 1992 era già avvenuta la sua audizione avanti la Commissione per il conferimento degli uffici direttivi.

Il 1992, però, è anche l'anno in cui Giovanni Falcone è stato brutalmente assassinato....

Le stragi

In quegli anni si utilizzava il termine 'stragismo' per intendere la strategia terroristica basata sulle stragi messe in piedi da Totò Riina in Sicilia nei decenni precedenti agli anni '90. Ma in quel momento storico Cosa Nostra era debole, un'eventuale nomina di Giovanni Falcone a Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo l'avrebbe resa ancora più fragile e aveva bisogno di eliminare i suoi nemici più forti. Questo fu una delle tante ragioni de 'La strage di Capaci'.

"Eravamo diretti a Favignana per vedere la mattanza dei tonni...ma l'abbiamo vista in anticipo, e i tonni eravamo noi" - queste le parole di Angelo Corbo, uno dei poliziotti sopravvissuto a quel 23 maggio del '92. L'agente ricorda che quel giorno Giovanni Falcone stava tornando a casa dalla capitale romana, come capitava spesso nel weekend, insieme alla moglie Francesca. Era scortato: in macchina con lui sua moglie e l'autista giudiziario Giuseppe Costanza. La macchina di Falcone era preceduta da una Croma marrone, con gli agenti Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Dicillo, e seguita da una Croma azzurra con gli agenti Paolo Capuzzo, Gaspare Cervello e Angelo Corbo.

Le auto presero l'autostrada, dirette verso Palermo. Alle 17:58, al chilometro 5 della A29, nei pressi dello svincolo di Capaci-Isola delle Femmine, il sicario Giovanni Brusca aziona una carica di cinque quintali di tritolo, che era stata posizionata in una galleria scavata sotto la strada. Pochi istanti prima dello scoppio, Falcone aveva rallentato per prendere un mazzo di chiavi dal cruscotto della macchina. Un errore probabilmente fatale che portò le macchine da una velocità di 170 km orari a 120, rendendo così più facile il compito ai suoi carnefici. Lo scoppio, quindi, travolge in pieno solo la Croma marrone. I tre agenti della scorta muoiono sul colpo.

La macchina di Falcone si schiantò contro il muro di cemento e detriti causati dallo scoppio ma era ancora vivo: Corbo e altri due poliziotti che viaggiavano con lui, anche se feriti e sanguinanti, si prepararono a difendere Falcone da un possibile secondo attacco e si armarono come potevano. Il Giudice Falcone morì durante il trasporto in ospedale a causa del trauma cranico, per via dell'impatto contro il parabrezza, e da varie lesioni interne. La moglie Francesca morì invece in ospedale la sera alle 22:00. L'agente Costanza, che si trovava nella macchina con il giudice, rimase illeso. Gli agenti della terza automobile rimasero solo feriti.

Il 25 maggio 1992 si svolsero a Palermo i funerali delle vittime. Le parole pronunciate da Rosaria Costa, moglie dell'agente Schifani, sono rimaste nella storia: "...Rivolgendomi agli uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani, sappiate che anche per voi c'è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare... Ma loro non cambiano... loro non vogliono cambiare..."

Mattia Ronsisvalle

[23.5.2022 - 08:23]



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