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Il processo

Settima udienza per Zaki
Probabile rinvio di tre mesi

Patrick Zaky, photo by Egyptian Initiative for Personal Rights, CC BY-SA 4.0 , via Wikimedia Commons


Patrick Zaki torna in tribunale. Si tratta della settima udienza per lo studente dell'Università di Bologna accusato dal governo egiziano di aver diffuso notizie false. L'appuntamento di oggi però potrebbe concludersi con un nuovo rinvio.

L'arresto

Patrick Zaki è uno studente egiziano di 31 anni, iscritto ad un master in studi di genere presso l'Università Ama Mater Studiorum di Bologna. Per anni è stato attivo in associazioni per la difesa dei diritti umani, come la Egyptian Initiative for Personal Rights (EIPR), e ciò lo avrebbe reso sgradito al governo egiziano.

Il 7 febbraio del 2020, appena atterrato al Cairo dall'Italia per una visita ai parenti, Zaki è stato arrestato all'aeroporto, catturato dagli agenti dei servizi segreti. Per circa 24 ore non si sono avute sue notizie: solo due giorni dopo, il 9 febbraio la EIPR ha comunicato il suo arresto. Da subito iniziano le incoerenze sulla vicenda perché la polizia egiziana sostiene di aver arrestato Zaki l'8 febbraio ad un posto di blocco nel quartiere Jadyala a Mansura.

Le accuse verso lo studente dell'Università di Bologna sono: minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di notizie false e propaganda per il terrorismo. In particolare, il governo del Cairo contesta al trentunenne alcuni post su Facebook in cui Patrick Zaki avrebbe fatto cenno ad una tesi sull'omosessualità e avrebbe incitato contro lo stato egiziano. Inoltre, l'accusa ha usato come prova un articolo firmato da Zaki e pubblicato nel 2019 sul giornale libanese "Daraj" in cui avrebbe citato alcune persecuzioni e discriminazioni subite dalla comunità copta egiziana.

Secondo l'avvocato di Zaki, il ragazzo sarebbe stato bendato e torturato per 17 ore consecutive con colpi allo stomaco e alla schiena. Avrebbe poi ricevuto scariche elettriche e sarebbe stato interrogato sulla sua permanenza in Italia, sui presunti legami con la famiglia di Giulio Regeni e sul suo impegno politico. Tutto ciò è stato negato dalla Procura Generale di Mansura.

Patrick Zaki, dopo essere stato arrestato, ha trascorso 22 mesi di custodia cautelare nel carcere di Tora, al Cairo. Durante questo periodo si sono svolte numerose udienze che prolungavano puntualmente la detenzione preventiva di 15 oppure di 45 giorni. Solo con l'udienza del 7 dicembre 2021 lo studente egiziano ha ottenuto la scarcerazione, in attesa del processo.

Il processo

Patrick Zaki è coinvolto in un procedimento che è iniziato il 14 settembre dell'anno scorso e slitta di mese in mese. L'udienza di oggi, secondo le previsioni, non dovrebbe fare differenza. Secondo quanto riferito all'Ansa da una fonte giudiziaria, infatti, l'appuntamento di oggi davanti all'ala nuova del vecchio Palazzo di Giustizia di Mansura si concluderà con un rinvio di due o tre mesi. Ciò dovrebbe servire a dar tempo di maturare "una decisione politica che congeli completamente il processo e conceda a Patrick la sua totale libertà".

Patrick Zaki non ha rilasciato dichiarazioni oggi, se non parole affettuose nei confronti degli italiani che lo sostengono. Di recente aveva affermato di non avere alcuna aspettativa. Nei giorni scorsi aveva poi sostenuto: "Il mio processo è la mia condanna" perché "senza l'assoluzione non posso affittare una casa, applicare per un lavoro, non posso programmare scadenze a lungo termine. Tutto è congelato".

In aula anche oggi dovrebbe essere presente una delegazione di diplomatici stranieri che, per iniziativa dell'Italia, segue tutte le udienze nell'ambito di un programma di monitoraggio europeo di processi di rilievo per il rispetto dei diritti umani.

Annachiara Giordano

[27.9.2022 - 13:48]



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