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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
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L'esperta

"Il popolo iraniano è tenace"

Liisa Liimatainen


"Le rivolte in Iran non cambieranno il regime. Ciò che emerge ancora una volta, però, è l'incredibile forza di volontà di un popolo che non perde il coraggio e la speranza e che non smette di combattere contro l'oppressore". Sono le parole di chi conosce bene l'Iran, di una donna il cui lavoro l'ha condotta decine di volte in questo paese. Si tratta di Liisa Liimatainen, giornalista finlandese che ha lavorato per più di venti anni per televisioni e radio finlandesi come corrispondente. Profonda conoscitrice del Medio Oriente ha viaggiato molto per documentare la situazione in zone come Maghreb, Balcani e nello stesso Iran. Ha scritto diversi saggi tra cui "Iran: il velo e la sfida" pubblicato nel 2009 e "Iran: la rivoluzione digitale del movimento verde" del 2010.

A distanza di anni Liisa Liimatainen ricorda come le repressioni in Iran contro il modo di vestirsi delle donne non siano un fatto nuovo. "È già dal 2017 che le autorità iraniane si scagliano contro il 'bad hijab', ovvero quello che è considerato un uso improprio del velo", dice la giornalista. I suoi ricordi viaggiano ancora più indietro: già dal '97, quando mise piede in Iran per la prima volta come corrispondente, le donne iraniane lottavano per rivendicare i propri diritti. "Si tratta di donne estremamente coraggiose", commenta la giornalista.

Oggi il movimento delle attiviste è molto audace. Tante le donne che volutamente indossano in maniera parziale l'hijab in segno di protesta. Lo si vede in questi giorni in seguito alle brutali uccisioni delle giovanissime Mahsa Amini e Hadith Najfi. Mahsa, appartenente alla minoranza curda iraniana, è morta tre giorni dopo essere entrata in coma in un centro di detenzione a causa delle possibili torture e maltrattamenti inflitti. Arrestata a Teheran per non aver indossato correttamente l'hijab non è uscita più dal centro di detenzione. Ai familiari è stato detto che è morta di infarto ed è stato proibito vederne la salma. Hadith Najafi, invece, è stata uccisa da sei proiettili nella città di Karaj. La donna, che compare in un video in cui si legava i capelli senza usare il velo, è diventata simbolo della protesta.

Secondo l'analisi di Liisa Liimatainen nella politica iraniana si alternano in maniera ondulatoria governi moderati e governi conservatori. Adesso al potere vi è l'ala ideologica fortemente conservatrice che tenta di disciplinare il paese. Da qui le violente repressioni. Inoltre, le strutture politiche elette sono controllate da quelle nominate. "Dall'altro canto, però - continua la giornalista - la società civile iraniana è forte e continua a combattere per i propri diritti nonostante le condizioni molto dure. Chi è stato in Iran lo sa".

Le donne iraniane che scendono in strada sono ben consapevoli dei rischi a cui vanno incontro: sanno di rischiare la vita e che la polizia potrebbe sparare a vista. "Si tratta di donne sveglie e capaci - commenta Liisa Liimatainen - che come simbolo di protesta scelgono di dismettere l'hijab o addirittura di bruciarlo".

E se i social sono diventati strumento di protesta non sono nuovi gli iraniani al loro utilizzo, anzi, ne anticipano alcune tendenze. La giornalista finlandese ne parlava già dieci anni fa in uno dei suoi libri.

Secondo l'ex corrispondente, ciò di cui l'Iran necessita ora, è appoggio e comprensione da parte dall'Occidente. Sul tema sono sensibili i tanti iraniani in diaspora nel mondo. Il grande pubblico occidentale, invece, non è molto informato e pertanto meno attento.

Raffaella Grimaldi

[28.9.2022 - 17:22]



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