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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Il ricordo di Siani

"Le nostre estati insieme"


Conoscere il giornalista Siani non è difficile. I suoi articoli e le sue battaglie sono scalfiti nella storia del giornalismo. In pochi, però, possono avere il privilegio di rispondere alla domanda: Chi è stato Giancarlo? Lo può fare Maria Pia Rossignaud, sorella di Daniela, il vero amore del cronista napoletano assassinato il 23 settembre 1985 per mano della camorra.

"È stato il mio più grande antagonista nelle sfide a flipper durante le estati trascorse insieme a Vico Equense con suo fratello Paolo e mia sorella".

Che ricordo hai di lui?

"Era altruista e ironico. Un amico con il quale ho condiviso una parte importante della mia vita. Aveva a cuore il destino dei meno fortunati. Non è morto per un tesserino, ma per raccontare la verità alle persone. È stato lui a introdurmi in questo mondo".

Come?

"Facendomi scrivere per il giornale della curia di Napoli Nuova Stagione diretto da Guelfo Fiore, così sono diventata pubblicista".

Ti dava qualche consiglio sulla scrittura?

"Il contrario. Eravamo ambiziosi, tra di noi c'era una sana competizione. Discutevamo spesso dei miei pezzi. Mi sfotteva dandomi della giornalista "figlia di papà", mentre lui era quello che andava sul campo" [ride, ndr].

Che tipo di rapporto aveva con tua sorella Daniela?

"Erano due ragazzi innamorati e spensierati che immaginavano di potersi costruire una vita insieme. Mia sorella amava pensare che la casa di nostro nonno, in via Cimarosa, potesse diventare la loro".

Hai ritrovato delle similitudini nella coppia interpretata da Libero De Rienzo e Valentina Lodovini nel film Fortapàsc?

"Quando l'ho visto mi sono molto emozionata, mi è sembrato di rivedere il vero Giancarlo. Non credo che sia stata colta completamente l'essenza di mia sorella, ma ci può stare visto che non era la protagonista".

Secondo te si sarebbero sposati?

"Mi piace pensare di sì perché grazie a me si sono rivisti dopo le estati adolescenziali e, spesso, mi escludevano dalle loro fughe in barca".

Preferiva una gita in barca con lei o stare in mezzo alla strada per raccontare i fatti?

"Come tutti i giovani cedeva volentieri alle tentazioni dell'amore, ma il lavoro era la sua priorità costante".

Si è raccontato di un Giancarlo intimorito nei suoi ultimi giorni di vita, quasi come si aspettasse di morire. Si è mai confidato con voi di qualche sua paura?

"Forse nel film quella rappresentazione è un po' eccessiva. Per quello che mi ricordo viveva la sua vita tranquillamente, faceva il giornalista senza palesare nessun timore. Ti racconto una cosa...".

Dimmi.

"Quando lui era "abusivo" al Mattino, io stavo facendo lo stage. Capitava spesso di uscire insieme tardi dalla redazione e andavamo con la sua Mehari a Vico. Per come l'ho conosciuto, se avesse avuto qualche tipo di preoccupazione non si sarebbe mai permesso di mettermi in pericolo".

Che cosa ha significato per te la sua morte?

"Ha cambiato la mia vita. Ho deciso di abbandonare Il Mattino anche per rispetto di mia sorella quando probabilmente sarei stata assunta. Ci sono stati dei momenti di vuoto e ho pensato anche di smettere con questa professione, poi le cose nella vita si aggiustano e ho iniziato al Roma".

Nella tua carriera professionale hai mai incontrato qualcuno che potesse essere un suo degno erede?

"Impossibile. Giancarlo è congelato nel mio cuore e non potrei paragonarlo con nessun altro".

Se avessi la possibilità di rivederlo per pochi secondi, che cosa gli diresti?

"Lo abbraccerei e gli direi: Ciao, andiamo a recuperare mia sorella?" [anche lei non c'è più, ndr].

Dario Vito

[30.9.2022 - 08:49]



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