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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Pd in liquidazione
Cambi di casacca all'ordine del giorno


Il passaggio dell'ex sindaco di Novara Andrea Ballarè ad Azione è l'ultimo in ordine di tempo dei numerosi cambi di casacca tra esponenti locali del Pd. Un partito che fatica a riprendersi dalla botta delle recenti elezioni e che, smarrito, sembra andare verso la sua fine nonostante gli sforzi per organizzare il Congresso per eleggere un nuovo Segretario.

L'annuncio ufficiale del passaggio di Ballarè ad Azione è arrivato in una conferenza stampa mercoledì scorso, ma i segnali di un "matrimonio" ormai consumato con il Pd erano già nell'aria, a partire dalla sconfitta elettorale del 2016. Consigliere comunale per i cinque anni successivi, Ballarè, renziano della prima ora, sembrava essersi defilato dalla politica, poi, invece, il ritorno in scena nel Terzo polo dove ha trovato tanti compagni di partito fuoriusciti dal Pd. Primo fra tutti De Stasio, ex Segretario provinciale del Pd, incarico che ora riveste in Azione di Carlo Calenda.

"Il Pd non era più casa mia, in Azione c'è più franchezza", così ha motivato l'ex primo cittadino di Novara il suo cambio di casacca. A spingerlo nella nuova direzione anche "l'idea che Italia viva di Renzi e Azione di Calenda possano diventare una cosa sola" e magari rivivere i tempi d'oro che Ballarè ricorda nostalgico, quando Renzi, dopo la spallata a Enrico Letta (Enrico stai sereno), riuscì a portare il partito al 40%.

La diaspora nel Pd sembra ormai accelerare il passo. Prima di Ballarè altri sindaci e amministratori locali hanno lasciato. La lista da Nord a Sud è lunga e conta nomi pesanti in termini di voti.

Al Nord, su Milano c'è il consigliere comunale Carmine Pacente che è passato con Calenda e poi c'è il caso di Federica Fogolin, consigliere comunale di San Vito in Tagliamento, in Provincia di Pordenone, che è passata con Renzi.

A Firenze, dove Matteo Renzi gioca in casa, troviamo la consigliera Pd Barbara Felleca (ora con Iv), mentre l'eurodeputato Giosi Ferrandino è entrato in Renew Europe, composta da Pd e Azione. L'eurodeputato ha incolpato il Pd della mortificazione delle realtà locali" e "delle scelte disastrose sulle candidature". Sulla scelta dell'eurodeputato ha pesato anche la prospettiva di un "legame forte tra Pd e Cinque stelle", fattore quest'ultimo che ha condizionato altri sindaci. "Mi sento smarrito in un partito che non solo non esprime una visione univoca e definita su temi cruciali per il futuro del nostro Paese ma lancia temi spesso contraddittori, dall'economia ai diritti civili, dalle politiche del lavoro ai giovani", ha detto il sindaco di Bagno a Ripoli, in provincia di Firenze, Francesco Casini che ha mollato anche lui il Pd per IV una settimana fa.

Al Sud anche la lista dei transfughi ha nomi di rilievo. Tra gli altri, in Basilicata, il sindaco di Lauria (in provincia di Potenza) Gianni Pittella, già ex vicepresidente del Parlamento europeo e capogruppo Pd al Senato nella scorsa legislatura. Il suo addio al Pd in una lunga lettera sfogo postata su facebook l'estate scorsa, poco prima delle elezioni nazionali del 25 settembre. "La lunga strada nel Pd per me finisce qui. Molte delle ragioni politiche e culturali che mi avevano indotto a scegliere di contribuire alla sua fondazione e poi a candidarmi alla segreteria del partito mi appaiono in questa fase storica più sbiadite e incerte", scriveva Pittella. "Rivendicavo - aggiungeva - la necessità di accentuare il carattere riformista e rifondatore del partito, compiendo scelte nette e moderne su temi strategici, quali sviluppo, indipendenza energetica, mercato del lavoro, giustizia e garanzie per i cittadini".

"Ho avuto per risposta una certa ondivaga tiepidezza, per lo più per non collidere con le posizioni tradizionali della sinistra massimalista o dei Cinque stelle", concludeva Gianni Pittella definendo il Terzo Polo di Calenda e Renzi "embrione di speranza". Suo fratello, Marcello Pittella, ex governatore lucano Pd passato anche lui con Azione, ha ottenuto nelle scorse elezioni più di trentamila preferenze.

Un'emorragia di voti per il Pd che sabato 19 novembre con l'Assemblea nazionale a Roma per l'avvio della stagione congressuale, organizzata non senza polemiche tra i membri del partito sulle modalità da remoto o meno, inizierà, forse, a guardare in faccia la realtà della profonda crisi organizzativa e d'identità che lo attanaglia.

Lucia Stefania Manco

[18.11.2022 - 13:33]



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