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Castellammare, nuovo sequestro
di legna per i falò dell'Immacolata


Nuovo duro colpo per i "fuocaracchi", i tradizionali falò dell'Immacolata a Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli. Sequestrate dalla polizia 24 tonnellate di legna raccolta in occasione della ricorrenza folkloristica.

Il sequestro

Le 24 tonnellate di legna sono state requisite nella giornata di ieri dagli agenti del commissariato di Castellammare e dal personale della polizia locale. I poliziotti inoltre hanno identificato 64 persone, di cui 14 con precedenti, e hanno controllato 38 veicoli nel corso di una operazione di controllo straordinario del territorio messa in atto nella giornata di ieri.

Una attività simile delle forze dell'ordine era avvenuta anche nella giornata di martedì scorso. Il risultato è stato il sequestro di 26 tonnellate di legna rinvenuti nei rioni della città. Sono giorni che gli uomini della polizia setacciano i quartieri, insieme alla ditta incaricata della raccolta e dello smaltimento del legno. Operazioni del genere si ripeteranno con frequenza fino al 4 dicembre e saranno intensificate nei giorni immediatamente precedenti l'Immacolata. Questi atti mirano a bloccare le iniziative non autorizzate, che portano all'accensione di falò illegali nei rioni. L'unica attività legittimata dalle istituzioni locali è quella che si svolgerà sull'arenile e che ogni anno attira migliaia di cittadini e turisti sul lungomare di Castellammare di Stabia.

I "fuocaracchi"

L'usanza, che si rinnova ogni anno la sera che precede l'Immacolata, il 7 dicembre, prevede la disposizione di grandi quantitativi di legna in pile a cui viene poi dato fuoco. La tradizione si fonda su una leggenda diffusa nella cittadina in provincia di Napoli. Si narra infatti che, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, un pescatore sia sopravvissuto a un nubifragio per una grazia della Madonna. Il superstite, che secondo alcuni si chiamava "Luigi" ma è spesso identificato come "Chiavone", sarebbe stato portato in salvo da alcune persone sulla cosiddetta "banchina 'e zi' Catiello", che avrebbero incendiato i frammenti dell'imbarcazione del pescatore per riscaldarlo. Da allora, ad ogni vigilia dell'Immacolata, si accendono i falò per ricordare la grazia della Vergine e ringraziarla.

I "fuocaracchi" sono preceduti da un'altra usanza folkloristica-religiosa, quella della "voce" di "fratiélle e surèlle". Il pescatore graziato dalla Madonna e i suoi soccorritori, dopo il naufragio, avrebbero iniziato a diffondere il racconto di quanto avvenuto, invitando "fratelli e sorelle" a rinnovare la fedeltà alla Madonna. In memoria di questo episodio leggendario, nei dodici giorni che precedono la festa dell'Immacolata Concezione alcuni gruppi di stabiesi girano per le strade della città intonando il canto di lode alla Vergine.

Annachiara Giordano

[2.12.2022 - 12:20]



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