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Il karate uno sport per tutti
Ragazzi down e autistici sul tatami


"Lo scopo del progetto IKONS Inclusive non è solo insegnare karate alle persone disabili ma migliorare la loro coordinazione, la capacità di relazionarsi con l'altro e favorire il processo di inclusione", dice con orgoglio Fabio Verdone docente e insegnante di Karate presso l'Università degli Studi di Roma "Foro Italico".

Mission del progetto è formare tecnici in tutta Italia in grado di poter insegnare karate alle persone con disabilità. Il Progetto IKONS, di cui l'Università del Foro Italico è capofila, è cofinanziato dal programma Erasmus+ dell'Unione Europea e coinvolge 5 Paesi europei (Austria, Belgio, Italia, Romania e Ungheria).

"L'idea nasce nel 2014 quando ci si rese conto che la Fijlkam (Federazione Italiana Judo Lotta Karate Arti Marziali) non aveva una regolamentazione ad hoc per gli atleti disabili", racconta Verdone. Un altro problema era la mancanza di formazione degli istruttori. "L'esigenza, dunque, era regolamentare le competizioni e stringere rapporti con il Comitato paraolimpico", sottolinea l'esperto. Il metodo che si scelse di utilizzare fu quello del belga Eric Bortels. La novità sta nell'usare pittogrammi, colori, disegni e simboli con la finalità di ottenere una stimolazione cerebrale che consenta un corretto uso del respiro e del movimento. Inizialmente il programma ha interessato i ragazzi affetti da sindrome di down e successivamente è stato ampliato anche ai disturbi dello spettro autistico.

La fase di formazione dei tecnici segue quella di monitoraggio. "Dopo la formazione non lasciamo da soli gli istruttori: monitoriamo a distanza con lo scopo di verificare che tutti i passaggi vengano eseguiti correttamente. Se così non fosse l'atleta disabile potrebbe disorientarsi", spiega Fabio Verdone.

Il corso si è svolto in modalità mista con due incontri in presenza. I moduli teorici sono stati condotti dal dott. Maurizio Saravalli e dalla prof.ssa Paola Sbriccoli che è anche coordinatrice del progetto.

Ai partecipanti è stato spiegato il metodo Bortels: una sequenza di esercizi da applicare, una sorta di protocollo. In base alla sensibilità dell'istruttore si possono apportare piccole personalizzazioni.

Alla fase di formazione e monitoraggio segue una di osservazione e studio. Verdone racconta che sono stati somministrati dei questionari alle famiglie degli atleti disabili e anche agli istruttori per capire gli esiti del progetto. L'indagine dimostra che il 100% delle famiglie è soddisfatta dell'esperienza e il 94% la ripeterebbe. Ciò che più conta sono i risultati ottenuti negli allievi. Le famiglie riconoscono, infatti, dei cambiamenti notevoli: migliora la postura, la coordinazione, si ottiene dimagrimento, tonicità, in alcuni casi scompaiono le stereotipie e si acquisisce consapevolezza corporea. Non da meno migliorano le capacità di relazionarsi con gli altri. A questi risultati, confermati dai tecnici, si aggiungono il miglioramento dell'autostima e della memoria.

Il team del progetto Ikons nella Giornata internazionale delle persone con disabilità, che ricorre il 3 dicembre, può sentirsi orgoglioso del lavoro svolto e dei risultati ottenuti.

Lo sport, dunque, oltre a confermarsi come stile di vita, diventa strumento indispensabile per migliorare la qualità della vita dei ragazzi disabili.

Raffaella Grimaldi

[2.12.2022 - 18:36]



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