InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
rss
Fondazione Terzo Pilastro
la Feltrinelli
il master gerenza contatti

Un libro-ricerca

"Il precariato è anche un'occasione"


Venti giovani che alla fine ce l'hanno fatta. Venti storie di stage, contratti a termine, collaborazioni sottopagate. Sono i protagonisti del libro "Precari e contenti" di Angela Padrone, vice-caporedattore centrale del Messaggero. L'autrice lo ha presentato a Roma ricordando che "il precariato è anche un'occasione".

Perché pensa che il precariato sia uno spauracchio?

È dagli anni Settanta che la disoccupazione colpisce duramente, soprattutto quella intellettuale. Per aiutare il mercato del lavoro negli ultimi anni è stata introdotta la flessibilità legale. Prima c'era il precariato "in nero". Però le aspettative di una società ricca non sempre vengono soddisfatte da un sistema che penalizza i giovani e resta rigido e ipergarantista con lavoratori e pensionati.

Quali sono gli aspetti positivi e negativi del precariato?

La flessibilità ha contribuito a creare tre milioni di nuovi posti di lavoro, che non è poco su 20 milioni di lavoratori. Ma senza sussidi ai giovani, formazione, trasparenza nel mercato, può trasformarsi in precariato.

Lei parla di precariato come opportunità. Quali sono le prospettive concrete?

Le opportunità ci sono, la disoccupazione è al minimo storico degli ultimi trent'anni. Il problema è alzare la qualità del lavoro. I giovani devono sforzarsi di non finire su binari morti, sfruttare scuole e università, stage e master. Se le opportunità non si presentano "vicino casa" bisogna spostarsi ed essere umili e testardi. Cogliere le occasioni è un'applicazione dell'intuito e della furbizia.



In quali settori i giovani riescono più facilmente a emergere?

Non si può fare un elenco breve. L'importante è seguire il proprio demone: nel mio libro si parla di stallieri, maestre, così come di matematici, ingegneri e giornalisti.

E nel giornalismo? Che prospettive ci sono per i giornalisti precari o per chi non può ancora definirsi tale?

Gli editori hanno ridotto il numero dei giornalisti dipendenti. Ci sono nuovi media, ma la strada è una delle più dure. La deve seguire solo chi ha una motivazione molto forte e capacità notevoli. Consiglio in ogni caso una seria scuola di giornalismo

Qual è stato il suo percorso lavorativo? Ha conosciuto il precariato?

Era il 1983 quando mi sono laureata in Filosofia e sono entrata al Messaggero con uno stage nel 1988. Mi hanno assunta un anno dopo, ma anche allora c'era gente che rimaneva precaria per anni. La disoccupazione era un incubo e non c'erano neanche i call-center per guadagnare qualcosa in attesa di tempi migliori. Nel libro racconto anche la mia storia, credo che il confronto sia utile. Ovvio che i ventenni non sanno quello che abbiamo passato noi negli anni '80.

Ha presentato il suo libro a Roma. Prevede incontri in altre città? Non è facile girare per l'Italia a presentare un libro: devo lavorare al Messaggero 12-13 ore al giorno. Però mi piacerebbe venire a Napoli, dove la situazione del mercato del lavoro non è semplice, per ascoltare i giovani napoletani e i loro problemi.

Claudia Ceci

[21.12.2007 - 15:06]



Email Stampa Facebook Twitter Google+ Digg Reddit LinkedIn Pinterest StumbleUpon Tumblr Bufferapp




rss

© 2003/17 Università degli Studi Suor Orsola Benincasa Napoli · P.Iva 03375800632 · Versione 3.1 · Privacy
Conforme agli standard XHTML 1.0 · CSS 3 · RSS 2.0