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IL MASTER GERENZA CONTATTI

Vittime di mafia

In un fumetto la storia di Impastato


Peppino era un "giullare maledetto". Attaccava la mafia con la satira ma allo stesso tempo era una persona malinconica che scriveva poesie tristi ma bellissime.

La matita di Lelio Bonaccorso e la penna di Marco Rizzo, due giovani siciliani, raccontano la storia di Peppino Impastato, giornalista e attivista politico siciliano, ucciso la notte del 9 maggio '78 dalla mafia. Il fumetto, "Peppino Impastato: un giullare contro la mafia", della casa editrice Beccogiallo uscirà il prossimo 6 maggio in libreria.

Lo sceneggiatore è Marco Rizzo che ha vinto il Premio Attilio Micheluzzi al Napoli Comicon 2008 per un fumetto dedicato a Ilaria Alpi. Ci racconta il suo rapporto con il personaggio di Impastato.

"È una figura che cattura il pubblico. Anzitutto, la sua ribellione è doppia: contro Cosa nostra e contro il contesto mafioso in cui era calata la sua famiglia".

Quali difficoltà hai incontrato nel raccontare il personaggio?

"Non è stato facile inquadrarlo in alcune linee e poche battute.Per scrivere devi riuscire a entrare nella testa del personaggio, farlo tuo e quando scrivi scene forti come quella della sua morte, spesso ti commuovi. Comunque, è stato utilissimo il confronto con uno dei suoi più cari amici Salvo Vitale e col fratello, Giovanni Impastato".

Cosa c'è di diverso tra il fumetto e il film del 2000 sulla vita di Peppino Impastato?

"Il film "I Cento passi" raccontava la sua storia in maniera lineare. Sarebbe stato sciocco ricalcare lo stesso modello. Abbiamo pensato di definire la storia di Peppino attraverso il racconto di chi lo ha conosciuto: il fratello, la madre, l'amico e il sindaco di Cinisi".

Sembra che il ruolo di mantenere viva la memoria sia demandato alla cultura. Sei d'accordo?

"Questo è un Paese che dimentica troppo facilmente e un'iniezione di memoria attraverso prodotti culturali quali libri o film fa solo bene. Certo, spetterebbe anche ai politici di aiutarci a ricordare invece di occuparsi di farci dimenticare altro".

Pensi che le fiction tv come il 'capo dei capi' alimentino il "mito del boss"?

"Da grande fan dei Sorpano e della saga del Padrino non credo che un film possa creare un mito negativo. Se un ragazzo dello Zen o di Scampia spaccia è perché non ha lavoro e trova più facile guadagnare con la droga che "faticà". È una questione di contesti. Quando si parla di persone come Riina, che scioglieva le persone nell'acido, non si può essere morbidi o compiacenti. Anche nel fumetto ci sono delle scene cruente".

Il tuo fumetto è stato presentato al Comicon di Napoli. Che risposta hai avuto dai lettori?

"Abbiamo esaurito tutte le copie che avevamo con noi. I primi commenti sono stati positivi ma aspetto di conoscere anche il parere dei miei conterranei a Palermo, Trapani e Cinisi. Presentare questo fumetto di fronte a parenti e amici di Peppino sarà un'esperienza unica".

Laura Conti

[4.5.2009 - 13:09]



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