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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Da Italia '90 a oggi

Processo al San Paolo


Costruito nel 1959, lo Stadio San Paolo subisce la maggiore ristrutturazione in occasione dei mondiali di calcio del 1990, tenuti in Italia. I lavori vengono avviati nel marzo del 1988, sulla base di un progetto che prevede una spesa di 51 miliardi di lire per i lavori all'interno della struttura, ai quali si sommano 40 miliardi per la costruzione di un megaparcheggio raggiungibile dal tunnel stradale realizzato tra via Cinthia e piazzale Tecchio.

Dopo pochi mesi i fondi stanziati salgono a 75 miliardi, viene abbandonata l'intenzione di mantenere la capienza originaria di 85mila spettatori e si opta per la costruzione di un terzo anello che faccia parte della stessa struttura di copertura.

L'incertezza sull'evoluzione del progetto e sulla reale entità dei fondi stanziati e realmente sfruttati attira subito l'attenzione della magistratura. Nel 1992 il gip Angelo Spirito accoglie le richieste del pm Isabella Caselli e decide di processare 11 personaggi eccellenti del panorama politico e imprenditoriale napoletano per truffa aggravata, abuso d'ufficio e falso ideologico.

Gli imputati sono l'ex sindaco socialista Pietro Lezzi e l'ex assessore democristiano Aldo Perrotta, l'ex segretario generale Arcadio Martino e l'ex ragioniere capo Dario Sassolino, tra gli imprenditori l'allora presidente dell'Unione provinciale degli industriali Salvatore Paliotto, Bruno e Marino Brancaccio e Domenico Freda (tutti impegnati nei lavori); l'ex subcommissario straordinario Francesco Gagliardi, l'ingegnere comunale Gaetano Perrella e il direttore dei lavori Marcello Picone.

Gli indagati, secondo il pm, hanno indotto in errore il Comune di Napoli e il ministero del Turismo e Spettacolo sull'entità dei costi di ristrutturazione. Dopo aver fatto elaborare agli uffici tecnici comunali un progetto di massima dai costi contenuti e senza uno studio adeguato, il progetto viene cambiato in corso d'opera. I costi sono lievitati senza copertura finanziaria con guadagno d'impresa e un ingente danno patrimoniale per il Comune che è costretto ad affrontare una spesa di gran lunga superiore a quella preventivata. Il costo totale della ristrutturazione del massimo impianto sportivo partenopeo è di 140 miliardi di lire.

Il processo si chiude nel 2006. Dopo undici anni nessuna condanna, tutto si conclude con assoluzioni o prescrizioni.

Nel frattempo altre ristrutturazioni sono portate a termine per tamponare il progressivo decadimento della struttura. Nel settembre del 2001 un nubifragio si abbatte sul capoluogo campano (provocando anche due morti). Il San Paolo resta inagibile per mesi a causa dell'allagamento dei sotterranei, dovuto sia alla posizione (situato nel punto più basso di Fuorigrotta arrivano tutte le acque che scendono dal vicino Monte Sant'Angelo) sia al sottopassaggio di via Cinthia che comunica direttamente con la struttura.

La legge Pisanu del 2007 costringe poi alla costruzione dei famosi tornelli e di un sistema di prefiltraggio antistante lo stadio, che complica ulteriormente l'accesso agli spettatori. Nel 2009, infine, viene decisa la definitiva chiusura del terzo anello costruito nel 1990: i tifosi che saltano causano pericolose oscillazioni ai palazzi vicini. Considerando anche lo stato fatiscente della copertura, tutte le innovazioni introdotte nel 1990 hanno nel frattempo perso la loro utilità, con l'unica differenza rispetto ad allora che oggi i costi di manutenzione che il Comune di Napoli deve sostenere si aggirano intorno ai 2 milioni di euro l'anno.

Marco Cavero

[8.2.2010 - 19:18]



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