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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Greppi dell'Agcom

Con la nuova direttiva
finirà lo sfruttamento

Giorgio Greppi


Giorgio Greppi è il vicedirettore della direzione contenuti audiovisivi dell'Agcom ed è un esperto in materia di diritti digitali. Ha partecipato al convegno "Il Giurista e le sfide delle nuove tecnologie" tenutosi all'Università Suor Orsola Benincasa ieri pomeriggio.

La nuova direttiva europea sul Copyright ha diviso le opinioni degli internauti. Lei come la valuta?

Positivamente, soprattutto alla luce del rischio che non venisse mai approvata a seguito delle polemiche. Non sono però del tutto soddisfatto: il legislatore comunitario poteva fare uno sforzo in più verso la tutela dei contenuti delle opere.

Moltissime fonti, fra cui anche Wikipedia, affermano che le disposizioni europee porteranno ad una censura del web. C'è qualcosa di vero?

No. Non ci sarà nessuna censura di Internet a causa di questo provvedimento. Anzi, sono previste tutte le eccezioni possibili sulle modalità di utilizzo dei contenuti. Non bisogna poi fare confusione: la direttiva riguarda esclusivamente la distribuzione legale di contenuti legali. Una cosa diversa è l'attività di contrasto dei siti pirata: in futuro sicuramente andrà fatto qualche intervento in tal senso.

Passiamo agli autori: come cambieranno i rapporti con i servizi di news online?

Fino ad oggi si è instaurato un rapporto di carattere contrattuale fra sito web e distributore secondo il modello della revenue share (il sito web guadagna in base al numero di click sulle pubblicità ospitate su ogni pagina, ndr).

In questi contratti, però, l'autore sottoscrive accordi sempre molto svantaggiosi e gran parte dei guadagni finiscono al servizio che fornisce pubblicità: l'Europa è intervenuta proprio per contrastare questo disagio.

La direttiva vuole infatti imporre dei vincoli di negoziazione a Google, che è fra le imprese più importanti al mondo per fatturato, interessi e posizione strategica. Il problema è che il testo di legge contiene espressioni molto blande in merito. Per giunta, bisogna anche vedere come gli stati membri della UE recepiranno la direttiva.

E' stato introdotto anche l'equo compenso. In pratica, se un giornalista non viene pagato equamente, può fare causa a Google o chi per lui?

Potenzialmente sì. Si vuole porre fine ad una posizione di sfruttamento di tutti i distributori di news.

In risposta potremmo però rischiare l'introduzione di un servizio di news a pagamento?

Non credo, il modello di news a pagamento non è vincente. Il rischio concreto è che Facebook o Google comincino a dare visibilità agli editori in base al numero di click (e conseguenti guadagni, ndr) che riescono a generare sulla loro piattaforma.

Attenzione: non si parla di censura, ma di scelta commerciale. Ovviamente ne farebbero le spese gli editori più piccoli.

Ed i blogger più famosi come Salvatore Aranzulla che destino avranno? In Italia c'è grande ambiguità nella distinzione fra blog e testata giornalistica.

Un blog molto visitato come quello di Aranzulla sarà sicuramente interessato dalla direttiva perché i suoi sono contenuti editoriali a tutti gli effetti ed avrà diritto ad un compenso: pubblica con regolarità tutti i giorni. I piccoli blog invece sono fuori da questo discorso.

I blog importanti saranno allora equiparati alle testate giornalistiche, un po' come se i blogger fossero editori di sé stessi?

Sì, il futuro sarà questo.

Federico Norberto Quagliuolo

[14.9.2018 - 12:49]



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