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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Cafiero De Raho

Non lasciamo i cronisti
soli contro le mafie


«Quando parliamo della libertà parliamo della libertà di stampa che è il primo diritto in una democrazia». Il procuratore nazionale antimafia Cafiero De Raho è intervenuto al "Premio Giancarlo Siani" e ha portato ad esempio proprio il giornalista napoletano ucciso dalla camorra nel 1985. «Resta per tutti noi - ha detto - il simbolo della libertà per il suo impegno, già da cronista precario e senza tutele, su tematiche che allora erano di importanza stratosferica». Siani toccava temi che altri evitavano. E lo faceva da precario, senza tutele.

«Tenere alta l'attenzione - ha affermato De Raho - è decisivo. Quando tanti editori parlano così poco di mafie mi domando se effettivamente non siano in qualche modo condizionati. E di questo ci dobbiamo preoccupare. Tutto ciò che c'è di bello nella nostra società viene inquinato dalle mafie, quindi, non richiamare l'attenzione su questi temi e non affrontarli in modo deciso è molto grave». Le poche penne che portano avanti un'attenta e accurata attività giornalistica dai territori sono spesso precarie - come fu Giancarlo Siani - e rischiano in prima persona restando voci solitarie senza l'appoggio di colleghi e cittadini e diventando l'obiettivo delle mafie. Le mafie - ha continuato De Raho - vogliono il silenzio. Quindi, è evidente che i giornalisti che abbattono la barriera del silenzio sono i nemici delle mafie». Nemici da minacciare e intimidire, con le armi, con gli attentati o con le querele.

Il 2017 si è chiuso con 423 casi all'attivo di giornalisti minacciati, stando alle stime dell'Osservatorio Ossigeno. Oltre 70 soltanto nei primi mesi del 2018. Tra di loro, molto spesso precari o blogger free lance, anche Giovanni Tizian, cronista de L'Espresso premiato per il suo libro "Rinnega tuo padre".

Il procuratore ha inoltre ricordato come le mafie nel corso degli anni abbiano cambiato aspetto e aree di interesse passando ad occupare ruoli di potere e responsabilità in diversi settori economici e politici, sia a livello nazionale che internazionale. Modelli criminali che talvolta convivono. «In Campania - ha chiarito - abbiamo due camorre. Quella radicata che ancora oggi si muove con una struttura sul modello mafioso e una camorra fatta di giovani autori di stese o altre forme di manifestazioni esteriori che tendono a imporsi con l'arroganza di un potere che è quello tipico del banditismo di una volta». Necessaria, secondo De Raho, una grande attenzione alle nuove generazioni attraverso la scuola, i servizi sociali e la cultura ma anche un presidio costante sui territori che dia «al cittadino garanzia di uno Stato efficiente e capace in qualunque momento di controllare i territori».

Ai tanti giovani presenti in sala e coinvolti nei progetti sulla legalità nelle scuole, il magistrato ha rivolto il suo invito affinché non dimentichino il dovere di testimonianza: «Dire anche una sola parola contro l'ingiustizia non è vano, non è inutile». Ma ciò deve essere accompagnato da un impegno da parte dello Stato a garantire e proteggere il cittadino che denuncia. «E questo - ha concluso - è il percorso che, in Calabria come in Sicilia e anche in Campania, si sta facendo e si deve fare. Stato e cittadino sono una simbiosi, sono un unico soggetto. Ciascuno di noi è anche Stato e quindi deve proteggere anche gli altri. Muoversi insieme e riuscire insieme a contrastare la criminalità è fondamentale».

Valentina Ersilia Matrascia

[25.9.2018 - 14:28]



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