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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Paolo Mieli

Tra storia e giornalismo
nasce il "mielismo"


"Il giornalista deve essere come un ascensore che va dai piani più alti ai bassifondi della politica, deve trattare gli argomenti leggeri con serietà e quelli più seri con leggerezza". E' questo il 'mielismo' spiegato dallo stesso Paolo Mieli. Il termine 'mielismo' descrive sia lo stile del giornalista, sia la sua eclettica personalità. Oggi lo ritroviamo nell'Enciclopedia Treccani definito come "un'inconfondibile miscela di spirito alto e materia bassa che avvicina gli argomenti più complessi come quelli politici e storici a tematiche più popolari. E' disponibile al gossip, alla leggerezza, all'eclettico".

Giornalista e saggista nato a Milano nel 1949, Mieli coltiva la passione per la scrittura grazie a suo padre Renato primo direttore dell'Ansa. All'età di diciott'anni viene assunto dall'Espresso di Scalfari, avvicinandosi per la prima volta al mondo della stampa. Prosegue gli studi laureandosi in Storia moderna e contemporanea.

La vera svolta professionale avviene negli anni '90 come direttore del quotidiano La Stampa fino al '92. Il suo principale obiettivo era dare un risvolto originale ad un giornale tradizionale. Il vero stile giornalistico di Paolo Mieli si consolida dirigendo il quotidiano Il Corriere della Sera. Il giornalista è stato il primo a decidere di "svecchiare" lo stile del giornale lombardo cambiandone il linguaggio, utilizzando fotografie prese dai film in assenza di immagini reali, trattando anche di argomenti più "leggeri" per avvicinare il giornale alla gente comune. "Ha messo la minigonna ad una vecchia signora" affermò l'avvocato Gianni Agnelli.

Negli anni di Tangentopoli Mieli decide di non prendere posizione politica ma di far parlare i fatti e quindi di pubblicare ogni giorno in prima pagina avvisi di garanzia, arresti e casi di corruzione senza alcun timore reverenziale nei confronti dell'establishment.

In Mieli convivono sempre le sue due grandi passioni: gli studi storici e il giornalismo. La storia necessita di verifiche e studi per capire il presente e ipotizzare il futuro. Nel mondo del giornalismo bisogna prendere i fatti e ipotizzarne i risvolti, porsi delle domande fino a capovolgere la realtà. Mieli prende come punto di riferimento i giornalisti sportivi poiché crede che siano maggiormente predisposti al racconto, guardano le sfaccettature, i dettagli ed è a loro che si ispira trasferendo nel giornalismo politico fatti di cronaca e sport. Il giornalista intuisce che l'attenzione della gente comune non è rivolta ai fatti politici ma ai protagonisti della politica, alle loro sconfitte e alle loro rimonte. Fu Mieli uno dei primi a scrivere della vita privata dei politici risollevando le sorti dei principali giornali nazionali.

La sua collaborazione con il Corriere della Sera non si è mai interrotta. Attualmente scrive editoriali in prima pagina e recensioni nelle pagine di cultura. Il suo ultimo saggio "Lampi sulla storia. Intrecci tra passato e presente" è stato pubblicato il 16 ottobre scorso. Un ritorno al passato, dalle figure centrali di Robespierre, De Gaulle, alla caduta del fascismo, dal processo di Socrate al rapporto tra Papato e Lutero.

Da cinque anni Mieli tiene un corso di Storia contemporanea all' Università di Milano. "È lì - ha dichiarato - che si consacra la mia passione. Quando sto in cattedra o correggo una tesi e ho a che fare con gli studenti, mi sento veramente un Padreterno".

Chiara Sorice

[24.10.2018 - 17:00]



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