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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Bolsonaro

Un Trump brasiliano
in salsa italiana


«Preferirei che mio figlio morisse in un incidente d'auto piuttosto che vederlo uscire con un ragazzo». «Per me un poliziotto che non uccide non è un poliziotto». «Chi commette un reato premeditato non può godere di diritti umani». «Durante la dittatura militare si è torturato troppo e ucciso poco». Sono solo alcune delle affermazioni di Jair Bolsonaro, neo presidente del Brasile. È stato eletto lo scorso 28 ottobre con il 55% dei voti, una vittoria schiacciante che lo ha portato a sconfiggere il candidato della sinistra Fernando Haddad che si è arrestato al 45% delle preferenze. È stato soprannominato il "Messia" dal suo secondo nome, Messias appunto.

Nato nel 1955 nello Stato di San Paolo, Bolsonaro ha forti origini italiane. Infatti entrambi i suoi genitori, Geraldo e Olinda, sono italiani. Più precisamente il ramo paterno della famiglia è di origine veneta, della provincia di Padova, mentre la parte materna ha radici toscane della provincia di Lucca. I nonni materni immigrarono in Brasile alla fine dell'800.

Bolsonaro ha iniziato la sua carriera all'Accademia militare, servendo per un breve periodo nell'unità di paracadutismo dell'esercito. I suoi superiori lo hanno etichettato come un ribelle incapace di sottostare agli ordini. Solo successivamente si è avvicinato alla politica, diventando, nel 1988, consigliere comunale a Rio de Janeiro. In seguito, nel 1991, è entrato a far parte del Partito social liberale, formazione di estrema destra con cui si è candidato alle elezioni. Dalle opposizioni è stato immediatamente bollato come un razzista, omofobo, che disprezza gli intellettuali e artisti considerandoli tutti drogati e che considera le donne esseri umani inferiori.

Caparbio, testardo e insaziabile sono gli aggettivi per descriverlo. La sua campagna elettorale è stata senza sosta, grazie anche all'appoggio incondizionato dei suoi cinque figli, alcuni dei quali già ricoprono cariche politiche. Non lo ha fermato nemmeno l'aggressione subita a settembre. Durante un comizio nel sud del paese, a Juiz de Fora, Bolsonaro è stato accoltellato e condotto in ospedale in gravi condizioni, ma è riuscito a guarire in breve tempo e a riprendere il lavoro.

Da molti è stato soprannominato "il Trump di San Paolo" per la vicinanza di idee con il Presidente degli Stati Uniti. Sia Bolsonaro sia Trump hanno sempre mostrato disprezzo e diffidenza nei confronti dei media tradizionali, preferendo la comunicazione attraverso l'uso dei social. Durante la campagna elettorale il leader brasiliano è diventato una vera e propria star del web, con quasi nove milioni di seguaci su Facebook, otto milioni di follower su Instagram e "solo" due e mezzo su Twitter. In questo modo è riuscito ad ottenere il supporto di elettori molto giovani, alcuni dei quali si recavano al voto per la prima volta. Proprio come il tycoon Bolsonaro fa uso di un linguaggio diretto ed estremamente aggressivo, giocando su frasi ad effetto e slogan. Ricalcando il motto trumpiano "Make America great again" il neo presidente brasiliano ha dichiarato: «Come Trump aspira a un'America grande, io voglio un Brasile grande». Altro punto in comune è la vendita di armi senza restrizioni e la possibilità, per tutti i cittadini, di potersi difendere da soli da possibili attacchi di delinquenti. Infine, dopo la sua elezione, Bolsonaro ha deciso, proprio come gli Stati Uniti e il Guatemala, di spostare l'ambasciata brasiliana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme.

Nonostante le posizioni estrema e le frasi scioccanti - a una deputata dell'opposizione disse "non ti stupro perché non te lo meriti" - i brasiliani hanno scelto lui per la guida del paese. Certamente alle elezioni ha pesato la mancanza di Lula, impossibilitato a ricandidarsi a causa della condanna per corruzione. Per non parlare del Partito dei Lavoratori, ormai odiato da gran parte del popolo per il dissesto sociale ed economico in cui ha trascinato il paese e, infine, l'impeachment alla Presidente Dilma Roussef, con l'accusa di aver truccato il bilancio dello Stato. Dopo tredici anni di sinistra al governo, in Brasile è adesso approdata l'estrema destra.

Bianca Damato

[2.1.2019 - 11:29]



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