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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
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Inquinamento

Tailandia, gocce d'acqua contro lo smog


Bangkok è in ginocchio. L'inquinamento dell'aria della capitale tailandese è a un livello talmente elevato che le autorità hanno deciso la chiusura delle scuole fino a domani.

Il governatore Asawin Kwanmuang è preoccupato per la salute pubblica e ha ipotizzato l'utilizzo di diverse misure per combattere lo smog eccessivo: circolazione a targhe alterne, lo stop alle attività di costruzione di immobili e la chiusura di alcune strade.

Misure già sperimentate ma spesso rivelatesi inutili. «Chi è esperto in materia mi dia dei consigli. Raccogliamo le idee assieme», ha detto il governatore alla ricerca di idee innovative.

Una proposta è arrivata: spruzzare acqua a quote alte su tutta la città utilizzando aeroplani o droni. Le piccole goccioline d'acqua, scendendo verso il suolo, dovrebbero imprigionare e trascinare con loro le particelle di CO2.

Un progetto sperimentale resosi necessario a causa della gravissima situazione. Bangkok sta combattendo da un mese contro una enorme cappa di smog causata (oltre che dalle emissioni di fabbriche e automobili) dai numerosi incendi controllati appiccati nei campi nei pressi della capitale. Per tutto il mese di gennaio l'indice della qualità dell'aria ha superato abbondantemente quota 100 (livello considerato dannoso per la salute dall'organizzazione Mondiale della Sanità) toccando punte di 171.

Un problema asiatico

Bangkok sta pagando decenni di politiche industriali poco oculate e una crescita urbanistica incontrollata. Uno sviluppo troppo veloce e di certo insostenibile dal punto di vista ambientale.

Un problema che riguarda tutti i paesi in via di sviluppo e in particolare quelli asiatici.

Secondo una ricerca della Texas Agricultural and Mechanical University, l'enorme quantità di polveri sottili emesse dai paesi asiatici sarebbe tale da influenzare la circolazione atmosferica a livello mondiale.

«Le polveri sottili - ha spiegato il professor Renyi Zhang, uno dei responsabili della ricerca - raggiungono un'altezza di oltre 9 km, incidendo pertanto sulla formazione delle nubi, nella quantità di precipitazioni, nell'intensità delle tempeste e in tutte quelle dinamiche che agiscono sul clima globale».

È la Cina la maggiore artefice dell'emergenza inquinamento in Asia. A differenza delle altre nazioni asiatiche in cui i livelli di polveri sottili superano il limite di guardia solo a ridosso dei grandi centri urbani, nel gigante asiatico il problema riguarda tutto il territorio. La Banca Mondiale ha parlato di una condizione «catastrofica per le generazioni future» e il collettivo di scienziati Berkeley Earth ha stimato che 4mila persone al giorno muoiono in Cina a causa di complicanze dovute alla scarsa qualità dell'aria. Gli scienziati attribuiscono le maggiori responsabilità alle particelle note come PM2,5 che possono scatenare attacchi di cuore, ictus, cancro ai polmoni e asma. Richard Muller, direttore scientifico di Berkeley Earth, ha spiegato che ogni ora di esposizione all'aria tossica delle città cinesi più inquinate riduce l'aspettativa di vita di 20 minuti. «Come se ogni uomo, donna e bambino - conclude lo scienziato - fumasse quasi 40 sigarette al giorno».

Mario Messina

[31.1.2019 - 17:19]



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