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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Nuove tendenze

A cena, teatro o scuola
no allo smartphone


Essere socievoli non fa rima necessariamente con social. Nell'epoca dell'iperconnessione e delle app per qualsiasi attività può apparire un assurdo ma sono sempre più numerosi i luoghi e gli spazi che dichiarano di voler fare a meno dell'ingombrante oggetto smartphone. Dai ristoranti ai luoghi di ritrovo, tanti in tutto il mondo quelli che scelgono di andare contro tendenza e chiudere fuori la connettività per privilegiare la comunicazione faccia a faccia.

Phubbing, parola che ai più non dirà nulla ma che descrive un fenomeno crescente e che riguarda tutti da vicino. Nato dalla crasi di 'phone' (cellulare) e 'snubbing' (snobbare), descrive il comportamento dello snobbare il proprio interlocutore preferendogli il monitor del proprio cellulare. Una dipendenza che ha ormai assunto i contorni dell'emergenza e che ha creato allarme anche in casa Google e Apple. Nella Sylicon Valley, infatti, si corre ai ripari nell'ottica del 'digital well-being', il benessere digitale con applicazioni che spengono il dispositivo per 10 minuti ogni ora o con degli algoritmi, disponibili già con il prossimo aggiornamento del sistema operativo, che permettono un calcolo statistico del tempo passato connessi al telefonino.

Si mangia senza cellulare

Niente più posto per coppie al tavolino di un ristorante intente a chattare o a condividere sui social la foto e la recensione di un piatto senza accorgersi quasi della presenza del proprio commensale. Un ristorante romano, Casa Coppelle, propone uno scambio all'ingresso: un telefonino in cambio di un libro di poesie a scelta per tutta la durata della cena. Non è da meno Napoli. Nel capoluogo partenopeo, infatti, per opera di Fabio Ummarino nascono le (A)Social Dinner. Cene e eventi a telefoni spenti per aumentare il tempo no social e recuperare tempo di vera socialità.

Anche oltreoceano in molti ristoranti tra i piatti del menù non c'è posto per i telefonini. A lanciare la moda, secondo il New York Times, un ristorante italiano dell'East Village a Manhattan. Lo chef e proprietario, Marco Canora, ha lanciato una sfida ai suoi clienti: la cena tech-free. Per tutta la durata del pasto i cellulari restano in coloratissime scatole chiuse disposte su ogni tavolo. Tante le iniziative in giro per il mondo, dallo sconto del 10% a chi "dimentica" il cellulare a casa promosso da un ristornate di Beirut e del 50% in un ristorante ad Abu Ghosh, villaggio arabo nello stato di Israele, alle serate smartphone free di altri locali fino al divieto assoluto di utilizzo in un ristorante di Los Angeles.

Tra i banchi spegniamo il cellulare e accendiamo il cervello

Gli smartphone fuori dalle aule scolastiche francesi, questa la proposta lanciata in campagna elettorale dal presidente Emmanuel Macron. Approvata dal parlamento, l'ultima parola spetta ora all'Assemblea Nazionale. In caso di voto positivo i dispositivi mobili degli studenti dovranno rimanere spenti in aula dal prossimo anno scolastico e accademico. Anche in Italia lo smartphone e il suo utilizzo tra i giovanissimi e tra i banchi di scuola è un argomento che tiene banco. Con la direttiva del 15 marzo 2007, il ministero dell'istruzione ne ha vietato l'uso in classe, fatte salve le finalità didattiche, invitando anche le istituzioni scolastiche a regolamentarne l'utilizzo all'interno degli istituti. Un divieto che vale non solo per gli studenti ma anche per gli insegnanti. Alcune recenti affermazioni del ministro Bussetti sembrano, però, voler rimettere tutto in discussione.

A teatro lo spettacolo non è social

La buona educazione richiederebbe che cellulari e smartphone fossero spenti durante proiezioni e spettacoli teatrali ma sempre più spesso non è così. Nel febbraio 2017 Toni Servillo interruppe il suo spettacolo "Elvira" al Teatro Bellini di Napoli perché infastidito da uno spettatore intento a messaggiare e a rispondere al telefono. Stessa scena nel 2013 all'Arena del Sole di Bologna durante la rappresentazione delle "Voci di dentro". Un vizio non solo italiano cui in Inghilterra, il direttore del Jermyn Street Theatre, Anthony Biggs, ha tentato di porre rimedio con dissuasori laser che puntano una luce rossa o verde verso gli spettatori maleducati.

Una giornata per stare disconnessi

Lanciata per la sua prima edizione lo scorso anno per il 21 marzo dal Comune di Napoli, "La giornata della disconnessione". Il primo giorno di primavera diventa l'occasione per invitare i cittadini napoletani «a spegnere smartphone, tablet, computer, TV e tutti gli altri dispositivi di connessione digitale e fare cose insieme, comunicando, senza mediazioni di apparati tecnologici. Andare in libreria, ad ascoltare musica, a teatro, al cinema ma in sala, a ballare, a recitare poesie o serenate o abbracciarsi, baciarsi, fare all'amore, stringersi la mano, fare girotondi, sfilate in costume, ecc.». Un modo per recuperare vita reale ribellandosi all'invasione e abuso della tecnologia e della virtualità.

Un parco giochi senza social

Spazio soltanto per i giochi e non per la virtualità a Balestrate, in provincia di Palermo. Nel cortile di una scuola elementare, in questi giorni cominceranno i lavori per la realizzazione del primo parco giochi al mondo off limits per cellulari, tablet e strumenti con accesso ad internet. Nessuna barriera architettonica, se non quella della navigazione con i dispositivi mobili, nell'area giochi nata da un'idea di un gruppo di genitori e realizzata grazie al crowfunding e una raccolta fondi pubblici e privati. I dispositivi troveranno posto in un armadietto all'ingresso munito di cronometro per monitorare il tempo di disconnessione giornaliero dell'utente. «È un invito alla socialità - spiegano gli ideatori - un modo per tornare a stare insieme, a dialogare, a essere presenti l'uno con l'altro. Ormai è normale ritrovarsi alla fermata dell'autobus, in casa, a una festa, e accorgersi che intorno stanno tutti con lo sguardo calato verso un telefono. Vogliamo regalare un mondo nuovo e una nuova prospettiva soprattutto per i più piccoli».

Valentina Ersilia Matrascia

[1.2.2019 - 11:25]



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