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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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"Disarmiamo Napoli"

In 30 mila firmano
la petizione di Ruotolo

Il giornalista Sandro Ruotolo


C'è anche il presidente della commissione nazionale antimafia, Nicola Morra, tra i quasi 30 mila firmatari della petizione lanciata su Change.org dal giornalista Sandro Ruotolo. "Disarmiamo Napoli", questo l'invito che il giornalista, in qualità anche di presidente del comitato di inchiesta sulla camorra del Comune di Napoli, rivolge al governo e al presidente del consiglio Giuseppe Conte. In una Napoli ferita da stese e da attentati in pieno centro storico, la petizione - oltre a denunciare con forza gli ultimi eclatanti episodi di violenza urbana nel centro storico e in periferia - è un grido d'allarme rivolto ai piani alti dell'esecutivo. La richiesta, forte e decisa, di un "piano Marshall" e di un intervento concreto rapido per mettere un argine alla recrudescenza criminale. «La lotta alla camorra, alla 'ndrangheta e alla mafia hanno bisogno di entrare subito nell'agenda politica», si legge nella petizione. Un invito allo Stato perché torni ad occuparsi di Napoli in maniera concreta e senza - invito esplicitamente rivolto al ministro dell'interno Matteo Salvini - ulteriori passerelle.

«Tutto è passato sotto silenzio. Che in questo momento di effervescenza, di stese e attentati - spiega Ruotolo - tacciano tutti non è accettabile. Abbiamo chiesto 'volete il morto prima di intervenire? Evitiamolo'. Quando la criminalità "parla" con le pistole non può scendere in piazza soltanto la società civile, deve scendere in piazza lo Stato». Tra i primissimi firmatari, alcuni nomi piuttosto significativi per Napoli. Da Maurizio De Giovanni a Isaia Sales, da Paolo Siani a Raiz e Arnaldo Capezzuto passando per Daniele Sanzone e Maurizio Braucci.

«I Governi si susseguono e Napoli continua a non far parte dell'agenda nazionale», commenta Capezzuto. «La lotta alle camorre e al disagio - continua il giornalista - dovrebbe essere una priorità. Vogliamo spingere in particolare il presidente del Consiglio all'adozione di provvedimenti seri, strutturali e non solo repressivi». Ottima, sin da subito, la risposta della rete e della società civile. Ancora nessuna dal governo. Poche anche le aspettative al riguardo: «Non mi aspetto niente di eccezionale - confessa Marcello Ravveduto -. Il "problema Napoli" è un problema lungamente radicato nella storia della repubblica e ancora prima del paese. La risposta non deve venire soltanto dal presidente Conte. È una questione che riguarda prima di tutto il ministero dell'interno e naturalmente un modo non solo repressivo ma anche inclusivo nel senso di guardare al centro storico della città di Napoli come un mondo su cui mettere le mani e attraverso questo creare una condizione nuova che sappia interpretare il cambiamento che sta avvenendo nella criminalità napoletana».

Risposte vere e concrete, quelle che i firmatari si aspettano dalle istituzioni. «Il nostro - precisa Ruotolo - non è un tono di propaganda, è una richiesta vera sia alla società civile che alla politica. Ci sono tante questioni sul tappeto. Servono uomini e mezzi perché la questione criminalità, che si tratti di mafia o camorra, non è una questione emergenziale ma una questione strutturale da affrontare come tale». Una risposta fatta di forze dell'ordine ma anche e soprattutto di sicurezza, legalità e giustizia sociale che non può prescindere da interventi per i giovani. «Secondo i maestri di strada - commenta Ruotolo - la percentuale di ragazzi che non si formano, non vanno a scuola e non lavorano è salita dal 28% al 32%. Questo vuol dire che c'è un esercito in crescita di riserva per il crimine. È necessario intervenire anche sul terreno della bonifica sociale nei territori e nelle periferie e illuminare le periferie». Occupazione e scuola restano strumenti validi. «C'è bisogno - gli fa eco Daniele Sanzone, fondatore e voce della rock band 'A67 - di lavoro, di dare un'alternativa e un futuro a questi ragazzi. C'è bisogno di cultura e di ridefinire il concetto di scuola e carceri. È un fenomeno che va ad occupare i vuoti lasciati dallo Stato, fin quando lo Stato non deciderà di rioccupare e riappropriarsi di questi spazi dando lavoro, cultura, dignità alle diverse zone di questo paese avremo sempre e continuamente fenomeni del genere». Bisogna, però, fare presto «perché - conclude la petizione - dobbiamo battere le mafie».

Valentina Ersilia Matrascia

[6.3.2019 - 09:57]



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