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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

A teatro

Buffa racconta i what if
della storia e del calcio


Rigore. Cucchiaio. Gol. Così incomincia lo spettacolo Il rigore che non c'era di Federico Buffa, Alessandro Nidi, Jvonne Giò e Marco Caronna. Al Teatro Palapartenope è andata in scena l'unica tappa napoletana del tour del "damerino che racconta storie" che, insieme a un pianista, una cantante e uno "strampalato attore" sono bloccati sulla scena senza la possibilità di uscirne.

Quello di Federico Buffa è un racconto pop che si snoda attraverso la storia di un secolo da o' milesimo, il rigore (che non c'era), che permise a O' Rei Pelè di segnare il millesimo gol al Maracanà contro il Santos, fino all'allunaggio, passando per Madiba Mandela a Robben Island, Cristiano Ronaldo, i terroristi rossi peruviani di Sendero Luminoso e la cantante ribelle paulista Elis Regina.

In un teatro più vuoto di quanto ci si potesse aspettare, il giornalista e storyteller ha rapito il pubblico con la sua ipnotica prosodìa trasportandolo da un lato all'altro del globo. Dai verdi campi dei Mondiali di Svezia '58 al ponte della Halve Maen, la nave con la quale Henry Hudson giunse a Manhattan.

Un coinvolgente mix di musica, aneddoti e scene comiche ha animato per quasi due ore la scena dietro la quale campeggiava la fotografia di una casa sulla cui facciata era dipinto un murales raffigurante la copertina di Sgt. Pepper lonely heart, uno dei dischi più iconici dei Beatles.

Cos'è, allora, il rigore che non c'era? È una sliding door esistenziale, un what if che avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi. Cosa sarebbe successo se Garrincha non avesse avuto la mente di un bambino e una gamba più corta dell'altra? E cosa sarebbe successo se il soldato inglese Henry Tandey avesse ucciso Adolf Hitler durante la prima guerra mondiale? Forse il Brasile non avrebbe vinto i Mondiali di calcio del 1958 e l'Europa non sarebbe caduta nel baratro del Nazismo negli anni Trenta e Quaranta. O forse la storia sarebbe stata comunque la stessa. Perché, alla fine, come suggerisce lo stesso Buffa in scena, non c'è modo di sapere se due scelte apparentemente opposte siano in realtà due facce della stessa medaglia.

Michela Curcio, Francesco Gucci, Federico Quagliuolo

[7.3.2019 - 16:49]



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