InchiostrOnline

a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

L'intervista

Armando Grassitelli:
"Al lavoro per Napoli"


«Federico Buffa è una persona molto disponibile ma eravamo consapevoli che il suo cachet era al di sopra delle nostre possibilità. Prima di portare lo spettacolo a Napoli ci abbiamo pensato molto, ma abbiamo accettato il rischio di impresa». Così Armando Grassitelli, scrittore e fondatore di Guapanapoli, associazione culturale e sportiva di promozione sociale, racconta la genesi dello spettacolo di Federico Buffa, "Il rigore che non c'era", portato in scena alla Casa della Musica / Palapartenope lo scorso 5 marzo. «Abbiamo corso qualche rischio in più ma è stato un regalo che abbiamo fatto a noi stessi e alla città di Napoli. Volevamo dimostrare che si può fare qualcosa di diverso».

Sei un grande appassionato di sport, ho notato che il filo conduttore del "rigore" unisce uno dei tuoi libri allo spettacolo di Federico Buffa, è questo che ti ha spinto a portare "il rigore che non c'era" a Napoli?

È una mera casualità, il rapporto con Federico Buffa nasce due anni fa. Il filo conduttore degli incontri di Guapanapoli era dare sfogo alle mie passioni, quelle di mia moglie Marta Del Giudice e quelle di Roberta Cuomo, i tre fondatori. Volevamo dare vita a idee piacevoli, originali e non stereotipate su Napoli. Abbiamo avuto, in questi anni, la fortuna di trovare e coinvolgere personaggi come il mitico cestista Antonello Riva e il comico Francesco Arienzo che proponevano un'idea di Napoli diversa da quella dei canoni ordinari. La comicità e la letteratura che fondano le proprie origini in quel modo di essere napoletano un po' "pesante", trito e ritrito, non ci piaceva. Federico Buffa è il nostro idolo da sempre, portarlo a Napoli rappresentava un sogno che coltivavamo da due anni.

Siete stati i primi a portare a Napoli questo spettacolo, come ci siete riusciti? E quali sono i tuoi giudizi sulla serata?

In realtà Federico era già stato a Napoli in passato per uno spettacolo sponsorizzato dalla Regione Campania, ma dopo che "Il rigore che non c'era" ha girato gran parte della penisola, possiamo vantarci di essere stati i primi a portarlo a Napoli. Lo spettacolo è andato 'benino'. Secondo me poteva e doveva andare molto meglio, c'erano solo 350 persone. In altre città, anche più piccole, è accorsa molta più gente, ma faccio mea culpa. Probabilmente abbiamo avuto un difetto di comunicazione. Siamo riusciti a portare qui lo spettacolo non perché fossimo gli unici ad essere interessati, anzi. Altri teatri avevano sottoposto a Federico le loro proposte, ma lui ha scelto noi perché ha voluto premiare il nostro impegno sociale. È stato bello misurarsi con un evento più grande ma con questo volevamo dimostrare alla città che Guapanapoli sta crescendo e vuole fare sul serio.

Quali sono i prossimi progetti di Guapanapoli?

A maggio saremo partner di "Ricomincio dai libri" Sorrento Edition, la fiera del libro diretta da Lorenzo Marone, amico di Guapanapoli di lunga data. Il prossimo 5 aprile, Marta Del Giudice, fondatrice di Guapanapoli e mia moglie, che cura l'aspetto informativo-medico dell'associazione, sarà protagonista dell'iniziativa guidata da Cemon - Presidio Omeopatia Italiana, "Omeopatia in piazza", giornata nazionale di diffusione dell'omeopatia. Marta ne sarà la testimonial napoletana e terrà un incontro nella nostra sede di via Tino da Camaino. In seguito, il nostro grande obiettivo sarà quello di portare a Napoli lo spettacolo di Andrea Zorzi, oggi commentatore televisivo e leggenda della pallavolo italiana. Lo spettacolo è davvero molto bello e si chiama "La leggenda del pallavolista volante", l'unica cosa da fare è capire se ci sono le condizioni per farlo. Ci proveremo, il nostro obiettivo è di proporlo al pubblico napoletano nella seconda parte del 2019.

So che hai alle spalle 5 libri, stai lavorando a qualcosa di nuovo?

Il 15 aprile esce il mio nuovo libro "Una famiglia con la EMME maiuscola ed altri racconti" che continua un po' il filone "familiare" portato avanti già con "Come le storie che cominciano" e "La forma imperfetta". A me piace far ridere, la famiglia è il filo conduttore dei miei racconti ma lo faccio in maniera un po' surreale. Quella di "Una famiglia con la EMME maiuscola" è una storia ironica e leggera.

Francesco Gucci

[12.3.2019 - 13:44]



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