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Champions League

Juve-Atletico: gli uomini
simbolo dell'impresa


Minuto 67 di Juventus-Atletico Madrid. Sul 2-0 per i bianconeri, Massimiliano Allegri sostituisce Leonardo Spinazzola, fino a quel momento uno dei migliori in campo, con Paulo Dybala, spostando Emre Can - uomo ovunque della partita - nel ruolo di terzino destro. Una allegrata, come adesso va di moda definirla. L'ennesima di un match che alla fine la Juventus vincerà per 3-0, ribaltando la sconfitta per 2-0 dell'andata al Wanda Metropolitano. Alla fine ha avuto ragione lui, "Acciughina", come lo chiamano i detrattori e anche qualche suo pseudo-tifoso. Alla fine, la Juventus ha giocato i novanta minuti perfetti. Merito di un undici che ha interpretato la partita con testa e cuore. Ma merito di alcuni uomini soprattutto.

A cominciare da quel Federico Bernardeschi diventato finalmente grande nella notte di Torino. Era arrivato alla Juventus due anni fa al costo di quaranta milioni di Euro. Ai tifosi qualche perplessità era venuta: nessuno ne aveva discusso il talento, ma in tanti avevano dubitato della sua effettiva utilità in una squadra che poteva già contare su Mandzukic, Douglas Costa e Paulo Dybala. In effetti, "Berna" ha collezionato tante panchine nella sua avventura bianconera, ma si è quasi sempre fatto trovare pronto quando Allegri lo ha chiamato in causa. A stupire, ieri sera, è stato il suo carisma. Non ha mai avuto paura di provare la giocata - vedasi il tentativo di rovesciata nel primo tempo - e ha sempre cercato l'uno contro uno. All'ottantacinquesimo, ha persino avuto la forza di partire in progressione saltando il neo-entrato Correa e l'intelligenza tattica di farsi stendere in area per guadagnare il rigore del definitivo 3-0.

Gli elogi, poi, sono per un altro italiano: Leonardo Spinazzola. Da promessa del vivaio juventino, all'esperienza esaltante nell'Atalanta di Gasperini. Poi i problemi, l'infortunio, le panchine. Fino a ieri sera: con Alex Sandro squalificato e Mattia De Sciglio indisponibile, è toccato a lui debuttare in Champions. E "Spina" non ha deluso. Nella notte più importante, si è scoperto tecnico, coraggioso e forte fisicamente. Ha sempre saltato l'uomo sulla fascia e non ha mai dato punti di riferimento ai suoi avversari. Per sessantasette minuti ha giocato con la calma di un veterano, non sentendo mai la pressione di fronte ad avversari con più esperienza di lui. Ha mostrato personalità. Quella che, alla Juventus, è un requisito fondamentale per una lunga carriera.

Grande protagonista della serata anche Mr. Allegrata: il tedesco Emre Can. Spesso usato come interno di centrocampo sia da Klopp al Liverpool che da Allegri alla Juventus, si è trovato impiegato come terzo di difesa. E ha sfoderato una prestazione magistrale. Era ovunque in campo. Ringhiava in mezzo al campo, poi andava a coprire su Morata in difesa, poi si buttava in avanti tentando l'inserimento. Non sarebbe stato così dominante neanche se avesse avuto l'aiuto di un clone sul terreno di gioco. Alla fine Can ha chiuso da terzino. Una follia? Forse. Ma, in alcune partite, i grandi giocatori cadono in una trance tale da poter ricoprire qualsiasi ruolo. Ieri sera era questo il suo caso.

E poi c'è quel Cristiano Ronaldo a cui sono state dedicati centinaia di articoli e migliaia di tweet pieni di elogi. Che CR7 sia un uomo da grandi partite a Torino lo avevano già capito l'anno scorso, in quell'amaro doppio confronto contro il Real Madrid. Leggendaria rovesciata da copertina dell'album Panini, all'andata, e rigore trasformato all'ultimo secondo, al ritorno: così il fuoriclasse lusitano aveva estromesso dalla Champions League la sua futura squadra. Da quel momento era nata nel presidente Agnelli la tentazione di portare Ronaldo in bianconero. Quasi 365 giorni dopo quel quarto di finale, CR7 è nuovamente decisivo, ma stavolta per il bene della Juventus. Non solo la prima tripletta con la Vecchia Signora, ma il solito atteggiamento da allenatore in campo: costanti incoraggiamenti ai compagni, carica da vero leader con i tifosi. E poi, al fischio finale, una netta dichiarazione ai giornalisti: «La Juventus mi ha comprato per partite come questa». Presunzione? No, semplicemente fattore CR7. Quello che, ieri sera, ha permesso ai tifosi juventini di continuare a sognare di vincere quella coppa che manca da ventitré anni.

Michela Curcio

[13.3.2019 - 14:41]



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