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IL MASTER GERENZA CONTATTI

Raffaele La Capria

"Mi manca il mare
e la gente di Napoli"


Come un novello Ulisse che torna in patria, Raffaele La Capria torna a Napoli. L'occasione è la giornata di apertura della seconda edizione di Napoli Città Libro, il salone del libro e dell'editoria che dal 4 al 7 aprile è ospitato tra le sale di Castel Sant'Elmo.

Lo scrittore novantaseienne, da anni residente nella capitale, torna ad incantare una sala di giovanissimi e non solo con la sua storia artistica e di napoletano. «Cosa vogliono da me?», chiede curioso al suo interlocutore, lo scrittore Silvio Perrella. E inizia il viaggio, nelle emozioni e nei ricordi a partire dall'aneddoto, raccontato ne "La neve sul Vesuvio", del canarino che si posa sulla spalla del giovane La Capria nella villa comunale di Napoli e lo mette di fronte alla presa di coscienza della difficoltà di raccontare ad altri le emozioni. Missione fondamentale per uno scrittore cui spetta il racconto delle emozioni ma che, secondo La Capria, non deve essere emozionato nel farlo. «Da scrittori bisogna essere calcolatori, scegliere le parole e metterle in un certo ordine che è quello che dà al lettore l'equivalente di quella emozione. È una strategia, la strategia dello scrittore», spiega l'autore.

I sentimenti, materia da disciplinare e controllare con una mente razionale, nella vita come nella scrittura. Una disciplina che non si può applicare però alla letteratura, tanto da cadere ne "Il fallimento della consapevolezza", titolo del suo nuovo libro. «Non siamo capaci di dominare la situazione in cui ci troviamo. Falliamo nella pretesa di mettere le cose nel modo giusto che però non corrisponde alla verità. La buona letteratura è sempre un tendere verso qualcosa che non si riesce ad afferrare. La letteratura è uno stato di tensione intellettuale».

Sulle note di "Palomma 'e notte", accolte da un fragoroso applauso, lo scrittore si congeda dal pubblico napoletano che, confessa, è ciò che gli manca di più della sua città, insieme al mare. «Per me, il mare era di casa. Dal primo piano di Palazzo Donn'Anna sentivo sempre il battito del mare che diventava una nenia che mi accompagnava la sera quando andavo a dormire». Il ritorno a Napoli per lui fautore di grandi emozioni, dalla simpatia per la gente alla dolcezza per il mare. «Napoli è una città materna», racconta. «Anche nella sua lingua. Per me è importante ritrovarmi. Per uno scrittore la lingua è importante. E la lingua di Napoli è quella che mi appartiene e che ritrovo quando torno».

Valentina Ersilia Matrascia

[4.4.2019 - 17:05]



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