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Foto sotto accusa

Napoli Moda Design
Scompare la locandina


Rosso. Il colore del fuoco e del sangue. Quello della passione e dell'ira funesta. E rossi sono anche i mini abiti e i collant a righe e strisce delle due donne del manifesto incriminato del Napoli Moda Design, la rassegna napoletana che si terrà il prossimo fine aprile al Centro Congressi dell'Università Federico II. La locandina è scomparsa dal sito Internet e dai vari social media connessi all'evento. Resta solo nei vari articoli che ieri hanno acceso la polemica.

Per chi non l'avesse ancora vista, la fotografia, scattata dal fotografo Diego Diaz Marin, ritrae una donna a quattro zampe di schiena, col volto che scompare tra i cuscini di un divano e un'altra seduta sopra di lei a gambe aperte.

Se l'obiettivo degli organizzatori era ammiccare all'uomo medio italiano, quello che hanno ottenuto è stata la rabbia di tante donne che si sono sentite insultate.

Il Comune di Napoli che ha dato il Patrocinio all'evento ha comunicato agli organizzatori che l'immagine riportata nella locandina "offende l'uso dell'immagine delle due donne ritratte". Il vicesindaco Panini ha dichiarato: «Siamo un'istituzione pubblica che fa del rispetto e del riguardo delle persone un suo tratto distintivo, sempre. Quella locandina va contro questi valori, per altro in una fase purtroppo caratterizzata da inaccettabili aggressioni al corpo femminile. Pertanto abbiamo chiesto formalmente, con una lettera inviata agli organizzatori, di sostituirla con altri contenuti comunicativi».

Maurizio Martiniello, art director di Napoli Moda Design, invece, rivendica la sua scelta: «Il nostro non è un manifesto offensivo perché non è un uomo seduto su una donna, è un corpo umano che nella sua sinuosità è bello come una sedia».

Le prime a insorgere ieri le donne Verdi Fiorella Zabatta, vice sindaco di Pozzuoli e componente dell'Esecutivo nazionale, e Marilena Schiano Lo Moriello, esponente nella Commissione Pari Opportunità della Regione Campania che così hanno argomentato la loro posizione: «In un periodo storico dove ci sono donne che quotidianamente subiscono violenze e i drammatici temi dei femminicidi e del revenge porn riempiono le cronache locali e nazionali, il messaggio che si offre ai giovani con questa inaccettabile scelta di comunicazione non è certamente quello di promuovere il rispetto per le donne».

L'episodio della "donna-sedia" di Napoli è avvenuto poco dopo quello della "donna-poltrona", non a caso macchiato anche questo di rosso. Si tratta di un'altra discussa "seduta" di questi giorni: quella di Gaetano Pesce in Piazza del Duomo di Milano che rappresenta un corpo di donna infilzato da spilli.

L'artista Cristina Donati Mejer come segno di protesta ha spruzzato vernice a tempera lavabile color rosso sangue sull'opera. Poi, ha aggiunto dei cartelli: "La donna è (un) mobile", "Dalla donna oggetto alla donna poltrona".

E fa riflettere il fatto che l'esposizione del Fuorisalone si ispiri proprio alla storica poltrona Up5&6 realizzata da Pesce 50 anni fa per rappresentare una metafora della violenza sulle donne. Segno che i tempi sono cambiati e le donne sono stufe di certe rappresentazioni. In un paese dove il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni 788 mila-dati Istat) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale la tematica è molto sentita.

Titti Pentangelo

[12.4.2019 - 13:43]



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