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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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IL MASTER GERENZA CONTATTI

Addio a Bordin

La sua rassegna stampa
ha raccontato l'Italia


Il mondo del giornalismo piange oggi Massimo Bordin, voce storica di Radio Radicale, davanti alla camera ardente aperta stamattina per l'ultimo saluto al giornalista di Radio Radicale. Non saranno però solo gli addetti al mestiere a sentirne la mancanza, ma anche i tantissimi ascoltatori che amavano la sua voce rauca, la sua tosse e il suo accento romano che accompagnavano molti italiani durante i 55 minuti di rassegna stampa della mattina.

Il cognome tradisce un'origine veneta, ma l'intera sua vita fu legata alla città di Roma: il suo primo incontro col giornalismo radiofonico avvenne negli anni '70, grazie alla trasteverina Radio Città Futura. Era il tempo del boom delle radio libere e Bordin, da militante comunista, concentrava le riflessioni delle sue prime rassegne stampa sul destino degli sfruttati e degli oppressi.

Poi arrivò il suo ingresso in Radio Radicale, che diresse per vent'anni, dal 1991 al 2010, e nella quale ha lavorato fino a due settimane fa come curatore della rassegna stampa. Oltre alla rassegna stampa mattutina ha gestito anche una rubrica settimanale chiamata "Mediorientale", incentrata su tutte le questioni del medioriente, uno "Speciale Giustizia" e una rubrica "Dall'America", in cui raccontava tutte le novità del Nuovo Continente.

Ossessionato dai dettagli, tifoso della Roma e grande estimatore di sigari toscani, odiava le metafore sportive, le stesse che oggi sono invece continuamente usate nel mondo dell'informazione e della politica. Era invece un grande appassionato di film, saggi storici e classici della letteratura, che spesso accennava nelle sue rassegne.

Si dimise nel 2010 dalla dirigenza di Radio Radicale per un dissidio con Marco Pannella, ma rimase sempre a capo della rassegna mattutina. Storiche sono anche le sue lunghissime discussioni con Marco Pannella durante la domenica pomeriggio, che finivano anche in invettive dai toni accesi lanciate dal leader dei Radicali. Su tutti si ricorda la discussione nel 2009 in cui Bordin, perdendo le staffe come mai nella sua carriera, minacciò di andarsene dalla trasmissione.

Giornalista un po' anomalo nel rapporto con la scrittura, non si è mai dedicato alla scrittura di libri, in quanto, per carattere, era tanto chiaro nel raccontare i fatti del mondo quanto schivo nel rendere noti i suoi pensieri e la sua storia personale. L'unica avventura scritta è stata una rubrica chiamata "Bordin Line" su "Il Foglio" dell'amico Giuliano Ferrara, in cui i lettori apprezzavano lo stile tagliente, ironico e dissacrante del giornalista radiofonico.

Con destino beffardo, Bordin se n'è andato via pochi giorni prima della fine della radio alla quale legò la sua intera carriera. Il sottosegretario con delega all'editoria, Vito Crimi, ha infatti annunciato lunedì che Radio Radicale non godrà più del finanziamento pubblico a partire dal 21 maggio e sarà quindi costretta a chiudere. E proprio Crimi, con un tweet il giorno dopo, ha lasciato un saluto alla memoria del giornalista che, se non fosse morto adesso, avrebbe comunque perso presto la voce.

Federico Norberto Quagliuolo

[18.4.2019 - 18:02]



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