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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

"Assalti Frontali"

Un brano per l'insegnante che si batteva
per una scuola pubblica più accogliente

Simonetta Salacone


«Si ricordi a San Basilio la scuola non può niente! Lei rispose: signora, ha sbagliato mestiere. Una scuola può tutto, glielo farò vedere! La scuola è di tutti». Pochi versi per riassumere la missione di Simonetta Salacone. Insegnante, educatrice e dirigente scolastica della scuola elementare "Iqbal Masih" nell'ex 126° Circolo Didattico Statale di Roma (oggi istituto comprensivo formato da sei plessi a lei dedicato) di Via Ferraironi, nei quartieri Centocelle, Villa De Sanctis e Torpignattara. A lei e alla sua battaglia per una scuola pubblica, accogliente e inclusiva è dedicato, a due anni dalla sua scomparsa avvenuta il 26 gennaio 2017, il nuovo brano del gruppo Assalti Frontali con la partecipazione di Filippo Andreani alla voce e Stefano Vicarelli al pianoforte.

Presentato ufficialmente al Maxxi il 18 aprile e diffuso in rete il giorno seguente, "Simonetta" è uno storytelling rap che rievoca la persona, il pensiero e l'azione della dirigente scolastica che ha insegnato per oltre quarant'anni vivendo la scuola come impegno civile. «Quando è venuta a mancare - racconta Militant A, voce degli Assalti Frontali - ho pensato di raccontare la sua storia e la sua idea di scuola soprattutto a quanti non l'avevano conosciuta, ai bambini e ai ragazzi, perché il tempo passa e la memoria si cancella. Un modo per tramandare la sua esperienza ai non addetti ai lavori, per farli riflettere sul fatto che, come diceva lei, una scuola può tutto».

Una lunga cavalcata nella vicenda umana e professionale dell'insegnante. Dall'infanzia segnata dalla perdita del padre e dall'educazione opprimente e classista delle suore, passando per le prime esperienze da insegnante in una scuola di trincea fatta da colleghi e dirigenti sfiduciati e senza più passione per il proprio mestiere. Ad accompagnare l'ascoltatore nella storia, oltre alle rime di Militant A, una giovane maestra che nel videoclip, per la regia di Stefano Cormino, si muove per le vie del quartiere incrociando luoghi e storie come il rogo in cui, nel maggio 2017, persero tragicamente la vita Elisabeth, Francesca e Angelica Halilovic, tre sorelle di 4, 8 e 20 anni. «Un momento tragico - ricorda - a cui la comunità ha saputo reagire bene stringendosi intorno alla comunità rom. È avvenuto a 200 metri da uno degli istituti, tutti i bambini uscirono con fiori e disegni per manifestare la propria vicinanza».

Un incontro, quello tra Militant A e Simonetta, avvenuto tra i banchi. «Ho avuto la fortuna - racconta - di averla come dirigente della scuola dei miei figli al Casilino 23 e di vedere con i miei occhi il modello di scuola che lei faceva. Una scuola aperta che valorizzava veramente tutte le risorse a disposizione. Simonetta mi ha cambiato lo sguardo sulle cose, era una super donna che ha fatto la storia della scuola pubblica a Roma e in Italia, ha cresciuto generazioni di ragazzi». Una scuola 'rivoluzionaria', contestata in patria ma presa a modello all'estero, che faceva dell'inclusione e della democrazia il suo cavallo di battaglia. «Fu una delle prime a sperimentare il tempo pieno già dai primi anni Ottanta, ad aprire la scuola anche ai bambini sordi perché non dovessero andare per forza nelle scuole speciali. La sua era una scuola attrattiva, che metteva al centro i ragazzi. Una scuola aperta per e un punto di riferimento culturale per il territorio».

Anche, e soprattutto, quando il territorio è una periferia dove la vita è tutt'altro che semplice e spesso in preda a richiami razzisti e xenofobi. «Le cose cambiano e non sempre in meglio. La scuola è una comunità che si rinnova ogni anno, la nostra sfida è anche affrontare quello che succede. Basta pensare a quanto successo a Torre Maura, per esempio. L'episodio di intolleranza nei confronti dei Rom e quel ragazzo, Simone, un figlio del quartiere che ha detto chiaro e tondo 'nessuno deve restare indietro'. Ecco, per me Simone è un 'figlio' di Simonetta Salacone. La scuola e i ragazzi delle scuole stanno molto più avanti della società. Loro vivono già la dimensione di eguaglianza e fraternità. C'è ancora speranza».

Quale antidoto migliore, allora, di una scuola in cui si impara a vivere fianco a fianco, anche e soprattutto nelle diversità? «La diversità - secondo Simonetta Salacone - è la vita. È impensabile che la vita non sia diversità. Non c'è altro antidoto alle guerre, che si nutrono di ingiustizie e di disuguaglianze, che la promozione di relazioni di amicizia e di collaborazione, di incontro e di accettazione reciproca. Dove, meglio che nella scuola di questo può diventare realtà?»

Valentina Ersilia Matrascia

[23.4.2019 - 18:01]



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