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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
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Serie A

Bagarre Champions League
Cinque squadre in quattro punti


Solo quattro punti separano l'Atalanta, quarta in classifica, dalla Lazio, ottava. I matematici li chiamano 'forbice dittale stretta', per i tifosi sono l'unico motivo per guardare le ultime partite di una Serie A che altrimenti non avrebbe più niente da dire ai piani alti. La Juventus ha cucito sul petto l'ottavo scudetto consecutivo prima di Pasqua e per il Napoli la matematica partecipazione alla prossima Champions League è soltanto una formalità. Anche l'Inter, al momento terza in classifica, dovrebbe essere certa della qualificazione nell'Europa delle grandi, salvo clamorosi stravolgimenti.

L'attenzione, allora, è tutta per la lotta per il quarto posto. Se lo contendono in cinque: Atalanta, Roma, Torino, Milan e Lazio. Tutte hanno lasciato per strada match point importanti e (quasi) tutte hanno, al contrario, dimostrato personalità negli scontri con formazioni attrezzate quanto se non più di loro.

A quattro giornate dalla fine del campionato, è l'Atalanta a occupare l'ultimo posto valido per l'accesso in Champions League. E, a onor del vero, a meritarselo più di tutte, sarebbe proprio la squadra di Gianpiero Gasperini, a quota 59. La Dea, però, in caso di arrivo a pari punti con il Milan, è in svantaggio negli scontri diretti. I bergamaschi non sono attesi da sfide facili. Il Genoa, come detto sopra, ha ancora bisogno di qualche punto per la salvezza matematica, lo scontro diretto con la Lazio è l'ultima chiamata Champions per la squadra di Inzaghi e, come se non bastasse, alla penultima giornata l'Atalanta è attesa a Torino da una Juventus già campione d'Italia, ma che ha voglia di festeggiare adeguatamente lo scudetto con i suoi tifosi, per l'ultima dell'anno all'Allianz Stadium. La Dea, inoltre, potrebbe essere distratta dalla finale di Coppa Italia, in programma il 15 maggio all'Olimpico contro quella stessa Lazio incontrata dieci giorni prima. Gasperini ha già detto di voler lottare su entrambi i fronti, spinto da una squadra che gioca a memoria, dalla classe del Papu Gomez e di Ilicic e da un morale alle stelle. L'Atalanta non è mai stata così grande, come dimostrano i successi di prestigio contro il Napoli al San Paolo e contro la Juventus in Coppa Italia e i pareggi di carattere contro la Roma - sia all'andata che al ritorno - e sempre contro la Juventus nell'andata di campionato all'Atleti Azzurri d'Italia. A pesare sulla classifica finale, però, potrebbero essere proprio i punti persi contro le piccole, ultimi tra tutti quei due lasciati a Empoli alla trentaduesima giornata, e l'avvio a rilento, con le sconfitte contro il Cagliari, la Spal, la Fiorentina e la Sampdoria tra la terza e l'ottava giornata di campionato.

L'avversaria più accreditata per soffiare ai bergamaschi la Champions League in zona Cesarini è proprio la Roma. Nel complesso, il calendario sorride ai giallorossi che incontreranno un Genoa ancora non sicuro della salvezza ma con un rassicurante +6 sulla terzultima, una Juventus ormai in ciabatte e Sassuolo e Parma ormai senza più stimoli. La sostituzione in panchina di Eusebio Di Francesco con Claudio Ranieri nel complesso si è rivelata efficace, al netto del tonfo contro il Napoli per 1-4 e della sconfitta con la Spal alla ventinovesima giornata. Spal che, peraltro, all'andata era uscita dall'Olimpico a bottino pieno, vincendo 0-2. Va detto, però, che, tra marzo e aprile, per assicurarsi la salvezza, i ferraresi si sono presi persino il lusso di rinviare la festa scudetto della Juventus. Adesso, la Roma deve continuare a vincere e sperare che lo psicodramma del Milan duri fino a fine campionato. Con un grandissimo rimpianto: quel 2-2 contro il Cagliari con Florenzi e compagni in vantaggio per 0-2 a dieci minuti dalla fine e con i sardi addirittura in nove per le espulsioni di Ceppitelli e Srna. Quei due punti buttati sarebbero stati un prezioso margine di sicurezza. Invece, nella classifica finale potrebbero pesare come macigni. Anche perché, in caso di arrivo in parità con il Milan, i giallorossi avrebbero gli scontri diretti a sfavore. Con l'Atalanta, invece, sarebbe necessario guardare la differenza reti che, al momento, sorride nettamente alla Dea (24 a 15).

Non spettacolare come l'Atalanta, ma con un gioco quadrato e con schemi lineari ed efficaci. Con queste caratteristiche il Torino di Walter Mazzarri non smette di credere alla Champions e, a quattro giornate dalla fine, vuole provare l'assalto al quarto posto, magari scippandolo alle "grandi". Il calendario, però, chiede uno sforzo importante. A cominciare dal derby con la Juventus alla prossima giornata. Vero che i bianconeri non hanno più motivazioni, ma una stracittadina non è mai una partita banale, soprattutto per l'orgoglio. Inoltre, il Torino non vince in casa della Juventus da più di venti anni e, dal 1995, ha battuto la Vecchia Signora soltanto una volta, nel 2015, quando i pensieri di Chiellini e compagni erano tutti rivolti alla finale di Champions League contro il Barcellona. Dopo il derby, soltanto la sfida con il Sassuolo è tranquilla sulla carta. Poi i granata sono attesi da un Empoli che cercherà fino all'ultimo un miracolo per non retrocedere e lo scontro diretto con la Lazio all'ultima giornata. La squadra di Mazzarri, al di là del commovente animo, sembra già andata oltre le sue potenzialità. Se c'è un rimprovero che si può muovere a questo Torino è di aver buttato troppe occasioni con i pareggi con l'Udinese (alla quarta giornata), il Bologna (alla nona), il Cagliari (alla tredicesima), il Sassuolo (alla diciassettesima), la Spal (alla ventiduesima), il Parma (alla trentunesima) e di nuovo il Cagliari (alla trentaduesima). Ben quattordici punti in più che avrebbero proiettato Belotti e compagni a quota sessantasette, a tre lunghezze dal Napoli secondo e sopra di cinque rispetto all'Inter. Ma questa è fantascienza.

Per un Torino in forma straripante, c'è un Milan in crisi di nervi. La squadra di Gennaro Gattuso è reduce dalla sconfitta nello scontro diretto proprio contro i granata di Mazzarri, partita durante la quale Romagnoli e compagni sono sembrati molli fisicamente e svuotati mentalmente. Il ritardo sul quarto posto è solo di due punti, Atalanta permettendo. Ma non basta un calendario favorevolissimo a rassicurare i tifosi. Ad aspettare i rossoneri Bologna e Frosinone in casa e Spal e Fiorentina in trasferta. I rossoblù e i ferraresi sono già praticamente salvi, i ciociari sono quasi certi della retrocessione e i viola non hanno più niente da chiedere al campionato. Sulla carta, quindi, è difficile immaginare un Milan che non faccia bottino pieno. Inoltre, il "Diavolo" può contare su un singolare vantaggio: in caso di arrivo a pari punti con una diretta concorrente, a eccezione del Torino, in Champions andrebbero i rossoneri, in virtù degli scontri diretti a favore. Il problema della squadra di Gattuso, dunque, è di mentalità. Da un probabile aggancio al terzo posto e poi lo stop nel derby con l'Inter, sono arrivate altre tre sconfitte con Sampdoria, Juventus e Torino e due pareggi con Udinese e Parma, entrambi da situazioni di vantaggio. Nel mezzo, la vittoria risicata con la Lazio, per un totale di cinque punti in sette partite. Troppo poco per una squadra che ambisce all'Europa dei grandi. In più, sul morale influisce l'uscita dalla Coppa Italia - competizione assolutamente alla portata del Milan - per mano di quella stessa Lazio battuta pochi giorni prima in campionato. I nervi sono tesi, i gol di Piatek non arrivano e la panchina di Gattuso traballa. Il quarto posto che fino al mese scorso sembrava in cassaforte adesso non è più così al sicuro. Anzi.

Non ancora matematicamente fuori dalla lotta Champions League non per suoi meriti, ma per demeriti altrui. La grande delusa di questa corsa all'Europa che conta è la Lazio di Simone Inzaghi. I biancocelesti pagano la stagione sottotono di Milinkovic Savic e la scarsa vena realizzativa di Ciro Immobile nella fase calda del campionato. Non stupisce, dunque, che, tra Olimpico e trasferte, il gioco spumeggiante proposto in campo nelle scorse stagioni non si sia visto. La Lazio resta comunque padrona del suo destino fino alla fine, potendosi giocare gli scontri diretti con l'Atalanta alla prossima giornata e con il Torino alla trentottesima. Nel mezzo, le partite con Cagliari e Bologna già praticamente salvi. Il morale è salito un po' dopo la vittoria in semifinale di Coppa Italia contro il Milan, ma, in campionato, le bestie nere sono state troppe. Tra il fanalino di coda Chievo e le squadre di medio-bassa classifica Sassuolo, Genoa e Spal, la Lazio ha perso ben quindici punti. È una fortuna che anche le dirette concorrenti per la Champions abbiano sprecato così tanti match point. In questa fase della stagione, dunque, per Inzaghi si pone un grosso dilemma: meglio continuare a lottare su due fronti o concentrarsi sulla finale di Coppa Italia, per portare a casa un trofeo che a marzo sarebbe stato inaspettato? Difficile rispondere. Nel caso di vittoria in finale dei biancocelesti, proprio contro quell'Atalanta da sfidare tra una settimana in campionato, verrebbe confermata la grande legge del calcio italiano da qualche anno a questa parte: il bel gioco attira gli applausi di tifosi e commentatori sportivi, ma ad aggiudicarsi i trofei sono le squadre che giocano in modo "brutto e rognoso".

Michela Curcio

[30.4.2019 - 16:20]



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