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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
Fondazione Terzo Pilastro
IL MASTER GERENZA CONTATTI

Wimbledon /1

Chi vincerà il torneo?
I favoriti sono i Fab 3


Novak Djokovic che scrive il suo nome per la quinta volta nell'albo d'oro. Roger Federer che infrange l'ennesimo record della sua immensa carriera e sale a quota nove sull'erba più prestigiosa del mondo. Rafael Nadal che smentisce chi lo definisce "terraiolo" e torna ad alzare il trofeo nove anni dopo l'ultima volta e undici dopo quella memorabile finale del 2008.

A meno di clamorosi colpi di scena, Wimbledon avrà uno di questi tre finali. Molto probabilmente, anche quest'anno "il torneo dei sogni" sarà portato a casa da uno dei Fab 3. Una sinfonia che prosegue ininterrotta dal 2003, eccezion fatta - anche se per molti neanche si può definire eccezione - per i due trionfi (2013 e 2016) del beniamino di casa, quell'Andy Murray che per spezzare il dominio dei Fab 3 ci ha rimesso un'anca e che, al momento, si dedica soltanto ai tornei in doppio. Adesso che si entra nella fase calda del torneo, quindi, sarà più interessante che mai valutare la forma psicofisica dei soliti tre protagonisti.

Djokovic difende il titolo. Nel primo turno con Philipp Kohlschreiber ha perso il servizio nel primo game del primo set e lo ha subito recuperato grazie ai regali del tedesco nel suo successivo turno di battuta. Da quel momento in poi, è stato pseudo-monologo serbo, nonostante il numero 1 del mondo non sembrasse al top della forma. Molto più convincente il Nole che ha affrontato Denis Kudla. Nelle fasi finali del terzo set, sembrava quasi che si divertisse a provare colpi a effetto, variazioni di gioco, palle corte e rovesci semi-impossibili, per testarsi e, perché no, anche per testare il campo. Feeling ristabilito? Macché. Nel terzo turno contro il giovanissimo polacco Hubert Hurkacz, Djokovic ha addirittura lasciato un set per strada, complice un avversario con un ottimo servizio e con il coraggio di provare dritti e rovesci lungolinea. Durante la partita Nole è sembrato nervoso e falloso e quella solidità difensiva che è il suo marchio di fabbrica ha scricchiolato in più e più occasioni. Contro un avversario più esperto, non è detto che il serbo possa portare il match a casa. Già al Roland Garros Djokovic, nonostante la sua innata resilienza in campo, aveva ceduto contro il "terraiolo" Dominic Thiem al quinto set. A Wimbledon è difficile pensare che qualcuno possa realmente impensierirlo prima della finale - vista la moria di teste di serie nella parte alta del tabellone - ma se all'ultimo atto dovesse arrivarci uno tra Federer, Nadal e l'italiano Matteo Berrettini, sicuri che Nole parta favorito?

Dal lato opposto, Federer insegue il sogno, ma deve scendere a compromessi con l'età. Niente campanelli d'allarme, per il momento, se non quel primo set gentilmente concesso in omaggio al sudafricano Lloyd Harris al primo turno. Il Roger che quest'anno spesso e volentieri calca il Centrale di Wimbledon, però, in alcuni momenti dà l'impressione di essere stanco. Al terzo turno contro Lucas Pouille, lo svizzero ha dovuto salvare due palle break nel primo set e una palla del controbreak al secondo, con il francese che ha successivamente capitalizzato la seconda occasione per accorciare le distanze. Magra consolazione, visto che quello specifico set è terminato 6-2, però la sensazione è che avversari più cinici possano impensierire per davvero un Federer forse affaticato dall'aver giocato, per la prima volta dopo quattro anni, l'intera stagione sulla terra rossa. I tifosi hanno ringraziato: Roger ha fermato il tempo a Roma, vincendo due match in un giorno prima del ritiro e ha regalato ai parigini l'atto XXXIX del Fedal in semifinale in un Roland Garros sempre più feudo nadaliano. Prima di Wimbledon, poi, l'elvetico ha conquistato la tanto agognata decima ad Halle, ma, nel torneo (che si gioca alla meglio di due su tre), ha lasciato per strada un set a Jo-Wilfried Tsonga e uno a Roberto Bautista Agut. Dagli ottavi in poi, le insidie per Federer aumenteranno. A cominciare dal nostro italiano Matteo Berrettini, reduce da una maratona di cinque set con David Schwartzman, ma fortissimo al servizio, solido nella mentalità e molto promettente anche a rete. Poi, un eventuale quarto con uno tra Kei Nishikori e Michail Kukushkin, una semifinale molto probabilmente con Nadal e, in caso di finale, la supersfida con Djokovic. La strada per la nona è lastricata di pericoli.

E poi c'è quel Rafael Nadal, mina vagante - si fa per dire - del torneo e più che mai in forma straripante. Il maiorchino si era lamentato per un sorteggio che lo vedeva affrontare, rispettivamente al secondo e al terzo turno, gente del calibro di Nick Kyrgios - suo nemico giurato in un circuito tennistico sempre più politically correct - e quello Tsonga, specialista dell'erba, di cui sopra. Risultato? Con l'australiano Rafa ha dato vita a una partita che, salvo big match tra semifinali e finale, sarà ricordata come la più bella di Wimbledon 2019. Primo set di rodaggio escluso, i due hanno dato vita a una vera e propria battaglia, ricca di provocazioni, ritardi nei turni di servizio, polemiche con il giudice di linea, ma anche dritti al fil di cotone, rovesci morti splendidamente sul lungolinea, palle corte da antologia e seconde di servizio sparate senza paura a 250 km orari. Kyrgios ha vinto il secondo set, per poi arrendersi al tiebreak sia nel terzo che nel quarto. Con Tsonga, invece, Nadal ha suonato tutt'altra musica. In tre set Rafa ha lasciato al francese la miseria di sette game, accreditandosi - se mai ce ne fosse stato bisogno - come l'uomo pronto a ribaltare la sinfonia elvetica della parte bassa del tabellone. L'unico dubbio? Sembra quasi blasfemo da scrivere, ma i numeri dicono che, tra i Fab 3, Nadal è quello con meno "pedigree erbivoro". Negli anni, a Wimbledon ha perso con avversari tutt'altro che blasonati come Gilles Muller (nel 2005 e nel 2017), Lukas Rosol (nel 2012), Steve Darcis (al primo turno nel 2013) e Dustin Brown (nel 2015). Se c'è uno più a rischio di upset a partire dagli ottavi, la storia direbbe che l'indiziato numero 1 è proprio il mancino di Manacor.

Michela Curcio

[9.7.2019 - 17:14]



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