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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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IL MASTER GERENZA CONTATTI

Serie A

Inter, Napoli e le romane
prime rivali della Juve


Larghe vittorie, partite pirotecniche, tonfi meno inaspettati di quanto si possa pensare: la Serie A è ripartita alla grande. E la caccia alla Juventus, regina incontrastata in Italia da otto stagioni, è già cominciata.

Se le premesse estive dovessero essere confermate da un autunno altrettanto positivo, sarà l'Inter la candidata più accreditata a spodestare dalla vetta la "Vecchia Signora". Rispetto allo scorso campionato, i nerazzurri hanno cambiato tutto ciò che si poteva cambiare. In panchina si è seduto Antonio Conte, ex allenatore della Juventus dal 2011 al 2014 - anni in cui ha vinto tre scudetti. È vero, a Milano si è sentito qualche mugugno all'arrivo di un "gobbo". Tutto dimenticato, però, dopo il roboante 4-0 che l'Inter ha rifilato al Lecce nel primo Monday night della stagione, seguito dal sofferto 2-1 contro un Cagliari sulla carta molto temibile. Schierati con il 3-5-2 di fabbrica "contiana", i nerazzurri hanno creato gioco soprattutto sulle fasce, con Asamoah e Candreva che sembrano già rivitalizzati dopo lo scorso deludente campionato. Notevoli anche i movimenti in avanti di Lukaku, già a segno due volte e perfettamente ambientatosi nel ruolo di punta di peso nell'attacco interista. A legare i reparti, un centrocampo di sostanza, con interpreti che non rinunciano alle incursioni sotto porta, come ha dimostrato il gol del momentaneo 1-0 contro il Lecce segnato da Brozovic. La neonata Inter di Conte sorprende per la capacità con cui sembra essersi già reinventata, nonostante gli stravolgimenti in rosa e in panchina. Perisic, Nainggolan e Icardi hanno lasciato Milano, destinazione - rispettivamente - Monaco di Baviera, Cagliari e Parigi. Per sopperire alle pesanti partenze, a Milano sono arrivati, tra gli altri, il promettente centrocampista italiano Barella (dal Cagliari), l'esperto difensore Godin (dall'Atletico Madrid), l'ex Sassuolo Sensi e, dal Manchester United, la coppia d'attacco Sanchez-Lukaku. Molti volti nuovi, per avviare una rivoluzione in campo e fuori. Con il giusto mix di giovani vogliosi e veterani di qualità, il rodaggio dei nuovi schemi potrebbe essere più veloce del previsto.

Nella corsa allo scudetto, sarebbe sbagliato sottovalutare anche il Napoli di Ancelotti. Al contrario dei nerazzurri, i partenopei non hanno stravolto la rosa, né hanno cambiato allenatore. Conclusosi positivamente il tormentone di mercato Lozano - con il messicano già a segno contro la Juventus - è arrivato un rinforzo pesante in attacco: Fernando Llorente, mentre dalla Roma è arrivato Manolas, tra i difensori più forti del campionato italiano. Per il Napoli, la prima di campionato è stata thriller. Il 4-3 in casa della Fiorentina ha tenuto i tifosi con il fiato sospeso fino all'ultimo. Ancora più da montagne russe la sconfitta per 3-4 a Torino contro la Juventus. In triplo svantaggio, i partenopei hanno rimontato in quindici minuti e hanno capitolato soltanto in pieno recupero per uno sfortunato autogol di Koulibaly. Al di là degli errori arbitrali e dei sette gol su due partite incassati dalla difesa, la squadra è apparsa determinata e pronta a dire la sua fino alla fine. L'intesa tra Mertens, Insigne e Callejon è rimasta immutata, l'adattamento al campionato italiano di Lozano è già cominciato e, una volta rodata, la coppia di centrali Manolas-Koulibaly darà filo da torcere a qualsiasi centravanti.

Tra le big della Serie A anche Lazio e Roma, già reduci da un derby con due gol (uno per parte) e sei pali. Nonostante le tentazioni del mercato estivo, il presidente Lotito è riuscito a trattenere tutti i top player - da quelli in campo (Milinkovic Savic e Immobile) a quello in panchina (Simone Inzaghi, alla sua quarta stagione alla guida della Lazio). Al netto di Lazzari dalla SPAL, non sono arrivati acquisti di rilievo, ma la squadra che si è vista contro la Sampdoria è sembrata rinfrancata soprattutto nello spirito. Nel netto 3-0 rifilato ai blucerchiati, i biancocelesti sono apparsi già in forma e più compatti nei reparti rispetto alla scorsa stagione. Se la condizione atletica dovesse restare tale anche in autunno, la Lazio potrebbe essere la mina vagante di una Serie A un po' più incerta del solito.

Dall'altra parte del Tevere, invece, i cambiamenti sono stati notevoli. Di Francesco ha lasciato la panchina giallorossa e al suo posto, è arrivato Fonseca, ex allenatore dello Shakhtar Donetsk. Un offensivista per un altro offensivista, con il risultato che, nel 3-3 contro il Genoa di Andreazzoli, a notarsi sono state le defaillances difensive. Venduto Manolas alla diretta concorrente Napoli, la società ha individuato in Smalling quel centrale altrettanto affidabile e che dà più garanzie in tempi brevi dell'altro acquisto estivo Mancini. Tra le buone notizie, gli acquisti - al netto di infortuni - di due validi terzini come Spinazzola (dalla Juventus) e Zappacosta (dal Chelsea), di un portiere come Pau Lopez in sostituzione di Olsen e di Veretout a centrocampo. In attacco è rimasto Edin Dzeko, uno che ormai conosce il campionato italiano e che, pur non segnando, è utile per il gioco di sponda, per l'esperienza internazionale e la personalità. Al suo fianco, due centravanti di qualità come l'armeno Mkhitaryan dall'Arsenal e il croato ex Milan Kalinic. Al contrario della Lazio, la Roma è un cantiere aperto, ma se Fonseca dovesse trovare la giusta strategia per valorizzare la rosa a sua disposizione, anche i giallorossi potrebbero dire la loro per la lotta Champions.

Chi è chiamata all'esame di maturità è l'Atalanta di Gasperini. La vittoria in rimonta sulla SPAL per 3-2 non aveva cancellato le lecite incognite sulla condizione psico-fisica dei bergamaschi. La sconfitta con il Torino per 2-3 ha riacceso i campanelli d'allarme. Quest'anno la "Dea" sarà impegnata nella doppia competizione campionato/Champions League, con il rischio di disperdere energie. Per questo, per il tecnico nerazzurro sarà necessario che gli automatismi che tanto hanno avuto successo nei precedenti tre anni non lascino spazio alla paura di essere diventati grandi. L'acquisto di Muriel ha portato ulteriore verve in attacco, come ha dimostrato la doppietta rivelatasi decisiva per avere la meglio sulla SPAL. Il suo compagno di reparto Zapata non sembra però disposto a lasciarsi rubare il posto da titolare ed è già a quota due nella classifica marcatori, con la doppietta contro il Torino. A Bergamo, inoltre, sono rimasti sia Ilicic che il Papu Gomez, due giocatori dai piedi educati e dalla buona personalità. Se sul mercato, i bergamaschi potevano muoversi meglio, la speranza è che la voglia di stupire spinga la squadra ulteriormente oltre i limiti.

Rispetto all'anno scorso, la sorpresa della Serie A potrebbe essere la Fiorentina di Montella. Con il cambio di proprietà e l'arrivo a Firenze dell'istrionico presidente Commisso, la campagna acquisti viola ha preso il volo. Boateng, Badelij, Pulgar, Lirola, Dalbert e, soprattutto, l'ex Bayern Monaco Franck Ribery: nomi che, insieme alla stella Federico Chiesa, sono promessa, per i tifosi, di un campionato scoppiettante. Con questa rosa, la Fiorentina potrebbe tranquillamente puntare a un posto in Europa League, a patto che le promesse di calcio offensivo di Montella non prendano una deriva eccessivamente zemaniana. Perché se il 3-4 contro il Napoli può essere giustificato, contro il Genoa era lecito aspettarsi di più di un altro flop. Continuare a prendere troppi gol anche in autunno potrebbe rivelarsi un problema non da poco.

È alto, al contrario, il pericolo flop per il Milan di Giampaolo. Prima la deludente sconfitta per 0-1 in casa dell'Udinese. Poi la risicata vittoria per 1-0 in casa contro il neo-promosso Brescia. A prescindere dai punti raccolti nelle prime due giornate di campionato, la squadra sembra ancora un cantiere aperto. Nonostante il ritorno in società di due bandiere come Maldini e Boban, mancano una programmazione chiara e una reale consapevolezza di quanto la rosa non sia all'altezza delle prime della classe. Dopo la rinuncia a giocare l'Europa League, l'intera estate è proseguita senza sussulti di mercato. Al netto di Theo Hernandez (già ai box), non è arrivato nessun acquisto a scaldare il cuore dei tifosi. Bennacer, Krunic, Duarte e Leao non sembrano essere quei top player ai quali il Milan chiede il salto di qualità, mentre Giampaolo, nonostante gli indizi raccolti nel pre-campionato, sembra ancora in totale confusione sul sistema di gioco da adottare. A gettare ulteriore benzina sul fuoco, le polveri bagnate di Piatek. A Brescia il polacco è partito dalla panchina, è entrato in campo al sessantesimo e soltanto la goal line technology gli ha negato il gol. Per questo inizio di campionato, Giampaolo si aspettava che il suo Milan mostrasse un gioco offensivo e la voglia di aggredire l'avversario. Risultato? Contro l'Udinese zero tiri nello specchio della porta. Per la prima in casa contro il Brescia, una vittoria con solo un gol di scarto. Non esattamente i migliori auspici per il resto della stagione.

Michela Curcio

[10.9.2019 - 15:51]



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