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a cura della Scuola di giornalismo Suor Orsola Benincasa
in convenzione con l'Ordine Nazionale dei Giornalisti

 
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Irlanda

Dublino, città di suggestioni
Qui convivono arte, letteratura e storia


Lo sfondo rosa, il tappeto a macchie verdi e blu. Seduto al centro della stanza, un uomo senza volto, il profilo appena accennato, le tinte fosche che caratterizzano chi si nasconde dietro ai colori per non essere riconosciuto, l'ombra nera inquietante e claustrofobica. È Francis Bacon, o meglio, è l'autoritratto che il famosissimo pittore irlandese ha lasciato in eredità alla sua città e, precisamente, alla Hugh Lane Gallery, in Parnell Square North, nel cuore di Dublino.

Seated figure and Carpet è il fiore all'occhiello all'interno di un'avveniristica struttura che raccoglie nuove opere ogni anno, da quel 1908 in cui il mecenate Hugh Lane si rifiutò di donare le sue collezioni a Londra e decise che anche la fredda e grigia Dublino doveva avere la sua prima galleria d'arte moderna e contemporanea. Una dichiarazione d'indipendenza culturale, un'ispirazione per la politica. Cinque anni dopo, il "Dublin lockdown", il primo sciopero sindacale della storia d'Irlanda. Nel 1916, la Easter Rising. Il momento in cui la richiesta di emancipazione superò il confine delle leggi e divenne insurrezione borderline romantica e poetica. Non a caso, a guidare la rivolta un poeta-insegnante, Patrick Pearse. Con Hugh Lane non si conobbero mai. Sarebbero andati molto d'accordo.

Anche la letteratura è di casa su Parnell Square North. A pochi passi dalla Hugh Lane Gallery, c'è una casa in stile georgiano, con la tipica porta nera e mattoni bordeaux che sembrano incastonati. Il Dublin Writers Museum è un elogio al pantheon di scrittori dublinesi che, con i loro racconti e le loro poesie, hanno segnato la stagione più felice per la cultura irlandese. Oscar Wilde era morto da pochi anni, non senza aver scritto prima il commovente e straziante De Profundis. James Joyce lavorava a Gente di Dublino e all'Ulisse, ma era già profeta lontano dalla patria. A Foxrock, il piccolo Samuel Beckett è ancora un bambino appassionato di cricket, non sa che diventerà un drammaturgo da Premio Nobel. A lui appartiene il telefono a rotella che capeggia nella sala principale del museo. Alle pareti delle varie stanze, i volantini delle soirée inaugurali de Il ventaglio di Lady Windermere e de Un marito ideale. All'ingresso, la faccia di Oscar Wilde ad accogliere i turisti. All'uscita, una copia risalente al 1804 de I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift. Un cadeaux a sorpresa per salutare chi vuole portarsi nel cuore la cultura irlandese.

Costeggiando il Garden of Remembrance, la statua Children of Lir ricorda agli irlandesi - con rabbia e con un pizzico di amarezza - i soprusi perpetuati dalla colonizzatrice Gran Bretagna negli anni in cui serviva manodopera al fronte. O meglio, soldati pronti a morire alla Somme o a Verdun. Per un paese estraneo, non per la patria. Poi la passeggiata su O'Connell Street, il gorgogliare del fiume Liffey che passa sotto O'Connell Bridge e il garrito degli affamati gabbiani che volano sopra Westmoreland Street.

Lì dove per molti è lasciarsi attrarre dalle luminose vetrate dello Starbucks più grande d'Irlanda, per chi ha un'istintiva predilezione per il turismo culturale è impossibile non notare la facciata rigorosa ed elegante del Trinity College. L'università più antica del paese. Un luogo istituzionale solo in apparenza. Perché varcato il Front Arch, non c'è più politica, c'è solo storia. La statua del Rettore George Salmon che si oppose all'ingresso delle donne nel college fino alla sua morte nel 1904 e alla cui memoria, oggi, brindano con scherno le laureande che hanno superato i quattro anni più lunghi della loro vita. La sfera di Pomodoro che abbellisce l'ingresso della Berkeley Library, dedicata al filosofo empirista e rifugio degli studenti di storia e di giurisprudenza. Book of Kells, il manoscritto miniato in ogni sua minima lettera e più piccolo di quanto ci si possa aspettare, realizzato da monaci amanuensi irlandesi nel nono secolo. Ma, soprattutto, l'iconica Old Library, dove Harry Potter, Ron e Hermione si esercitavano nella magia. E dove i Trinity alumni possono entrare senza pagare il non così economico biglietto di 14 Euro. È forte l'odore inebriante degli oltre duecentomila volumi antichi stipati sopra scaffali in legno di quercia che scendono a cascata per tutta la stanza. A sorvegliare la prestigiosa collezione, quattordici busti in marmo bianco. Tra i volti, spiccano quelli di Socrate, Platone, Aristotele, Edmund Burke e Jonathan Swift. Un perfetto mash-up tra cultura irlandese e tradizione greco-romana. Nel cuore della Long Room, l'arpa che si dice appartenesse a Brian Boru, il Giuseppe Garibaldi d'Irlanda, il vincitore della battaglia di Clontarf, nel 1014. Il momento in cui è nata l'Eire. Non come stato-nazione - i tempi non erano maturi - ma come identità, come storia, come letteratura. Come forma mentis culturale.

Michela Curcio

[10.9.2019 - 16:22]



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